Un corvo umbro sulla Croisette – La giovane cineasta Beatrice Baldacci con un corto al Festival di Cannes

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di Camilla Todini
Il Festival di Cannes, tra i più importanti
eventi cinematografici al mondo, giunge
quest’anno alla 70° edizione. La città
francese si prepara ad ospitare il meglio della
cinematografia internazionale e non manca una
buona dose d’Italia. Nel poster ufficiale volteggia
una radiosa Claudia Cardinale e Monica
Bellucci sarà la madrina della manifestazione.
Festival nato nel 1939 dalla volontà dell’allora
ministro francese alla Pubblica istruzione e alle
Belle arti di contrastare le forti ingerenze di
Hitler e Mussolini nella selezione dei film alla
Mostra d’arte cinematografica di
Venezia, vide nella sua prima edizione,
bruscamente interrotta
dalla dichiarazione di guerra del
3 settembre, Louise Lumière alla
presidenza. Un Festival storico,
un appuntamento immancabile
per chi il cinema lo fa e/o lo ama.
La manifestazione si struttura in
una Selezione ufficiale, della quale
fanno parte tutti i film in concorso,
e di alcune sezioni parallele:
Settimana internazionale
della critica, Quinzaine des Réalisateurs
e Short Film Corner.
Quest’ultima è una vetrina dedicata
ai cortometraggi fuori concorso
ma che meritano l’opportunità
di essere mostrati a un
pubblico fatto per lo più di professionisti
del settore. Il cortometraggio
è una delle tre categorie
in cui vengono suddivisi i film,
in base alla loro durata. Le altre
due sono il mediometraggio e il
lungometraggio. Come tutte le
definizioni anche queste vanno
un po’ strette all’opera cinematografica,
perciò c’è una certa elasticità
nel definire i termini esatti
delle tre tipologie. In genere si
parla di corto fino a una durata
di circa 20’ e di medio dai 20’ ai
40’, dopo di che si considerano
lungometraggi. Nei festival però
tutto diventa più definito e per
partecipare alla selezione dei cortometraggi
in concorso a Cannes,
ad esempio, si deve stare entro i
15’. Il cortometraggio della giovane
umbra Beatrice Baldacci dura 20’, perciò
fuori tempo per il Concorso ma è stato selezionato
per lo Short Film Corner. Dunque grazie
a Corvus Corax sulla Croisette ci sarà anche
un po’ di Umbria.
Beatrice non è mai stata a Cannes prima, è
molto emozionata all’idea di approdare lì con
un suo lavoro e, ci dice, andrà in compagnia
della produttrice del suo corto e di un’amica
che ha a sua volta un film nella stessa sezione.
Nata a Città di Castello e cresciuta vicino Todi,
ha una passione innata per il cinema. Non se
ne è resa conto subito, ci racconta, ma col
tempo e ricostruendo il passato, ricorda che
da piccola passava i pomeriggi davanti al televisore
a guardare i film di Totò, Frankestein Jr
e tanto altro. A otto anni le è stata regalata la
prima telecamera e subito ha iniziato a creare e
girare storie con la complicità dell’amica, vicina
di casa. Poi, per alzare il livello della sfida, ha
cominciato a cercare di riprodurre scene dei
film che vedeva. Un grande amore da cui si è
pian piano allontanata negli anni del liceo, accostandosi
di più alla fotografia, a cui si è dedicata
per diversi anni. Tanto se ne era allontanata
che dopo la maturità sceglie di iscriversi
alla facoltà di Psicologia a Padova. Qui comincia
ad avvertire un disagio tanto nelle materie
oggetto di studio quanto con la città che la
ospita, si trasferisce dunque a Milano.
Nella città della Madonnina la passione torna
a farsi sentire prepotentemente. Ricomincia a
fare scorpacciate di film e incontra amici che
condividono i suoi interessi. Prepara un video
con il quale vince una Borsa di studio allo Ied
(Istituto europeo di design, moda e artivi visive)
ma quest’ultima esperienza l’ha aiutata a capire
definitivamente che la sua strada è il cinema.
Si trasferisce dunque a Roma dove inizia a frequentare
la Rome university of fine arts (Rufa).
Il mondo delle accademie, come quello del cinema,
non è tutto rose e fiori. Ci sono diversi
aspetti negativi, soprattutto nei rapporti umani
e nel riconoscimento e nel rispetto del lavoro
altrui.
Si dà spesso per scontata la disponibilità al lavoro
gratuito, si svalutano le capacità a favore
di un costo minore, le gerarchie sono spesso
rigide e pesanti. Tutto questo non aiuta la qualità
del risultato finale. Beatrice però ha trovato
un gruppo affiatato di colleghi con i quali collaborare,
una troupe che riesce a lavorare in
perfetta armonia ottenendo grandi risultati
come il trionfo al concorso 48 Hour Film Project.
Con questa squadra ha girato Corvus Corax,
il cortometraggio che la porterà a Cannes
il mese prossimo. Lei ne ha scritto la sceneggiatura,
oltre ad averlo diretto e montato. La
storia, ci dice, ha degli spunti autobiografici
perché “non saprei parlare di qualcosa che non
conosco da vicino, che non abbia riguardato
me o qualcuno accanto a me”. Protagonista è
il disagio di un ragazzo che non riesce a integrarsi
con i suoi coetanei e che fatica a trovare
se stesso. In un divertente esperimento
di metacinema Beatrice
riprende i protagonisti impegnati
nelle riprese di un cortometraggio,
ispirato tacitamente
a La fattoria degli animali di
Orwell. L’animale assegnato a
Tom, il protagonista, è il corvo,
simbolo dell’emarginazione e
della solitudine. Questa associazione
sarà così intensa per lui
da generare una vera e propria
metamorfosi da ragazzo in uccello.
A interpretare Tom è Andrea
Arcangeli, scelto dopo più
di 40 provini, ora nelle sale con
The startup di Alessandro D’Alatri.
Quello della trasformazione,
della metamorfosi, è un tema
caro alla giovane regista e torna
più volte al centro durante la
nostra conversazione. Non a
caso tra i suoi registi preferiti
cita Xavier Dolan, straordinario
regista canadese under 30 già
autore di numerosi grandi film.
Con il suo cinema Beatrice ha
un rapporto così intimo da non
riuscire a guardare film in compagnia
di qualcun altro. Un’ autrice
di cui ci parla, poi, è Elisa
Amoruso, in particolare del suo
Fuoristrada che racconta la storia
di Pino che pian piano diventa
Beatrice (ancora una trasformazione).
Altri suoi maestri
di riferimento sono Nanni Moretti,
di cui in particolare apprezza
la produzione dei primi
anni, e Susanna Nicchiarelli, regista e sua insegnante
alla Rufa. Dunque Beatrice si dimostra
una ragazza in gamba, preparata, appassionata
e con i piedi per terra. Ma l’essere una giovane
donna umbra può essere un ostacolo? Si può
davvero fare cinema in Umbria? L’Umbria, ci
dice, è sempre dentro le sue storie. L’ambiente
in cui è nata e cresciuta è fonte di ispirazione,
il suo legame con questa terra è così forte che
quasi sempre la natura è coprotagonista dei
suoi racconti. L’essere donna in questo ambiente
senz’altro non aiuta ma è una sfida in
più e, l’abbiamo capito, a Beatrice piacciono
le sfide.
Non ci resta che farle un grande in bocca al
lupo e, considerando anche che nel panorama
cinematografico italiano c’è una grande carenza
di talenti, in particolare donne e under 30,
non si può che riporre speranza in un suo
grande futuro.

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