Un’agonia senza fine

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di Renato Covino

Leopoldo di Girolamo e i vertici del Pd umbro e ternano hanno deciso di andare avanti, nonostante le eccezioni ministeriali al piano di risanamento e la bocciatura della stesso da parte della Corte dei Conti. La strada è quella del ricorso, nel caso della Corte dei Conti, alle istanze superiori. Stante l’estate e le lentezze d’obbligo si parla di 80 giorni. Ammesso ( e non concesso) che alla fine il piano di risanamento venga approvato, le dimissioni annunciate del sindaco per andare ad una verifica di maggioranza ci saranno a metà ottobre. Intanto Guardia di finanza e polizia giudiziaria imperversano a Palazzo Spada e il Pd comincia a perdere pezzi;: da Sandro Piermatti approdato ad Art. 1 ad Andrea Zingarelli, dimessosi da segretario regionale dei giovani democratici. Il risultato probabilmente sarà quello del commissariamento del Comune e una fase politica convulsa il cui esito appare problematico e oscuro. Leopoldo Di Girolamo aveva realizzato il risultato in città di essere considerato una persona perbene che aveva il torto di coprire il blocco elettorale e di potere che ha imperversato in città da un ventennio. Logico sarebbe stato che si dimettesse al più presto, specie tenendo conto che la sua maggioranza è un colabrodo. La scelta di restare lo trasforma da ombrello dei poteri a materasso per le botte e dà tempo ai suoi avversari, più interni che esterni (al di là delle dichiarazioni nessuno, né la destra né i 5 stelle, sta premendo per farlo dimettere). Si dice che lo stia facendo per il bene della città e delle istituzioni. La città oggi è stretta tra i problemi ordinari (ambiente, società a partecipazione pubblia, scadimento dei servizi) e la ripresa della vicenda Ast, con l’amministratore delegato Burelli che chiede nuovi licenziamenti. Sullo sfondo c’è di nuovo la vendita dell’impianto non si sa se a Tata o a qualcun altro. La istituzioni sono a stracci. I cittadini se ne disinteressano, quando non le ritengono la radice dei loro guai. Gli unici giova la permanenza in carica di Di Girolamo sono gli attuali padroni del Pd ternano, ai quali il tempo guadagnato può servire che costruire trame e rapporti in vista delle prossime comunali. L’ipotesi è andarci con una lista civica in cui si accorpino i residui poteri cittadini -, dalla Fondazione Cassa di Risparmio ad ambienti cattolici dall’Associazione industriali a i ceti professionali, ecc. – rimettendo in pista l’ipotesi poliarchica enunciata alcuni anni fa in un cobvegno promosso dalla Curia ternana dall’allora vescovo Paglia: un’ipotesi di comparaggio tra i diversi soggetti in campo economici, sociali e politici. Certo è che la tradizione derivata dal Pci, che più male che bene era sopravvissuta nel Pds, nei Ds e per un certo periodo nello stesso Pd, oggi non esiste più né al vertice e neppur alla base del partito. Forse non vale la pena di dolersene più di tanto, il tempo logora anche le rocce, figuriamoci le cose inventate dagli uomini, quello che tuttavia è certo è che quello che verrà non sarà certamente migliore.

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