Ritorno a Ciaurro

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Luca Diotallevi, sociologo e presidente dell’Azione cattolica ternana, in un suo intervento sul “Corriere dell’Umbria” ha sostenuto che così come stanno le cose alle prossime comunali a Terni al ballottaggio andranno i 5 Stelle ed il centro destra. La destra farà il pieno al primo turno, il pentastellati hanno potenzialità di espansione maggiori al secondo turno, potendo attrarre il voto degli elettori di centro sinistra. C’è un’alternativa a tale quadro che Diotallevi individua in “un’iniziativa che oggi potremmo definire macroniana, ma che in realtà proprio i ternani inventarono 25 anni fa” e che porta il nome del sindaco Ciaurro. I protagonisti di questa operazione sarebbero “chi nel Pd non ha responsabilità per il fallimento degli ultimi 20 anni [che] trasparentemente rompe con la casa madre … e si allea con chi nel centro destra non è affetto dal delirio di autosufficienza e con civici capaci di non frammentarsi”. In tal modo i ternani sarebbero di fronte a due opzioni di discontinuità “una populista e l’altra no”. Non sappiamo se il presidente dell’Azione cattolica creda che si tratti di un’alternativa reale oppure scriva di una ipotesi di scuola. Quello che è certo che lui stesso è consapevole che si tratta di una possibilità relativamente remota. A nostro parere difficile da realizzarsi e certamente destinata all’insuccesso. D’altra parte quando si parla di un candidato sindaco critico della giunta commissariata il rischio è o di trovarne troppi o nessuno (a meno che non proponga se stesso). Quello che sfugge a Diotallevi è la disperazione della città, la sfiducia nei confronti delle élite, la rabbia contro l’establishement, il nicodemismo delle classi dirigenti, il disimpegno degli intellettuali. I ternani vogliono altro: un colpo di spugna nei confronti un passato prossimo che a ragione ritengono deludente. Il richiamo a Ciaurro, al netto delle opinioni sul vecchio sindaco, appare perlomeno improprio. In questo caso se si tentasse un’operazione analoga si verificherebbe una situazione in cui verrebbe da dire con il vecchio Marx che la storia si ripete sempre due volte la prima in forma di tragedia, la seconda di farsa.

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