Terni: Di Girolamo al capolinea?

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di Renato Covino

Alla fine Di Girolamo, sindaco di Terni, si è dimessso. Ci sono volute due bocciature del piano di riequilibrio presentato dall’amministrazione – quella della Corte dei conti regionale e quella l sezioni riumite della magistratura contabile – e le contestazioni in aula, con urla e grida per convincerlo al passo. Sembra che sia finita e che venga il commissario prefettizio con la possibilità che a giugno si vada a nuove elezioni. Ma è proprio così? Non è detto. Le dimissioni di Di Girolamo debbono essere confermate dopo venti giorni ed è possibile che in questo lasso di tempo – votato in Consiglio il dissesto – la maggoranza decida di andare ad una nuova giunta Di Girolamo, sotto tutela dei tre commissari che dovrebbero sovraintendere comunque per cinque anni alle finanze comunali, arrivando così alla scadenza naturale del 2019. La legge lo consente. Certo è che arrivare alle elezioni politiche con l’insediamento del commissario non deporrebbe a favore delle forze che hanno sostenuto l’esperienza del sindaco uscente e sarebbe come gettare benzina sul fuoco. Sarebbe il segnale di un dissolvimento non tanto del blocco sociale – quello ormai non c’è più da anni – quanto della rete di interessi che costituisce il blocco elettorale del Pd. Questo in una situazione in cui nel partito renziano regna il caos e ognuno corre per se, sotto l’ombrello dell’ex statista di Rignano. Quindi calma e gesso. Bisognerà attendere i venti giorni canonici per capire se le dimissioni siano operative o solo un modo per prendere tempo e verificare se ci siano o meno le condizioni per andare avanti. Vero è che in una situazione come quella del Pd ternano, dopo mesi in cui è successo di tutto, con un discredito montante e un gruppo dirigente dove vige l’ hobessiano homo hominis lupus, è difficile prevedere che ci sia un ricompattamento sia pure provvisorio di forze. Ci si potrebbe così trovare di fronte ad una situazione in cui si va alla campagna elettorale comunale, sperando di scaricare maramaldescamente tutte le responsabilità sul sindaco dimissionario, secondo un criterio di cannibalismo politico a cui dovremo cominciare ad abituarci.

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