Un viaggio in Umbria. La Valnerina. (6) I dolori di un imprenditore

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di Franco Calistri, Renato Covino, Osvaldo Fressoia

Lo abbiamo già scritto. Di fronte alla spettrale visione del centro storico di Norcia,
emerge la provvisorietà delle improvvisate aree di residenza e di servizio situate nella
fascia periurbana. Essa è data dalla collocazione degli esercizi commerciali lungo un
viottolo oppure in spiazzi frettolosamente attrezzati, dove convivono con uffici, farmacie,
ecc. Al tempo stesso le strutture abitative d’emergenza crescono, con relativa
lentezza, dove si può, presso aree dove già si trovano strutture residenziali e produttive.
In altri termini non si intravede un disegno, né si definisce un progetto della città futura,
sapendo che parte dello stesso abitato del centro storico difficilmente potrà essere ricostruito e che, anzi, dovrà probabilmente essere demolito. Più semplicemente non solo
non è ancora cominciata la ricostruzione, ma l’emergenza è ancora in atto e appare
destinata a durare alcuni mesi, se non qualche anno.
In tale quadro di indecisione, nonostante la volontà, la capacità e la forza di reazione,
gli operatori economici, specie quelli più piccoli si trovano in condizioni precarie. Il
sisma ha giocato pesantemente sulle loro performance economiche. E’ quanto ci dice
Giovanni Angelini Paroli, titolare con i fratelli dell’agriturismo “Fonte Antica” a Campi,
frazione di Norcia. Angelini Paroli è nato e cresciuto a Spoleto, anche se la famiglia aveva proprietà fondiarie e un grande fabbricato a Campi che nel 1997, dopo il terremoto, viene ristrutturato secondo rigorose prescrizioni antisismiche dettate dalla Soprintendenza ai monumenti. Dopo la scomparsa del padre i tre fratelli assumono, nel 2001, la gestione diretta delle proprietà (circa 50 ettari), in gran parte site a Campi e Preci e, marginalmente, a Spoleto, nel territorio verso Acquasparta. Il nostro interlocutore si trasferisce a Campi e inizia a gestire l’agriturismo, il bestiame, le coltivazioni.
I seminativi sono soprattutto leguminose e cereali, prodotti con metodi convenzionali:
i grossisti ritenevano troppo esigue le quantità che inizialmente venivano realizzate con il biologico. Quote delle produzioni sono vendute o utilizzate nell’agriturismo.
Prima del terremoto il bilancio annuale dell’azienda si aggirava intorno ai
200.000 euro. Angelini Paroli ci racconta le sue impressioni
e sensazioni durante il terremoto. Premette di aver vissuto anche quello del 1997. La
differenza è dettata da un livello di consapevolezza maggiore, dato dall’età e dall’esperienza, dei danni che il terremoto può provocare.
La paura è nata con il terremoto del 24 agosto, quello che ha distrutto Amatrice,
che lo ha stupito per la potenza e la lunghezza. Quel giorno erano ospiti nell’agriturismo
28-30 persone che, immediatamente dopo pranzo, sono andate via. Con le scosse del 26 ottobre ci sono stati i primi crolli. Il 30 ottobre Angelini Paroli era a Spoleto quando, sentita la nuova forte scossa, ha avuto notizia del crollo della Chiesa di San Salvatore.
I danni subiti dall’agriturismo, in realtà, sono stati contenuti: nove comignoli crollati
ed immediatamente riparati. Il vincolo del 1997 aveva collocato la struttura nella quarta
classe antisismica e i risultati si sono visti: il fabbricato è rimasto praticamente intatto.
Da ciò l’idea della Protezione civile di ricoverarci gli sfollati. Ma l’edificio si trovava
comunque in zona rossa (praticamente l’intero paese di Campi) e quindi occorreva una
riperimetrazione dell’area di pericolo, cosa per la quale occorreva tempo. In conclusione
gli sfollati non sono arrivati e la struttura è rimasta inutilizzata, con la conseguente perdita
di introiti. A marzo si decide di riaprire. Le presenze sono casuali: non più di due, tre persone al giorno. Si perdono le famiglie ed i soggiorni lunghi, chi si ferma resta al massimo uno o due giorni. In tale contesto si cerca di individuare, nel momento in cui le strade non sono percorribili, possibili attività ed attrazioni, inventando percorsi a piedi; ad esempio arrivare fino a un certo punto in macchina per poi spingersi fino a Castelluccio.
Insomma una realtà desolante. Finché nella seconda metà di luglio di quest’anno le persone hanno cominciato a ritornare, non come nel 2016, che per molti aspetti aveva
rappresentato dal punto di vista turistico il top del decennio, ma con numeri rilevanti.
Finito il flusso estivo degli ospiti la decisione è stata di aprire solo per i fine settimana.
Disastrosa invece la situazione dal punto di vista della produzione agricola. Dopo il terremoto è stato venduto tutto quello che si era prodotto nell’annata agraria del 2016.
Per il 2017 la perdita rispetto all’anno precedente è stata di circa il 200%. L’azienda
aveva seminato lenticchia e farro. Solo per fare un esempio su 15 ettari a lenticchia la
produzione è stata di appena 6 quintali rispetto ai 300 del 2016 e neppure di qualità
eccezionale. Simile l’andamento per il farro. La siccità ha colpito duramente le colture.
Complessivamente il fatturato dell’azienda si è attestato a circa 60/70.000 euro rispetto
ai già ricordati 200.000 dell’anno precedente. In tale contesto le prospettive appaiono incerte, soprattutto dal punto di vista turistico-alberghiero.
Probabilmente – se parte la ricostruzione – c’è la possibilità di ospitare
gli operai ed i tecnici delle ditte edili, ma comunque quello che si preannuncia è un
calo delle presenze. Certo, come molti sostengono, c’è necessità di uno scatto, di una
diversa configurazione del prodotto turistico. Il rischio, però, è che i tempi siano troppo
lunghi e che si perduri in una situazione che peggiore non può essere. Il problema del futuro, tuttavia, è diversificare. Non si può più contare sul patrimonio storico artistico
(a Campi su sette chiese non ce n’è più una intatta), bisogna allora contare su asset diversi: il turismo consapevole ed ambientale, quello sportivo, quello demoantropologico facendo peraltro della Valnerina un laboratorio della ricostruzione. Ma si tratta anche di riconsiderare il target: non si può più pensare al boom dell’alta stagione e dopo tornare ad una normalità sonnacchiosa. La Valle è un posto unico, non a caso mentre le presenze nel resto dell’Umbria stagnavano o tendevano verso il basso, qui salivano. In tal senso si tratta di puntare sull’innovazione mettendo a leva il Parco dei Sibilini che, ora come ora, non dimostra una grande vitalità. Venendo a Campi, Angelini Paroli sottolinea la criticità della situazione. In primo luogo all’interno della cinta muraria, pressoché intatta, l’abitato è inagibile al 90%. La parte alta è tutta perimetrata. Si stanno facendo i monitoraggi sulla stabilità con esiti ancora problematici. Il castello come attrazione turistica non esiste più. Per contro la ricostruzione sembra avere tempi lunghissimi. I livelli legislativi sono farraginosi e carenti. La scelta di molti è quella di restare fermi, dato che finanziamenti non ci sono e non si sa quanti ne arriveranno. Emblematica da questo punto di vista è la questione del pagamento delle tasse per gli imprenditori. Se si dimostra di avere una perdita maggiore del 25% non si pagano le tasse, ma la legge è arrivata tardi e vale solo per le aziende, senza certezza sulle esenzioni. Per i privati non vale, c’è solo la sospensione. Hanno promesso contributi per le imprese, ma a tutt’oggi non si sa come e quando: non c’è nulla di scritto, se ne parlerà il prossimo anno. Del resto anche per l’emergenza si è proceduto ad andamento lento, molto peggio che nel 1997. Si è creato, così, un circuito avvitato e vizioso: i tecnici si trincerano dietro al codice deontologico, le autorità denunciano, a loro discarico, i danni maggiori rispetto al 1997. Peraltro l’ossessione delle normative tende a frustrare la stessa iniziativa spontanea. L’accusa nei confronti di chi si muove autonomamente è quella di voler fare tutto di testa propria, senza tener conto delle regole. Quello che ha funzionato è stato il grande cuore degli italiani, carenti o insufficienti sono stati i livelli istituzionali. La scarsità di finanziamenti, peraltro, non consente di dare le certezze che sarebbero necessarie. Intanto la gente convive con dignità con il terremoto. Come ci dice Angelini Paroli, una assistente sociale di Bergamo ha messo in relazione il casino che sarebbe scoppiato nella sua città, di fronte ad omissioni e carenze, con la compostezza dei montanari. Resta il fatto che non si può vivere permanentemente in una situazione di emergenza. Molti se ne sono andati e non si sa se torneranno

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