Terni: la città creativa e la cultura della fabbrica

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di R.C.

Vale la pena di interessarsi, in questo scorcio di estate, di Terni? Apparentemente no. Per la crisi comunale occorrerà attendere ottobre per sapere cosa avverrà. Le vicende dell’Ast non registrano significative evoluzioni, come le questioni ambientali, le vicende delle municipalizzate e via di seguito. Il torpore della politica cittadina è rotto solo dal dibattito sulla sicurezza, che ha visto l’un contro l’altro armati il capogruppo Pd in Consiglio comunale Andrea Cavicchioli e il sindaco Leopoldo Di Girolamo, concessione ad un’opinione pubblica incanaglita. C’è, tuttavia, un dato che merita di essere sottolineato. Si continua con il ritornello della città creativa e della fine prossima ventura del modello di sviluppo industriale. Si insiste sullo sganciamento di Terni dall’Umbria e sulla necessità di collocarsi in una fascia dell’Italia centrale con asse Roma. I corollari sono noti: la città creativa, il distretto culturale, il volontariato in rete come protagonista, le start up, gli spin off e via di seguito. A questo proposito, tuttavia, la produzione di idee e soprattutto la loro veicolazione è scarsa. Il volontariato e l’associazionismo culturali sono sordi, preferiscono intervenire sul loro specifico, piuttosto che fare reti dove il pivot sarebbero le squalificate istituzioni comunali. Ma, a parte ciò, c’è un elemento che è bene ricordare. Terni è una città industriale ed operaia. Probabilmente tra qualche decennio non sarà più così, ma quello che è certo che le culture diffuse, le identità comunitarie hanno questa matrice. Pensare di farne carne di porco è perlomeno azzardato. Non a caso quando la fabbrica è minacciata scattano le solidarietà tra i lavoratori e tra essi e la città: istintivamente si comprende che senza la fabbrica Terni non è niente, non esiste come aggregato urbano. Ed è proprio questo che si comincia, sia pure con difficoltà, a capire. Negli ultimi due mesi hanno visto Inox, il bel romanzo di Eugenio Raspi, ex lavoratore dell’Ast, che ripercorre la vita di fabbrica, le contraddizioni del mondo del lavoro, i passaggi della vertenza del 2014; la riedizione dei due libri di Sandro Portelli dedicati a Terni con il titolo La città dell’acciaio. Due secoli di storia operaia, in cui si ripropongono rivisitate e “asciugate” quasi 300 interviste che ripercorrono la vicenda ternana da prima dell’industrializzazione ai giorni nostri; infine il pregevole docufilm di Greca Campus e Matteo Saltalippi sulla vertenza del 2014 con undici interviste a lavoratori, sindacalisti, tecnici dell’Ast. Insomma di fronte ai teorici della “città creativa” si assiste ad un interesse non scontato e di qualità sulla fabbricare chi ci lavora. Alcuni capiscono che non si può non partire che da lì, che è l’unico modo di superare una crisi che altrimenti rischia di essere esiziale. Segno che la cultura e la produzione culturale continuano ad essere un terreno di battaglia politica.

covino@micropolis.umbria.it

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