Un viaggio in Umbria. La Valnerina. (8) La libera repubblica di Campi

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di Franco Calistri, Renato Covino, Osvaldo Fressoia

Dove la trama sembra aver retto è a Campi, di cui abbiamo già parlato in precedenza. Il piccolo paese, a 711 metri di altitudine, conta 147 abitanti ed ha trovato un momento di organizzazione permanente nella Pro Loco a cui praticamente aderiscono tutti. Il presidente, Roberto Sbriccoli, ci descrive un percorso lungo ormai più di un anno: una storia di iniziativa e di autonomia che non si ferma all’emergenza, ma tenta di proiettarsi nel futuro, individuando un percorso di rinascita e sviluppo capace di rompere con il passato. Partiamo dalla crisi economica. Sbriccoli sostiene che anche in Valnerina si è sentita ed ha avuto i suoi riflessi sull’occupazione e sulle attività economiche. Comunque nel 2016 si era verificata una svolta. Nel mese di agosto erano presenti nella valle 30.000 turisti. Si era insomma realizzata la riscoperta dei piccoli centri montani e diveniva concreto il progetto di riportare persone sul territorio, inventandosi nuove proposte e nuovi poli d’interesse. Il terremoto ha provocato una drammatica rottura rispetto a quanto si era conquistato. A suo parere il modello turistico che si era costruito era efficace, idoneo alle potenzialità del territorio, anche se poteva essere affinato e migliorato. Le scosse hanno provocato un reset totale che impone un cambio radicale, soprattutto dal punto di vista delle strutture che devono essere a prova di sisma. Per raccontare l’anno trascorso Sbriccoli fa risorso ad un verso di una canzone di Paolo Vallesi: “Quando toccherai il fondo con le dita allora sentirai la forza della vita”. Nella situazione dell’emergenza, insomma, apprezzi cose che in precedenza ti sembravano “normali”. La sequenza sismica tra il 24 agosto e il 30 ottobre si è configurata come un crescendo, fino ad arrivare all’ultima scossa, la più forte degli ultimi tre secoli. I crolli sono stati il frutto di una ricostruzione discutibile, che tuttavia ha consentito di salvare vite. In questa situazione la Pro Loco ha gestito l’emergenza, dando ricovero agli abitanti, erogando 300 pasti al giorno. Lo ha potuto fare grazie al fatto che poco prima del terremoto aveva inaugurato un capiente edificio totalmente costruito in cemento, acciaio e legno che ha retto in modo eccellente al terremoto ed ha consentito di essere punto di riferimento per tutto il paese. Per il resto la ricostruzione è ferma. Tutto è bloccato. Il sistema è macchinoso e non ci sono finanziamenti adeguati. Ci si ubriaca di parole a cui non seguono fatti. Non è un fatto solo dell’ultimo terremoto. Sbriccoli ci racconta di essere stato ospite in Emilia di due famiglie che ancora abitano in un capannone, nonostante si sia a sette anni dall’evento sismico. Da ciò la scelta di fare per quanto possibile da soli, costruendo una comunità attiva, autonoma, resiliente e solidale. Ciò vale per l’emergenza, ma anche per il futuro, per cui occorrono progetti. In altri termini le pastoie burocratiche hanno provocato rallentamenti come nel caso delle casette che vengono costruite con enormi difficoltà, peraltro il sistema dei vincoli e dei controlli non ha allontanato i problemi dell’illegalità come ha dimostrato il caso delle ditte napoletane che avevano ricevuto l’incarico per le opere di urbanizzazione e di edificazione, i cui operai lavoravano senza sufficienti garanzie salariali e di sicurezza. Sbriccoli sottolinea come per gestire l’emergenza in un’area sismica occorra attrezzarsi per tempo. Ci fa l’esempio della refrigerazione che è un modo per garantire il prodotto fresco, evitando di disperdere le donazioni e le dotazioni di cibo. Su questo terreno la Pro Loco si è andata attrezzando. Così come sta lavorando ad un progetto denominato Back to Campi, che parte dall’idea che il turismo rappresenti il vero volano economico del territorio. Il progetto prevede un villaggio turistico che sorgerà su due ettari, che la Pro Loco ha già provveduto ad acquistare, con una zona per 20 camper, una zona tende, dei bungalow e una piscina. La gestione verrebbe assunta dalla Pro Loco stessa. Le finalità sono molteplici. La prima è quella del ritorno delle persone, la seconda è contrastare lo spopolamento dei borghi, dando occasioni di lavoro ai giovani, la terza è l’incentivazione del turismo sportivo, l’ultima – ma non meno importante – è la realizzazione di buone pratiche antisismiche: l’intera struttura sarà costruita in legno e acciaio. Sbriccoli sta girando l’Italia per promuovere forme di crowdfunding. L’investimento è stato calcolato di 4 milioni di euro. Ciò pone più di un problema, primo tra tutti quello di trasformare una piccola associazione in un soggetto imprenditoriale. Già nel corso del 2017 l’associazione è passata da un bilancio di 10.000 euro, ad uno di 200.000. In tale quadro il rapporto con le istituzioni non è facile. Molte sono state le chiacchiere pochi i fatti. Viene vista con fastidio una realtà che si autogestisce, che non segue le procedure previste. Il commento ricorrente è “tanto voi fate come vi pare”. D’altra parte ci sono alcuni elementi che dimostrano le irrazionalità degli iter burocratici. Sbriccoli ci racconta questo episodio emblematico. La Pro Loco di sua iniziativa, per accelerare i tempi, impianta nella struttura che ospita i senza casa un bombolone del gasolio e acquista un carico di combustibile. La Protezione civile telefona per informare che provvederà a collocare un bombolone per il gasolio per riscaldare la stessa struttura e di fronte alla osservazione che forse sarebbe più utile rifornire il contenitore che già c’è pagando il gasolio, risponde che loro possono solo installare l’impianto previsto. La questione si è risolta grazie ad un operaio napoletano che, essendo andato a Natale a trovare i terremotati di Campi, ha fatto una sottoscrizione di 500 euro, che ha coperto il costo del gasolio. E’ indubbio che la rimozione delle macerie e il loro smaltimento mettano in movimento un ciclo di affari che genera anche profitti. Insomma con il terremoto non c’è solo chi ci rimette, ma anche chi ci guadagna. Resta la volontà di non mollare della popolazione. Il grande edificio della Pro Loco se nella fase acuta dell’emergenza è servito per fornire servizi essenziali, oggi è un luogo di socialità per il paese, una socialità che si nutre anche del ricordo delle sofferenze patite, delle paure, delle solidarietà che si sono costruite, di cui è simbolo un documentario recentemente realizzato e che aspetta di essere programmato sulle televisoni nazionali. Chiudiamo l’incontro con una visita all’area in cui dovrebbe realizzarsi il progetto Back to Campi. Oggi emblematicamente vi sorge una yurta, la tenda dei mongoli e dei nomadi asiatici, donata all’associazione dai “Vagabondi della Valnerina”, simbolo di una ricostruzione sicura ed ecocompatibile.

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