Un viaggio in Umbria. La Valnerina (9) Lo stato delle cose

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di Franco Calistri, Renato Covino, Osvaldo Fressoia

 

Al di là delle capacità di resistenza e di auto organizzazione delle popolazioni e delle comunità restano due nodi: il primo è a che punto è la risoluzione dell’emergenza, il secondo è come sta procedendo la ricostruzione. A metà novembre sono state consegnate a Norcia 52 Soluzioni abitative d’emergenza (Sae), chiamate più popolarmente “casette”; agli inizi del mese ne erano arrivate 49 nelle frazioni di Ancarano, Agriano e Campi. In tutte le occasioni sono state presenti in pompa magna le autorità locali, dalla Regione al Comune. Sembrerebbe che la promessa fatta dalla governatrice Marini, ovvero che tutti avrebbero trovato ricovero in strutture abitative, sia pure provvisorie, entro novembre, sia stata mantenuta. L’impietosa realtà dei fatti dice che così non è. Se si fa riferimento ai dati forniti da Cgil, Cisl e Uil la situazione è più grave di quanto non appaia. Gli edifici danneggiati ammontano a circa 15.000, di cui 14.550 privati e 450 pubblici. 7.433 sono le persone assistite e di queste 335 vivono ancora in container collettivi, 5.882 in autonoma sistemazione, 150 in soluzioni abitative ante sisma 2016, 376 nelle Sae, 164 nei moduli abitativi rurali di emergenza, 526 nelle strutture ricettive, prevalentemente del lago Trasimeno. Le Sae richieste sono 758 nei comuni di Norcia (591), Cascia (125) e Preci (42). A oggi (15 novembre) ne sono state consegnate circa il 50%. Per quanto riguarda poi le attività produttive, in agricoltura e nell’allevamento 192 aziende hanno avuto bisogno di sostegno con moduli abitativi rurali, 116 stalle-tunnel, 74 fienili, 44 tettoie. Per le attività manifatturiere, commerciali e professionali ci sono state 350 richieste di delocalizzazione provvisoria, ad oggi sono state consegnate complessivamente 44 strutture. Le macerie rimosse ammontano a 18.994 tonnellate, di cui 15.387 a Norcia (si calcola che siano poco più del 10% del totale). Insomma i tre comuni più colpiti dal terremoto (Norcia, Cascia e Preci) vivono ancora in piena emergenza abitativa e c’è da dubitare che entro fine anno i problemi vengano risolti come, oltre alle autorità locali, sostiene Angelo Borrelli succeduto a Curcio a capo della Protezione civile. La questione è a monte. Le casette non sono pronte, anzi la situazione umbra – grazie anche alla limitatezza del territorio investito dal sisma – è migliore di altre. Complessivamente sono state completate 1.103 Sae sulle 3.604 richieste. Il motivo sta nella gara indetta dalla Cosip, come stazione appaltante per 6.000 casette, nel 2014 e conclusasi nel maggio 2016. Le commesse sono state affidate a tre aziende la Cns Lega Coop, il Consorzio stabile Arcale e al raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Modulcasa, Ames e Nav spa. Oggi Borrelli così riportano “la Stampa” e “il Giornale”dichiara che l’errore è stato quello di non aver ulteriormente frazionato l’appalto e promette – dato che i vincoli contrattuali sono finiti – che si andrà ad una nuova gara con stazione appaltante sempre la Consip. Per inciso le opere di progettazione, posa e com
pletamento delle casette prevedevano, a norma di capitolato, 157 giorni. Ce ne sono voluti mediamente 243: 270 nel Lazio, 210 nelle Marche, 180 in Umbria, mentre in Abruzzo siamo ancora a “caro amico”. Questa la situazione. Ma al di là della ridda di numeri che compaiono sulla stampa e che vengono forniti da sindacati e agenzie, esistono due ulteriori dati da prendere in considerazione. Il primo è relativo alla distribuzione ineguale delle Sae. In una intervista rilasciata a “la Nazione” il sindaco di Cascia, Mario De Carolis, ha sottolineato come su 133 Sae richieste (8 in più di quelle del documento sindacale) ne siano state consegnate solo 19. Per contro Norcia avrebbe, così si dichiara, passato il giro di boa, con oltre la metà delle casette completate. Solo la retorica istituzionale e la voglia di vedere a tutti i costi il bicchiere mezzo pieno ha suggerito al Presidente Mattarella di dichiarare durante la sua visita alla città “Siete l’avanguardia della ricostruzione e della normalità”. Il secondo dato è costituito dallo scontro sempre più vivace tra i diversi gruppi in Consiglio comunale a Norcia. Il capo dell’opposizione Stefanelli accusa il sindaco Alemanno di aver preso coscienza “dopo 14 mesi che ci sono ritardi, che tutto è fermo… dalla consegna delle Sae ai cittadini rimasti senza casa, alla rimozione delle tonnellate di macerie, all’avvio della ricostruzione leggera, alla semplificazione delle procedure, dal rilancio delle attività economiche alle risposte da dare alle problematiche sociali cresciute nel territorio a dimisura dopo il sisma”. Le accuse proseguono: la piana di Santa Scolastica, divenuta una distesa di Sae; i parcheggi trasformati in agglomerati di servizi, la scarsa trasparenza sulle donazioni, ecc. Alla fine l’accusa al sindaco è quella di aver voluto gestire da solo il terremoto, tenendo fuori le opposizioni e le voci “critiche”. La questione è se le responsabilità siano solo di Alemanno o non coinvolgano l’insieme degli apparati istituzionali e burocratici, come appare evidente. Insomma è cominciata una sorta di gioco del cerino che si andrà incentivando nei prossimi mesi, quando difficoltà e carenze continueranno ad operare e la situazione materrà i suoi caratteri di criticità. Quanto detto per l’emergenza vale anche per la ricostruzione. Sempre Cgil, Cisl e Uil hanno censito la presentazione di 162 progetti di ricostruzione leggera di cui ne sono stati autorizzati appena 18. La ricostruzione pesante vede 5 pratiche inoltrate. Il sindaco di Norcia fa appello, come del resto la Protezione civile regionale, a presentare progetti prima che scadano i tempi previsti per fine anno, dopo di che ci sarà una chiusura “tombale”. La data naturalmente è stata prorogata nel decreto fiscale recentemente approvato alla Camera, nello stesso decreto si è cercato di accelerare le procedure (moltiplicazione delle stazioni appaltanti e snellimento per la presentazione dei progetti) e di diluire il pagamento delle tasse pregresse. Si prevede anche che le soluzioni abitative costruite per necessità (le casette tipo quella della “sora” Peppina, la novantaseienne marchigiana “sfrattata” dalla struttura fattale costruire dalle figlie) vengano tollerate in nome dell’emergenza (leggi dell’inefficienza dello Stato). Tutto ciò fermo restando che i soldi sono quelli che sono e che al di là di piccoli ritocchi non si è disposti ad andare. Del resto la nuova commissaria Paola De Micheli in un’intervista ha ammesso che il percorso sarà lento, anche se giustifica la cosa con la necessità di “ricostruire in sicurezza”. Insomma ci vorrà qualche decennio, quanti non è dato di saperlo. Intanto il Comune di Norcia e la Regione Umbria in occasione del primo anniversario della scossa del 30 ottobre hanno trasformato le macerie in un souvenir, un “ricordino” da consegnare a chi ha contribuito ad alleviare l’emergenza. “Una composizione con sasso e tanto di cartiglio”. Pare che il popolo del web non abbia gradito. Tragedia e farsa convivono anche nelle situazioni peggiori.

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