Un viaggio in Umbria. La Valnerina (3) La fenomenologia della distruzione e i caratteri del terremoto del 2016

0
106

di Franco Calistri, Renato Covino, Osvaldo Fressoia

Sempre a Cascia incontriamo Fulvio Porena, responsabile della biblioteca civica, del sistema museale del casciano e direttore del Centro per la documentazione e la ricerca antropologica in Valnerina e nella dorsale appenninica umbra (Cedrav). La conversazione parte dalla constatazione che lo skylinedel centro storico di Cascia è sostanzialmente integro. I danni si sono verificati nei terreni alluvionali posti lungo il torrente Cuccaro, dove erano stati costruiti edifici destinati ad abitazioni. Ciò, subito dopo il sisma, ha posto problemi di non facile soluzione. Il primo è stato immediato: come provvedere a risolvere l’emergenza abitativa? Il secondo di prospettiva: come risolvere i problemi abitativi, demolire e riedificare oppure edificare in zone diverse? Fermo restando che i finanziamenti non prevedono l’acquisto di nuove aree da destinare a edifici residenziali e che aree con questa tipologia vicine al centro storico non ci sono. D’altro canto per quanto riguarda il patrimonio storico monumentale i danni sono contenuti. Palazzo Carli ne ha subiti pochi, alla basilica di Santa Rita, immediatamente riparati, riguardavano soprattutto il tamburo. Il monastero ha subìto lesioni, come del resto le chiese, tranne quella di Sant’Agostino. Inoltre si è registato un blocco del turismo, non solo per paura che le scosse si ripetessero, ma per l’inagibilità delle strutture alberghiere. Negli spazi agibili degli hotel hanno trovato alloggio nell’immediato un centinaio di senza casa, poi collocati in moduli provvisori e oggi in attesa di casette che ancora non sono arrivate: solo nella frazione di Padule se ne prevedono 120. Qui si innesta il ragionamento relativo alle difficoltà della ricostruzione. Per quanto riguarda le abitazioni e le strutture di fascia B, quelle per le quali non si prevedono interventi strutturali, esistono difficoltà procedurali, la normativa non è ancora a punto, per contro la ricostruzione pesante – quella di fascia E – è ancora un tabù. Per il resto, almeno per quello che concerne Cascia, la zona rossa è oggi enormemente ridotta, le criticità sono state risolte prima dell’estate, al contrario di Norcia dove gli effetti del sisma sono stati molto più rilevanti. In merito agli effetti economici del terremoto, Porena rileva come le attività economiche del centro urbano e dell’area siano fortemente trainate dal turismo, che per l’economia del territorio rappresenta una voce importante. A maggio il santuario era già agibile, cosa che ha impedito un crollo verticale del numero dei visitatori. Le difficoltà maggiori hanno riguardato la viabilità, con la chiusura di Forca Canapine che costringe i turisti, soprattutto quelli provenienti dal meridione, ad itinerari più lunghi e faticosi. Comunque i pellegrinaggi sono ricominciati. A settembre sono arrivati 40 pulman contro gli abituali 80 del periodo, segno di una ripresa che fa sperare in un rapido ritorno alla normalità. Per quello che concerne le attività artigianali, i prodotti agricoli, il maiale, non si sono registrati danni. Si è attivato un acquisto solidale che ha dato respiro alle imprese, con la scelta di puntare sull’acquisto on line. Insomma da questo angolo di visuale la situazione è sostanzialmente positiva. Le criticità sono di altro tipo e riguardano la difficoltà di arrivare ad una “normalità” abitativa. Tale dato, insieme ai finanziamenti per l’autonoma sistemazione anche fuori della Valnerina, ha rafforzato la spinta ad andare via. Si registra, soprattutto a Norcia, un calo degli iscritti alle scuole, una questione di non facile soluzione, come difficoltà crea la carenza di servizi. Se queste sono le ombre esistono anche le luci. I centri operativi comunali funzionano, il personale dei comuni è stato rafforzato, a Cascia l’ufficio tecnico del comune oggi ha venti unità disponibili. I tappi sono altrove, a livello regionale e centrale. E’ inevitabile parlare con Porena dei beni culturali e del loro stato. Quasi tutte le chiese sono danneggiate, in alcuni casi in modo grave, come a Norcia; per la Collegiata di Santa Maria solo la messa in sicurezza è costata da 300 a 400 mila euro; Sant’Antonio a Cascia è inagibile, nonostante i cicli pittorici siano intatti; in buono stato come si ricordava in precedenza è palazzo Santi. Per quello che concerne la rete degli ecomusei quelli già attivi nella bassa Valnerina non sono stati danneggiati, gli altri erano ancora in fieri e quindi si tratta di riprendere i progetti e puntare alla loro realizzazione, cosa più facile che per i grandi contenitori, non fosse altro per la limitatezza degli spazi necessari per le antenne, luoghi di ingresso al territorio, che costituiscono l’asse portante dell’ecomuseo. D’altro canto – come è stato già osservato – la Valnerina ha reagito meglio di altri territori alla grande crisi economica, in alcuni casi, come quello del turismo, è stata parzialmente beneficiata. Si tratta ora di vedere se il sisma provocherà effetti espansivi, come è già successo nel 1599, quando si assistette ad un ripopolamento della valle, ad una ripresa di investimenti in terreni che durò per buona parte del XVII secolo, oppure segnerà effetti regressivi come avvenne dopo il 1703. Dopo il 1979 si è avuta una ripresa economica che per alcuni aspetti ha provocato anche cambiamenti di carattere antropologico in un mix giocato su tradizione e modernità, nel prossimo futuro vedremo che succederà.

A Norcia

Se, come ci ha detto Fulvio Porena e come è possibile verificare raggiungendo la città di Santa Rita, lo skyline del centro storico di Cascia è rimasto sostanzialmente intatto, la situazione a Norcia appare completamente diversa. La raggiungiamo attraverso la statale che parte da Spoleto. Via via che ci si avvicina a Norcia appaiono in tutta la loro evidenza le ferite provocate dalle scosse del 24 agosto, del 26 e del 30 ottobre 2016: un albergo pressoché distrutto, mozziconi di case, un centro sportivo gravemente danneggiato. Quando si giunge in prossimità dell’abitato storico si infittiscono i segni della catastrofe. Porta Romana, che si apre su corso Sertorio, è completamente transennata, lungo il corso gli esercizi aperti sono uno su tre, molti si sono provvisoriamente spostati nella zona industriale e presso lo stadio, le vie parallele al centro sono spesso zona rossa, le chiese sono tutte tenute su da tubi innocenti. Anche edifici che apparentemente sembrano intatti (la sede di Unicredit, la farmacia a fine corso) espongono un cartello in cui gli esercenti comunicano di aver subito danni e di essersi spostati in aree esterne. Nella piazza troneggia la facciata della basilica di San Benedetto transennata con tubi avveniristici, dietro la facciata solo macerie. Inagibili la sede comunale e il museo civico. Se si prende poi la strada che conduce a Porta Ascolana, anch’essa sostenuta da tubi e tavole, si apre una teoria di negozi ed esercizi chiusi. La vita si è spostata oltre le mura. Prendiamo l’auto e percorriamo il circuito esterno delle mura, largamente crollate e in corso di puntellamento. L’ordinato percorso viario della circonvallazione è stato sconvolto dalla necessità di piazzare strutture di sostegno, il fondo stradale stravolto dal passaggio di camion, betoniere, gru, scavatrici. Le aree e i contenitori presso cui sono ospitate oggi le attività commerciali e di ristoro danno il senso della provvisorietà: contenitori, tensostrutture, qualche residenza provvisoria, mentre nelle aree circostanti si stanno costruendo le casette, quelle promesse dalla governatrice dell’Umbria e dal sindaco Alemanno per fine novembre. La ricostruzione è ancora di là da venire, in giro non ci sono macchine che rimuovono macerie, non compaiono cantieri, tutto lo sforzo è ancora proiettato a concludere la fase dell’emergenza

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO