Tu chiamale se vuoi percezioni – Terni. Si allarga la distanza tra cittadini e amministratori

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di Marco Venanzi
La primavera è arrivata anche a Terni
ma non ha portato novità di alcun genere:
siamo ancora in attesa di conoscere
gli sviluppi dell’Operazione Spada e di
avere aggiornamenti sostanziali sulla questione
gravissima dei debiti fuori bilancio sulla cui
entità reale e sul cui impatto sociale è difficile
esprimersi, anche perché condizionerà la nostra
vita per anni.
L’unico evento che si è svolto, pur in un clima
surreale e per la mancanza di dibattito e per lo
scarso rapporto con la città, è stato il congresso
del Partito democratico. Siamo ancora in attesa
delle primarie del 30 aprile nelle quali si esprimeranno
i simpatizzanti e i sostenitori senza
tessera, ma il parere degli iscritti resta per noi
uomini del Novecento un punto importante
per capire lo stato di salute del partito che tra
mille difficoltà governa la città e la regione. I
dati sono a disposizione di tutti in rete: Renzi
ha vinto in tutta la Provincia di Terni, ottenendo
il 70,1% dei voti; Orlando ha avuto il
27,8% delle preferenze, mentre Emiliano il
2,1%. Nella città capoluogo Renzi ha ottenuto
il 64,7%, Orlando il 34,2%, Emiliano l’1,1%.
Anche senza considerare nel ragionamento
l’impatto sul partito della scissione e di alcuni
addii eccellenti, che non siamo ancora in grado
di valutare, a votare non sono andati in molti:
al di là delle percentuali roboanti a Terni hanno
votato solo 977 persone, dati lontani dai tempi
della fase Pds-Ds anche se migliori rispetto al
2013, anno dell’ultimo congresso. In tutta la
Provincia di Terni hanno votato 2.100 iscritti,
ben 1.123 persone in più rispetto alla città
dell’acciaio.
Renzi ha preso più voti nei circoli della fascia
Borgo Rivo-Gabelletta, a San Giovanni, nei
circoli Sanità, Trasporti e “Moro”, a Villaggio
Italia e nella sezione del centro città. Il resto
delle periferie ha votato in grande misura per
Orlando. Non è credibile la lettura che vede il
voto come il segnale della contrapposizione
tra il centro urbano radical chic renziano e la
periferia “operaia-ex comunista”, perché il Pd
non ha più un forte legame con i gruppi sociali
che sostenevano il Pci-Pds-Ds ed è dal punto
di vista della rappresentanza dei mondi popolari
abbastanza nebbioso.
Se si considera che Orlando è stato sponsorizzato
dal sindaco Leopoldo Di Girolamo, dal
senatore Gianluca Rossi, dal segretario comunale
Jonathan Monti e da quello provinciale
Carlo Emanuele Trappolino, ci si accorge che
il congresso ha rispecchiato le storiche spaccature
politico-territoriali nel partito ternano
con la solita guerra per bande e i diversi satrapi
locali che si sono risvegliati per il congresso
per appoggiare o osteggiare i dirigenti; l’unico
dato di rilievo è che il gruppo di comando del
partito ormai “bollito” non ha perso soltanto
clamorosamente nel centro ma anche nell’importante
circolo Sanità. Se si pensa alla vicenda
della sede dell’Usl, alle beghe con l’Università
di Perugia e ai problemi dell’ospedale il fatto
certo non stupisce.
La lettura dei dati è ad ogni modo, più complessa.
Gli iscritti, a nostro parere, pur di togliersi
di torno il vecchio gruppo dirigente che
ha portato la città al punto in cui si trova,
hanno sposato la causa dei giovani e capaci
renziani ternani rappresentati dal competente
e rispettabile Fabio Narciso. Il fatto che questo
abbia significato a livello nazionale sostenere
Renzi è stato probabilmente secondario perché
la battaglia è stata tutta giocata sulla rottamazione
di coloro che stanno gestendo il Pd locale
e la città.
La contrapposizione tra vecchio e nuovo, tra
l’altro, è stata sempre leggibile nei documenti
del partito, in quelli dei consiglieri comunali
e in quelli della giunta e del sindaco prodotti
nell’ultimo anno. D’altra parte, è impensabile
che il gruppo Rossi-Di Girolamo molli anche
soltanto un incarico o un ruolo apicale e capire
cosa propongono i renziani ternani e quale visione
della città li guida non è ancora del tutto
possibile. Alla fine è probabile che anche i sostenitori
di Orlando diventino nel breve periodo
tutti renziani più o meno ortodossi, più
o meno eretici.
L’elemento interessante che emerge, però, dai
dati è il fatto che la città sta abbandonando il
Pd e ciò sta avvenendo in misura maggiore
che nel resto della Provincia di Terni. E’ chiaro
anche che la partecipazione di 977 votanti non
richiede raffinate analisi statistiche o riflessioni
sociologiche particolarmente accurate ma pone
semplicemente una domanda: dove erano i
ternani mentre il Pd si appassionava al proprio
autoreferenziale congresso? I nostri concittadini,
secondo i dirigenti del Pd, sono stati
preda dei populismi, delle associazioni e dei
comitati che fanno dell’allarmismo la regola,
dei più retrivi movimenti reazionari e dei neofascismi;
i ternani sono stati in balia del demone
della paura e delle percezioni liquide
della società globalizzata centrifugate dai social,
rimescolate nei bar e finite in bocca alle folle
manzoniane che frequentano i vicoli del centro
cittadino. In realtà, molti cittadini di Terni,
avvitati nella crisi economica, non sopportano
più la situazione politica, sociale, culturale
delle città e vedono la sinistra al governo come
il principale responsabile del disastro, ma il
Pd li accusa di essere vittime di percezioni fasulle,
indotte dagli apprendisti stregoni di
turno.
La manifestazione contro gli inceneritori, la
vera novità della primavera ternana, che ha visto
la partecipazione di migliaia di persone,
ha dimostrato che si possono stanare i governanti
ternani e umbri e ha scatenato il panico
tra le istituzioni che stanno affrontando il problema
degli inceneritori e del rapporto industria-
ambiente in città in maniera caotica, disorganica
e poco efficace tra dichiarazioni fuori
luogo, affermazioni di principio e incapacità
a gestire la complessità del problema. Ovviamente
i grillini stanno sguazzando e raccogliendo
consensi in mezzo ai fallimenti della
giunta Di Girolamo nel gestire la questione
degli assurdi inceneritori, il problema della discarica
dell’Ast, dei pozzi inquinati, l’incredibile
progetto dell’acquedotto Terria-Pentima,
i rifiuti abbandonati in alcune zone della città
e il problema oggettivo della sporcizia di cui
la città è stracolma.
Nel giro di pochi anni la giunta Di Girolamo
ha bruciato il consenso e la fiducia che la sinistra
aveva costruito in decenni. I suoi assessori
si sono decisamente impegnati nel distruggere
un’idea di città, quella del lavoro e dell’industria
per intenderci, con il piglio dei radical
chic e del perbenismo dei neofiti del neoliberismo,
senza riuscire a costruire un briciolo di
alternativa che potesse traghettare il passato
nel futuro. Il risultato è una città che sta scivolando
verso il Meridione e che assomiglia
sempre più alle periferie di Roma o alle sue
cittadine satellite dove puoi dormire e basta.
Ci è voluto impegno per far rifiutare ai ternani
ogni discorso sensato di sviluppo economico
industriale e per consegnarli nelle braccia dei
movimenti della decrescita felice, dei “No a
prescindere”, di coloro che dicono frasi tipo
“Terni c’era prima delle acciaierie e ci sarà anche
dopo”, di chi parla dell’industria ternana
come un’aberrazione e sogna di cancellare il
Novecento visto come un secolo di orrori. Peccato
che Terni è stata in Italia la città del Novecento
e della modernità, è stata la “città dinamica”
di fascista memoria, è stata la città di
De Carlo e della partecipazione, è stata la
“Manchester italiana” dove un tempo potevi
trovare gente che faceva sculture con gli scarti
della tornitura o il pittore futurista. Ora, dopo
venti anni nei quali il problema ambientale e
della salute è stato lasciato in ombra per assecondare
in ogni modo i tedeschi della ThyssenKrupp
o qualche azienda amica, i ternani
hanno iniziato a rifiutare ogni attività che utilizza
intensivamente energia e ovviamente aumenta
il livello di inquinamento dell’aria della
conca. Invece di attivare politiche per mezzo
delle quali dimostrare che lo sviluppo industriale
può essere a certi livelli compatibile con
alti percorsi di ricerca scientifica e culturale e
con l’ambiente si è preferito il negazionismo e
si è deciso di aspettare non si sa bene cosa.
Il problema dei ternani sono state le percezioni
sbagliate del popolo ignorante. A Terni andava
tutto bene: poi, un giorno, arrivarono i barbari.

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