A proposito della Manifestazione NO TAV di Torino

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L’8 dicembre a Torino hanno sfilato 60.000 persone contro la Tav. Da una parte è la riposta ai 30.000 manifestanti che si sono mobilitati a favore della grande opera, quelli che i grandi giornali hanno descritto come una ripresa del ceto medio produttivo e riflessivo, dall’altra offre la possibilità di riflettere sulla sinistra, quella sociale, che si organizza sui territori e sui temi. Per inciso la rappresentazione che la grande stampa e le forze politiche favorevoli alla Tav hanno dato della manifestazione è perlomeno caricaturale. La piazza di Torino sarebbe la risposta pentastellata al comizio di Salvini Piazza del Popolo, non vale la pena di parlarne. Poco conta che i grillini fossero pochi e siano stati redarguiti dai manifestanti. Meno ancora importa che a Piazza Castello ci fossero altrettante persone che a Piazza del Popolo.

Ma a parte questo, vale la pena di fare qualche riflessione. La prima è che la sinistra sociale c’è. Piazza Castello ne è l’epifenomeno più rilevante, ma nel paese si moltiplicano le prove di resistenza al governo e anche ad una opposizione fatta di piddini, forzaitalioti e fratelli d’Italia. Prove di resistenza che ancora non hanno capacità di comunicare, ma che sono numerose e ramificate, coprono un’ampia gamma di tematiche e sono unificate nell’avversione alla mitologia soffocante del mercato. Non solo. Esse spesso si muovono ai margini o fuori di esso, praticano forme di microillegalità che rifiutano regole, procedure e protocolli stabiliti dalle normative vigenti.

La seconda è che questa sinistra sociale non riconosce l’autorità e la legittimità delle istituzioni sia locali che centrali, sia politiche che burocratiche e ritiene inutile la sinistra politica esistente. Non solo il Pd, che spesso trova sordo e contrario alle proprie istanze, ma anche la sinistra-sinistra ormai senza nerbo e idee, che si accorge di esistere solo in occasione delle scadenze elettorali.

Insomma la società italiana ricomincia fortunatamente dividersi secondo interessi e opzioni ideali, rendendo evidenti le diversità, spezzando la retorica dello scontro tra élite e popolo, visti come aggregati omogenei e contrapposti. Da una parte gli ottimati, dall’altra la plebe che si accontenta di panem et circenses, destinata a essere base di appoggio di operazioni reazionare, xenofobe e razziste. Non è così. Qualcosa si muove. Esiste un popolo informato, capace di costruire relazioni, di dotarsi di apparati concettuali raffinati. Non sarà molto, ma poco non è.

Re.Co

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