Un viaggio in Umbria. La Valnerina (4). Dalla quiete alla tempesta

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di Franco Calistri, Renato Covino, Osvaldo Fressoia,

Ci conforta in questa opinione Rita Chiaverini, ex funzionaria della Provincia di Perugia ed oggi impegnata due giorni a settimana presso l’Archivio di Stato di Spoleto (è un’archivista di buona scuola) e per gli altri tre nell’Ufficio regionale della ricostruzione a Foligno. Rita Chiaverini è fuori casa. Le fondamenta della sua abitazione hanno subito cedimenti e non si sa se debba essere riparata oppure demolita, per contro sua sorella e sua madre hanno le case distrutte, destinate alla demolizione. Per Norcia al 24 agosto 2017 erano state presentate tre pratiche per la ricostruzione leggera, quella di tipo B. La conversazione con la nostra interlocutrice parte dalla sua percezione personale del sisma e da un confronto tra il prima e dopo da parte di una persona duramente colpita dalla catastrofe, ma che non si arrende, non si vuole arrendere. Ha fatto tutto il percorso dell’emergenza, è stata in albergo con il marito e i figli, ora abita in una casa in affitto a Spoleto, grazie al finanziamento per l’autonoma sistemazione, in attesa che le assegnino una casetta a Norcia. E’ pronta a tornare, il legame con la città ed il territorio vanno oltre la paura e i disagi. La valutazione sul prima terremoto è sostanzialmente positiva. Esisteva, certo, il problema del lavoro, ma veniva compensato dalle attività stagionali. Il 24 agosto 2016 erano presenti a Norcia 25.000 persone rispetto ad un popolazione del comune pari a circa 4.900 residenti. Si era raggiunto un equilibrio in cui esistevano luci e ombre. Un’ombra era costituita da una carenza ancora accentuata rispetto ai beni culturali. Nella valle c’erano due musei a Norcia e Cascia a cui si aggiungevano due antenne ecomuseali (a Preci e Sant’Anatolia di Narco) a cui se ne sarebbero dovute aggiungere altre cinque. Si stavano costruendo i piani integrati di rinascita della Valnerina, si stava completando il riuso della ferrovia Spoleto-Norcia trasformata in itinerario ciclistico e pedonale. Rispondere al bisogno di lavoro significava migliorare i processi di integrazione tra i diversi settori, in un momento in cui turismo e attività produttive andavano bene e si era raggiunto il massimo per quanto concerneva i prodotti tipici. Se tale itinerario non si fosse messo in moto si sarebbe accentuata la fuga dei giovani, in un momento in cui la ricostruzione legata agli altri terremoti si era completata e il ciclo edilizio era andato rallentando. In tale settore lavoravano soprattutto extracomunitari, in particolare macedoni, con cui si era realizzato un buon processo di integrazione e che, comunque, tendevano a lasciare la Valnerina. La possibilità che si offriva era quello di puntare sul turismo, sulla cultura e i beni culturali, sull’ambiente e le tipicità. Dopo la scossa del 24 agosto si è cercato di risolvere i problemi più urgenti. I danni erano relativi e gestibili, sia per quanto riguarda le abitazioni private che le attività economiche. Con la scossa del 30 ottobre è andato tutto in tilt. Fortunatamente non ci sono state vittime. I motivi sono vari e diversi: la fortuna, la ricostruzione del 1979, le scosse del 26 ottobre che avevano portato la popolazione a dormire fuori delle proprie case, il fatto che fosse domenica e fosse cambiata l’ora legale, ecc. Del 30 ottobre Rita Chiaverini ricorda non solo la forza sconvolgete del sisma, ma soprattutto la polvere derivante dai crolli. I danni si sono equamente ripartiti, ma hanno colpito soprattutto i monumenti, il patrimonio storico-artistico. Non si tratta tanto di incuria o di rigorismo delle soprintendenze, piuttosto è mancata la manutenzione ordinaria e programmata del patrimonio. Le distruzioni, e le procedure che sono state messe in moto, hanno creato più di una difficoltà. Un esempio è la ricostruzione al 100% (quella di fascia E) in cui l’accesso al finanziamento avviene sulla base del danno dimostrato. Tutto ciò crea incertezza e dilata i tempi. Più lento è il processo e più si è esposti al rischio di spopolamento. Nel 1979 il comune di Norcia passò da 5.500 residenti e 4.800. Oggi sono previste 600 casette di cui ne sono state costruite, fino a settembre, 191. Le persone fuori dalle loro case sono 2.500. Peraltro le soluzioni abitative hanno costi al mq elevati, superiori a quelli delle abitazioni. Si parla addirittura di 2.500-3.000 euro a metro quadrato. Nel caso della Valnerina i comuni duramente colpiti dal sisma sono tre (Cascia, Norcia, Preci) e tuttavia sono legati ad un cratere ampio che coinvolge 4 regioni e centinaia di comuni. Il fatto che ci sia un’autorità unica non aiuta, come non aiuta la complessità delle ordinanze che devono prendere in considerazione esigenze e territori diversi. E, tuttavia, Rita Chiaverini, nonostante la situazione difficile, non vuol mollare. Ci parla del lavoro che sta facendo, soprattutto in campo archivistico, del salvataggio dell’archivio comunale antico e di quello contemporaneo del Comune di Norcia. Gli edifici che li ospitavano o sono stati danneggiati o sono crollati, oggi le carte sono ospitate presso locali dell’Archivio di Stato spoletino. I documenti più rovinati sono stanti mandati a restaurare a Roma. Visitiamo la sede provvisoria e Rita ci tiene a dire che appena sarà possibile, ossia quando ci sarà una sede idonea, i due archivi torneranno a Norcia. Al tempo stesso le opere d’arte recuperate sono ospitate in un deposito a Santo Chiodo, anch’esse appena se ne creeranno le condizioni torneranno nella città di San Benedetto. E’ il segno di una volontà di salvare la memoria e la storia che giustamente vengono considerate strumenti di rinascita culturale della città, di ricostruzione di un’identità che oggi sembra a rischio.

 

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