Una storia esemplare – L’ecomostro di Spoleto

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spoleto mostrospoleto mostroecomostro spoletodi S.D.C.

La Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente
la lunga controversia processuale
su quello che è stato definito
l’ecomostro di Spoleto ovvero il fabbricato alto
18 metri, lungo 80 e largo 20 sorto su due corpi
in località Posterna, lungo le mura urbiche, destinato
ad appartamenti ed uffici. La vicenda
dura da quasi venti anni, si è dipanata sotto tre
amministrazioni (quelle Laureti, Brunini, Benedetti)
e proietta le sue ombre su quella attuale.
La decisione presa dalla Corte, le cui motivazioni
sono state depositate una decina di giorni fa, è
quella della demolizione totale del plesso. Sono
stati altresì condannati a 4 mesi di carcere e
22.000 euro di ammenda Rodolfo Valentini,
rappresentate legale della Madonna delle Grazie
srl, la società costruttrice, e Francesco De Megni,
amministratore della stessa; Alberto Zanmatti
progettista e direttore dei lavori e Giuliano Macchia,
anch’esso progettista dell’immobile, il dirigente
dell’urbanistica del Comune di Spoleto
Giuliano Maria Mastroforti e il funzionario
Paolo Gentili. Mentre il Comune prende tempo,
i 5 stelle premono per l’abbattimento, come del
resto le associazioni ed i comitati mobilitatisi
contro la realizzazione dell’opera.
La questione è emblematica di come si è costruito
nelle città italiane e umbre, dei rapporti tra amministrazioni
civiche e imprese edilizie, delle distorsioni
di quella che è stata definita l’urbanistica
contrattata, e merita qualche riflessione.
Una lunga storia
La vicenda inizia nel 1998 con la decisione di
dar vita ad un progetto di mobilità alternativa
(un grande parcheggio in località Posterna e un
percorso meccanizzato che porta al centro cittadino).
La deliberazione del Consiglio municipale
è del 9 novembre e prevede l’“Adozione piano
particolareggiato di esecuzione e di ristrutturazione
urbanistica di iniziativa pubblica – Progetto
di mobilità alternativa per Spoleto città aperta
all’uomo ovvero città senza auto”. Nella relazione
dell’assessore dell’epoca Frascarelli si riassume
un piano particolareggiato per l’area che prenda
“in visione tutta la zona che va nella Posterna, i
cui proprietari dei terreni sono il sig. De Megni,
prevalentemente, e il Dott. Falcinelli e in quella
zona ha ipotizzato, ritenendo e considerando la
zona particolarmente degradata, ha considerato
che questa dovesse subire ai fini di un rilancio
un recupero del patrimonio edilizio urbanistico,
quindi ipotizzando tutta una serie di iniziative
al fine di riqualificare la zona”. Si tratta ovviamente
di residenze, di strutture commerciali e
di servizi per 15.000 mc, mentre 1.600 mc sarebbero
stati destinati a coronamento del progetto
di mobilità alternativa, per cui l’investimento
era pari a 33.313.000.000 di lire di cui
quasi 13 a carico del Comune e il resto assicurati
dal Ministero dell’Ambiente e da quello dei Trasporti.
Nel frattempo i terreni passano a Findem
srl e nel 2000 la società cede l’area occorrente
per la realizzazione del parcheggio e il percorso
meccanizzato al Comune.
Passano sei anni densi di accertamenti, di dinieghi
dei permessi da parte della Soprintendenza,
di controdeduzioni. Fino a giungere al 2006,
anno in cui sembra siano tutti d’accordo. Comune
e autorità di tutela danno il loro assenso
all’operazione e viene concesso il permesso di
costruzione. Insomma una tipica operazione da
urbanistica contrattata in cui in cambio di aree
si dà lavoro e si concedono permessi di costruzione.
Per la costruzione dell’opera la Findem
costituisce una nuova società a responsabilità limitata,
la Madonna delle Grazie, che apre il cantiere.
Nasce l’opposizione all’ecomostro
E’ in questa situazione che si crea una corrente
di opinione di cui divengono espressione comitati
e associazioni che si riuniscono nel Coordinamento
difesa ambiente di Spoleto con una
raccolta di 3000 firme e che culmina nella manifestazione
del 9 giugno 2007 a cui partecipano
600 cittadini, parlamentari e uomini di cultura,
a cui si accodano le minoranze consiliari di An e
di Forza Italia. Il tutto sfocia in Parlamento in
un atto, di cui è primo firmatario Pietro Folena
di Rifondazione comunista e coofirmatari parlamentari
di tutti i partiti, che produce una risoluzione
votata dalla Commissione cultura,
scienza e istruzione il 4 giugno 2007 che appoggia
le critiche del Coordinamento e che “impegna
il governo ad assumere, nell’ambito delle proprie
competenze, in attuazione della normativa vigente
e dello stesso Statuto del Comune di Spoleto,
le iniziative più opportune per risolvere la
detta situazione, tra cui la sospensione e il blocco
dei lavori”. Si aggiunge che qualora tutto risultasse
in ordine il Comune avrebbe dovuto impegnarsi
ad aprire un serrato confronto con la
società costruttrice per ridimensionare l’“entità
volumetrica dell’opera”. La Madonna delle Grazie
da parte sua minaccia la denuncia nei confronti
dei promotori delle iniziative di protesta,
sostenendo di essere offesa dall’insinuazione di
essere genitrice di un mostro. “Non ci sono
prove” è la giustificazione, tutto è in ordine.
Il lungo processo
Nel frattempo va avanti la querelle processuale.
Il Tribunale di Spoleto, sotto la spinta di denunce
delle associazioni, condanna per violazione del
piano di costruzione i sei imputati prima ricordati
e ordina la demolizione di un’ala della costruzione.
Successivamente la Corte d’Appello
di Perugia assolve tecnici e costruttori, la Procura
Generale di Perugia si appella alla Cassazione
contro la sentenza di assoluzione, la Cassazione
assegna la causa alla Corte d’Appello di Firenze
che indurisce la condanna del Tribunale di Perugia
e condanna i 6 imputati nel luglio 2014 ai
già ricordati 4 mesi e 22.000 euro d’ammenda.
La sentenza diviene definitiva dopo l’esame della
Cassazione reso noto l’8 dicembre. In mezzo si
colloca la denuncia del luglio 2012 nei confronti
di esponenti del Coordinamento difesa ambiente
Spoleto, durante il processo di appello bis a Firenze.
I denunciati vengono assolti dal Tribunale
spoletino e… si pagano le spese processuali, come
avviene nei processi civili.
Nel frattempo la Madonna delle Grazie apre un
processo contro il Comune di Spoleto al Tar perugino
che, il 5 maggio 2014, dichiara illegittimo
il parcheggio della Posterna (non sarebbe stata
perfezionata la cessione dell’area) e intima la retrocessione
dell’opera o un rimborso di 1,2 milioni.
Il Consiglio di Stato blocca la sentenza,
che attende di essere confermata o modificata.
Entrambe le azioni della società costruttrice
vanno lette come un tentativo indiretto di pressione
sul tribunale fiorentino e una risposta al
Comune che non aveva concesso la variazioni
d’uso da residenziale a commerciale di parte dei
fabbricati.
Bilanci e prospettive
Che succederà adesso? La sentenza di abbattimento
non è detto venga eseguita tempestivamente,
parte degli appartamenti sono stati venduti
e rischia di innescarsi un effetto domino
difficilmente controllabile. Del resto tra la sentenza
di demolizione dell’ecomostro di Punta
Perotti a Bari e il suo abbattimento sono passati
ben venti anni. In questo caso, peraltro, non
sono in campo grandi imprese nazionali nel
campo delle costruzioni, ma una società a responsabilità
limitata spoletina doc i cui principali
soci sono un geometra e il proprietario dell’area.
E’ il fallimento di una politica di rivitalizzazione
dell’imprenditoria locale perseguito tenacemente
dal sindaco Brunini attraverso la contrattazione
con costruttori indigeni, che lascia sul terreno
molteplici vittime, prima tra tutte la città, e costringe
ad interrogarsi su quanto è avvenuto in
Umbria in questo primo quindicennio del nuovo
secolo a proposito di ciclo edilizio, di degrado
delle città, dei territori e dei paesaggi. Una storia
ancora tutta da scrivere.

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