Umbria: conti economici regionali 2016/2018 Difficoltà e ritardi confermati

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Franco Calistri

Con un qualche ritardo rispetto alla consueta
scadenza di fine anno, l’Istat ha
diffuso i dati dei conti economici regionali
relativi al periodo 2016/2018, che per altro
in questa edizione tengono conto di nuovi criteri
concordati a livello europeo il che ha prodotto
un ricalco di tutto il triennio 2016/2018. Per
usare un’espressione che ricorre nelle fiction targate
Usa a sfondo giudiziario, i nuovi dati di contabilità
regionale certificano al di là di ogni ragionevole
dubbio il cattivo stato di salute che
continua a caratterizzare il sistema economico
umbro. Partiamo dal Pil (Prodotto interno lordo)
che nel 2018 rispetto al 2017 a livello nazionale
registra una crescita contenuta attorno allo
0,77%, che diventa 0,91% nel complesso delle
regioni del centro-nord, scendendo ad un preoccupante
0,31% nelle zone del mezzogiorno. In
questo contesto l’Umbria registra encefalogramma
piatto, con una variazione dello 0,07%
che la posiziona al quint’ultimo posto nella graduatoria
delle regioni italiane, peggio fanno Calabria
(-0,81%), Campania (-0,59%), Sicilia (-
0,27%) e Lazio (-0,22%), mentre le regioni con
migliori performance sono, guarda caso, le vicine
Marche (3,05%) ed Abruzzo (2,22%), alle quali
si aggiungono la Toscana (1,56%) e l’Emilia Romagna
(1,73%). Questo, va sottolineato, dopo
che nel 2017 l’economia umbra aveva dato un
qualche speranzoso segnale di ripresa portando a
casa una crescita dell’1,38%, pur sempre inferiore
al dato medio nazionale (1,72%) e a quello del
centro-nord (1,97%) ma che comunque la posizionava
al nono posto nella classifica delle regioni
italiane, dopo tutte le regioni del centro-nord ad
esclusione di Liguria (1,15%) e Toscana (1,25%),
aprendo spiragli di speranza per il futuro.
In conseguenza di questo andamento continua
ulteriormente a deprimersi il dato strutturale del
Pil per abitante che nel 2018 in Umbria ammonta
a 25.290 euro a fronte dei 29.220 della media
nazionale ed i 34.500 del complesso del centro
nord, marcando quindi una distanza di 13,45
punti rispetto al dato di media nazionale e di
26,69 punti rispetto al complesso delle aree del
centro-nord. Al 2008 la distanza tra Umbria e
media nazionale era di 6,16 punti e quella rispetto
al centro-nord di 18,79 punti, il che significa
che nel decennio 2008/2018 il divario tra Umbria
ed Italia si è ampliato di 7,29 punti e quello nei
confronti del centro-nord di 7,90 punti. Se si
guarda al complesso delle regioni italiane l’Umbria
è quella che nel periodo 2008/2018 registra
in termini di Pil pro capite la peggior performance
in assoluto; nessuna regione vede un aumento
del gap negativo con il dato medio nazionale di
tale ampiezza, nel Molise l’incremento è di 7,06
punti e nella Sardegna di 6,67 punti, per citare
le due uniche altre regioni con incrementi pesantemente
negativi.
Al restringimento dei livelli di produzione di ricchezza
corrisponde anche un restringimento del
reddito disponibile per le famiglie consumatrici
per abitante che al 2018 risulta pari a 18.350
euro, ovvero 2,92 punti in meno del valore medio
nazionale (18.902 euro) e 14,45 punti sotto
quello del centro-nord (21.449 euro). In termini
di reddito disponibile le distanze tra Umbria e
media nazionale e complesso del centro-nord,
pur restando significative, sono meno pesanti di
quelle evidenziate in termini di Pil pro-capite,
questo perchè sul versante della formazione del
reddito intervengono meccanismi redistributivi
(trasferimenti pubblici e minor pressione fiscale)
che in qualche modo finiscono per favorire e sostenere
il reddito disponibile delle famiglie umbre.
Ma anche in questo caso bisogna fare molta attenzione
in quanto non è dato che questo sistema
duri o possa durare all’infinito e fin da adesso alcuni
segnali di allarme iniziano a manifestarsi.
Non è un caso, infatti, che sia nel 2017 sul 2016
e nel 2018 sul 2017 l’Umbria presenti i valori
più bassi tra tutte le regioni italiane di variazione
percentuale del reddito disponibile. Nel 2017 la
crescita in Umbria è dell’1,19% a fronte di un
2,05% nazionale, di un 2,43% del centro-nord
e di un 1,45% del Mezzogiorno. Nel 2018 stesso
copione con una crescita dello 0,95% per l’Umbria,
a fronte di un 1,91% nazionale, 2,02% del
centro-nord e 1,81% del mezzogiorno. Ancora,
dieci anni fa (2008) il reddito disponibile pro
capite in Umbria era superiore, seppur di poco,
a quello medio nazionale (0,69 punti) e di 12,06
punti inferiore a quello del complesso del centro-
nord, nel 2018, come già sottolineato, il gap
con la media nazionale arriva a sfiorare i 3 punti
mentre nei confronti del centro-nord siamo vicini
ai 15 punti, segno evidente che i flussi di risorse
provenienti dall’esterno (trasferimenti pubblici e
quant’altro) sono sempre meno in grado di sopperire
alle debolezze del sistema produttivo regionale.
Sempre in relazione a questo aggregato e a conferma
di quanto sopra evidenziato, è interessante
analizzare le voci che vanno a comporre la formazione
del reddito disponibile delle famiglie
consumatrici. Al 2018 in Umbria il peso della
componente trasferimenti (la cosiddetta distribuzione
secondaria) è pari all’11,31% contro il
6,4% della media nazionale ed il 4,10% del centro-
nord. In moneta sonante, a fronte di un reddito
medio di 18.350 (valore umbro 2018) 2.080
euro sono costituiti da trasferimenti. L’Umbria
presenta per questa voce il valore più alto tra
tutte le regioni del centro-nord. Al contrario la
parte direttamente imputabile a retribuzioni in
Umbria pesa per il 41,89% contro il 45,77%
della media nazionale ed il 47,57% del centronord.
Un certo dinamismo presenta la spesa per consumi
finali delle famiglie che nel 2017 cresce in
Umbria dell’1,03%, leggermente al di sotto
dell’1,44% della media nazionale e dell’1,46%
del complesso del centro-nord. Più sostenuta si
presenta la crescita nel 2018 con una variazione
dell’1,40%, superiore sia allo 0,89% della media
nazionale sia allo 0,92% del complesso del centro-
nord. In termini di valori pro-capite al 2018
la spesa per consumi finali in Umbria si attesta
sui 17.160 euro, valore comunque inferiore di
3,68 punti rispetto al dato medio nazionale
(17.820 euro) e di 13,97 punti rispetto a quello
del centro-nord (19.950 euro). Nella graduatoria
delle regioni italiane l’Umbria si colloca come
ultima delle regioni del centro-nord, seguita dall’Abruzzo
(15.900 euro). Anche per questo indicatore
tra il 2008 ed il 2018 si registra un deciso
peggioramento; al 2008 i livelli spesa per consumi
finali delle famiglie per abitante in Umbria
erano di 1,04 punti superiori al dato medio nazionale,
mentre la distanza con i livelli del centro-
nord era di 6,68 punti.
In merito all’articolazione e dinamiche interne
del settore produttivo le informazioni rilasciate
dall’Istat sono assai scarne. In termini di valore
aggiunto per abitante si evidenzia una leggera
maggior caratterizzazione industriale della struttura
produttiva regionale rispetto al dato medio
nazionale, dovuto al peso dell’industria in senso
stretto del ternano (22,03% rispetto al 19,48%
della media nazionale) e delle costruzioni sia in
provincia di Perugia (4,69%) che in quella di
Terni (5,36%) a fronte del 4,19% nazionale. Per
quanto riguarda le attività del terziario la struttura
umbra continua a caratterizzarsi per una maggior
incidenza delle attività della pubblica amministrazione
che sia in provincia di Perugia (22,65%)
sia in quella di Terni (23,32%) presentano un’incidenza
superiore a quella riscontrata a livello
medio nazionale (20,64%). All’interno di questo
quadro da sottolineare il dato dell’agricoltura che
pur presentando livelli di incidenza non dissimili
da quelli medi nazionali si caratterizza per una
produttività (in questo caso misura come rapporto
tra valore aggiunto per abitante) superiore
sia a Perugia (3,22 punti) sia a Terni (10,62 punti)
superiore al dato medio nazionale.
Infine i dati dell’economia irregolare o sommersa
la cui incidenza al 2017 sul valore aggiunto totale
è a livello nazionale del 13,53% e dell’11,83 nel
centro-nord ma che in Umbria sale al 16,43%,
valore più alto tra tutte le regioni del centronord.
Rispetto alle tre componenti che concorrono
a determinare l’economia irregolare il peso
maggiore in Umbria è dato dalla voce rivalutazione
delle sotto-dichiarazioni delle imprese (leggi
evasione fiscale) che concorre per il 50,76% alla
formazione dell’economia irregolare (46,11%
media nazionale, 47,00% nel centro-nord).
In conclusione questi ultimi dati diffusi dall’Istat
confermano il perdurante stato di difficoltà dell’economia
regionale, la sua progressiva perdita
di terreno e scivolamento/omologazione tra le
aree meno dinamiche del paese, il tutto aggravato
da una sempre più marcata dipendenza da flussi
di risorse provenienti dall’esterno che sono però
sempre meno in grado di sopperire alle debolezze
endemiche del sistema economico produttivo regionale.

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