Terni

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di Renato Covino

Le sezioni riunite della Corte dei conti, cui la giunta comunale di Terni ha avanzato ricorso contro la sentenza della magistratura contabile regionale che respingeva il suo piano di riequilibrio, ha a sua volta bocciato la proposta del Comune. A questo punto tre sono le vie percorribili. La prima è quella di presentare un nuovo ricorso, cosa che non è chiaro se sia possibile, ma che comunque si configurerebbe come una sorta di accanimento terapeutico. La seconda è che il Consiglio comunale voti lo stato di dissesto, in questo caso tre funzionari dello Stato affiancherebbero il sindaco e la giunta per la gestione del rientro dal deficit. La terza è non votare il dissesto con il conseguente scioglimento del Consiglio e l’arrivo di un commissari prefettizio. Posta la irrealizzabilità della prima soluzione, la seconda e la terza, in modo diverso, pongono il problema della messa sotto tutela del non virtuoso Comune e la fine di diritto o di fatto dell’amministrazione Di Girolamo. Indipendentemente dalle soluzioni adottate quello che avverrà sancisce alcuni fatti difficilmente contestabili. Il primo è che il fronte che ha sostenuto l’amministrazioni, in primo luogo, il Pd è a stracci. Il partito renziano è ormai in caduta libera e alcuni sondaggi lo danno sotto il 20%. Ciò peserà sulle prossime elezioni politiche e contribuirà a determinare percentuali regionali che si configurano comunque in calo. Il secondo è che difficilmente una coalizione di cui il Pd sia, in modo evidente o sotterraneo, il pivot ha possibilità di vincere le elezioni. E’ probabile che si vada ad una coalizione di cui saranno parte integrante pezzi di mondo cattolico, massoneria e notabilato locale cui si contrapporranno i Cinque stelle. Insomma il Pd, ma anche la sinistra, sono fuori gioco. Peraltro qualunque sia la soluzione adottata nel breve periodo non è difficile prevedere un rincaro generalizzato delle tariffe dei servizi e delle tasse, dato che non migliora certamente la situazione dell’amministrazione di centrosinistra. In sintesi, con le sue patologie, è l’epifenomeno di una generalizzata destrutturazione del sistema politico umbro. Con quali percorsi ed esiti è ancora presto per prevederlo.

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