Senza arte né parte – Boom della disoccupazione giovanile: 53,1% a Terni e 34,1% a Perugia nel 2015

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di lavoro1Lorenzo Testa*, Mario Bravi**
Le pesanti criticità con cui devono scontrarsi
i giovani in cerca di prima occupazione
non sono una specificità italiana
ma riguardano il mondo intero. Come affermato
nel 2013, e sostanzialmente confermato nell’edizione
del 2015 dal Global employment trends
for youth elaborato dall’Ilo, l’Organizzazione internazionale
del lavoro, “oggi non è facile essere
giovani nel mercato del lavoro”.
I dati Istat qui analizzati dimostrano che la condizione
dei giovani in Umbria non fa eccezione
al panorama globale. Dal 2004, e più in particolare
a partire dall’inizio della crisi economica, gli
indici hanno peraltro registrato un deciso peggioramento.
Nella nostra regione nel 2015 gli occupati
tra i 15 e i 24 anni (intervallo che nei rapporti
internazionali indica la fascia giovani) sono
stati appena 13.903 ovvero il 41,6% in meno di
quelli censiti nel 2004. E pensare che nel periodo
precedente alla crisi l’occupazione giovanile in
Umbria aveva registrato una dinamica leggermente
positiva, in controtendenza rispetto all’Italia
e alle regioni limitrofe. L’evoluzione successiva
(2004-2015), invece, è stata talmente negativa
da determinare un calo assai superiore a quello
toscano (-34,6%) e più vicino a quello marchigiano
(-43,2%) e medio italiano (-44%). La situazione
rimane pesante, ma meno drammatica,
per gli occupati tra i 25 e i 34 anni. Per questa fascia
di età l’Umbria (-24,6%) fa registrare la minor
diminuzione percentuale tra i riferimenti considerati
(-31,7% in Italia, -32,7% in Toscana e –
33,3% nelle Marche).
Anche il tasso di disoccupazione conferma la gravità
della situazione per i giovani tra 15 e 24 anni.
Nel 2004 l’Umbria possedeva il minor tasso di
disoccupazione giovanile tra i riferimenti considerati,
inferiore di 0,3 punti percentuali (p.p.) a
quello toscano e marchigiano e di 7,7 p.p. a quello
italiano. A causa del forte aumento dal 2004
(+22,9 p.p.), che risulta il maggiore per intensità,
l’Umbria ha fatto registrare nel 2015 un tasso di
disoccupazione giovanile pari al 38,7%, vicino al
preoccupante dato italiano (40,3%) e superiore a
quelli di Toscana (32,7%) e Marche (32,0%).
Alla pessima evoluzione ha contributo principalmente
la provincia di Terni (+37,1 p.p.) con un
aumento addirittura maggiore del doppio di
quello della provincia di Perugia (+18,4 p.p.).
Quindi, sebbene il tasso di disoccupazione giovanile
partisse nel 2004 in entrambe le province
da valori vicini e inferiori agli altri riferimenti,
tale dinamica ha portato ad una divergenza piuttosto
marcata. Nel 2015 l’indice in provincia di
Perugia (34,1%), pur restando ben al di sotto di
quello nazionale, ha superato quelli di Toscana e
Marche, mentre nel ternano è stato superiore di
ben 12,8 p.p. al dato nazionale, attestandosi al
preoccupante 53,1%.
Nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni l’evoluzione
del tasso di disoccupazione è stata decisamente
meno critica. In Umbria, dal 2004, l’indice in
questione è cresciuto meno che in tutti gli altri
riferimenti (+5,6 p.p.) giungendo nel 2015 al
13,2%, un dato superiore a quello toscano
(12,8%), ma inferiore a quelli delle Marche
(13,7%) e della media italiana (17,8%). La crescita
è avvenuta con la stessa intensità in entrambe
le province, a Perugia dove il tasso si è fermato al
13,2%, come a Terni (14,2%).
Il tasso di disoccupazione dei giovani da 15 ai 24
anni è generalmente almeno doppio rispetto a
quello generale. L’Umbria, dal 2004 al 2015, è
passata da essere il riferimento con il più basso
rapporto tra i due tassi di disoccupazione, a quello
con il valore più alto (da 2,7 a 3,7). L’apporto
della provincia di Terni è stato determinante: infatti
il valore dell’indice nella provincia di Perugia
è arrivato a 3 mentre quello nel ternano è risultato
uguale a 5,3, rispettivamente il minore e il maggiore
tra i riferimenti considerati.
Il tasso di occupazione giovanile in Umbria è diminuito
dal 2004 di 12 p.p. arrivando nel 2015
al 17,7%, ancora superiore a quello nazionale
(15,6%) ma inferiore a quelli di Toscana (19,2%)
e Marche (18,9%). La diminuzione è seconda
solo a quella marchigiana (-13,4 p.p.) ed è invece
superiore a quella toscana (-11,1 p.p.) e italiana
(-11,7 p.p.). Anche in questo caso il contributo
di Terni è stato determinante: infatti nel 2015 il
tasso di occupazione giovanile perugino (19,1%)
è risultato sostanzialmente pari a quello toscano,
mentre l’indice ternano (13,1%) è apparso inferiore
di 2,5 p.p. rispetto a quello nazionale. Anche
la diminuzione in provincia di Terni (-12,4 p.p.)
è stata più forte di quella perugina (-11,9 p.p.).
Tornando alla fascia compresa tra i 25 e i 34 anni
il tasso di occupazione è diminuito dal 2004 di
6,8 p.p., risultando nel 2015 pari al 67,9%. Nonostante
la diminuzione umbra sia stata la meno
accentuata tra i riferimenti considerati, l’indice
nel 2015 è risultato inferiore a quello toscano
(68,8%) e marchigiano (68,1%) e superiore solo
a quello medio nazionale (59,7%). Malgrado nel
ternano la diminuzione (-10,9 p.p.) sia stata la
più forte, in questa provincia l’indice è risultato
inferiore solo a quello toscano. Al contrario, a
fronte di una minor diminuzione (-2,3 p.p.), l’indice
perugino nel 2015 (67,3%) è stato superiore
solo a quello medio nazionale.
In Umbria, come negli altri riferimenti, l’aumento
del tasso di disoccupazione si è verificato nonostante
la riduzione del tasso di attività dei giovani
tra i 15 e i 24 anni. La riduzione è risultata in
Umbria (-6,4 p.p.) minore di quella toscana (-
7,5 p.p.), marchigiana (-10,7 p.p.) e media nazionale
(-9,5 p.p.). Ciò ha portato il tasso di attività
giovanile umbro nel 2015 (28,8%) ad essere
superiore a quelli di Toscana (28,5%), Marche
(27,8%) e Italia (26,2%). La caratteristica eterogeneità
tra le due province è meno spiccata rispetto
al presente indice e, nonostante la diminuzione
del tasso di attività giovanile a Terni (-2,3
p.p.) sia stata inferiore di quella di Perugia (-7,7
p.p.), nel 2015 l’indice ternano è risultato comunque
inferiore a quello perugino (rispettivamente
28% e 29%).
L’incremento del tasso di disoccupazione e la diminuzione
del tasso di attività dei giovani tra i
15 e i 24 anni non sembra dovuto ad una maggiore
partecipazione ai percorsi di istruzione o di
formazione. Infatti, in Italia e nelle regioni considerate,
è aumentata la percentuale dei giovani
non occupati e non inseriti nei percorsi di istruzione
o di formazione (Neet). Nel 2015 il livello
dell’indice in Umbria (16,9%) e la sua evoluzione
dal 2004 (+6 p.p.) sono risultati molto simili a
quelli di Toscana (16,4% e +5,8 p.p.) e Marche
(17% e +6,4 p.p.), ancora ben al di sotto del dato
nazionale (21,4%) cresciuto di 4,6 p.p.
Considerazioni conclusive
L’Umbria, come l’Italia, ha sperimentato negli
anni della crisi un netto peggioramento della condizione
lavorativa dei giovani, specialmente di
quelli tra i 15 e i 24 anni. Rispetto a quest’ultima
fascia di età, il numero di occupati si è quasi dimezzato.
L’aumento dei Neet dimostra che la dinamica
occupazionale giovanile negativa non è
dovuta all’aumento del livello di istruzione. Nel
2015, i giovani che non lavoravano e non erano
inseriti in alcun percorso di formazione sono arrivati
a toccare percentuali preoccupanti, intorno
al 17% in Umbria e al 21,5% in Italia.
La situazione dell’Umbria e delle altre regioni
considerate è, tuttavia, più positiva di quella media
italiana. Gli indici analizzati descrivono la Toscana
come la regione contraddistinta dalla migliore
condizione lavorativa giovanile. L’Umbria, invece,
con un tasso di disoccupazione vicino a quello
italiano, sembra essere la regione più critica tra
quelle analizzate.
Il contributo determinante alla peggiore dinamica
dell’Umbria è apportato dalla provincia di Terni,
la cui situazione, anche rispetto alla condizione
lavorativa giovanile, è particolarmente critica. Un
dato su tutti è l’aumento di quasi 40 p.p. dal
2004 del tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24
anni, che nel 2015 ha superato addirittura il 50%.
Dunque, nel ternano, più di un giovane su due
che cerca lavoro non riesce a trovarlo.
La difficile condizione lavorativa dei giovani e le
disparità tra generazioni sono stati due argomenti
molto in voga tra chi auspicava una diminuzione
della protezione all’impiego, attuata poi dalle riforme
del mercato del lavoro degli ultimi due decenni.
Quanto emerge dagli indici analizzati, in
particolare dall’alto rapporto tra il tasso di disoccupazione
dai 15 ai 24 anni e quello generale e
dal suo tendenziale aumento, sembrerebbe sconfessare
l’effetto positivo di tali riforme sulla condizione
lavorativa dei giovani.

*Università degli Studi “Roma Tre”
e Ires Cgil Umbria
**Presidente Ires Cgil Umbria

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