Miss, mia cara miss

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di Renato Covino

Così iniziava una gag d’avanspettacolo di Totò. La stessa gag è applicabile alle preselezione tuderte del concorso di Miss Italia. Il seguito della canzoncina recitava “facciamo il bis di quello che tu sai”. E, infatti, si è ripetuta la cattiva figura dello scorso anno quando al Teatro comunale si sono tenute il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, le selezioni per le candidate al titolo di più bella d’Italia. Quest’anno alla richiesta d’integrità morale delle candidate, faceva da pendant la presenza dei non proprio raccomandabili Lele Mora e Fabrizio Corona nella commissione giudicatrice. La manifestazione, complice la stagione, si svolgeva non al chiuso, ma in piazza, bloccata da un mega palco che addirittura inizialmente chiudeva l’ingresso alla farmacia, tant’è che si è dovuto smontalo e rimontarlo. Il tutto, a giudicare dalle foto, si è risolto in un flop. C’era poca gente, per non dire solo gli ospiti d’onore e qualche curioso. Per l’amministrazione era presente il vice sindaco leghista Ruspolini. Ha vinto una ragazza originaria del Marocco (lo scorso anno la prima classificata era una cubana), alla faccia della territorialità e del “prima gli italiani”. La cosa più divertente è stato tuttavia l’atteggiamento dell’amministrazione comunale. Il Municipio ha dato il patrocinio, concesso un contributo di 2000 euro e garantito il montaggio del palco e altre strutture logistiche. La motivazione di tali “provvidenze” è stata il fatto che la manifestazione attirava pubblico. Ancor più divertenti le dichiarazioni in Consiglio comunale del sindaco Ruggiano che ha dichiarato che l’evento non era nelle corde dell’amministrazione e consigliava ai suoi concittadini di andare al mare. Ma allora perché il patrocinio, la piazza, il contributo e la logistica? Resipiscenza o schizofrenia? Forse preveggenza: intuiva che a turisti e concittadini non importava poi molto veder sfilare belle ragazze. Insomma soldi buttati dalla finestra.

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