Riti vecchi e nuovi – Dal Pd a Rifondazione la sinistra tra congressi e primarie

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di Franco Calistri
A tre giorni dalle primarie che consacreranno
per la seconda volta Matteo Renzi
alla testa del Partito democratico non è
forse inutile ripercorrere, a grandi linee, le tappe
del complesso e bizantino percorso congressuale
apertosi con le dimissioni del segretario dopo la
sconfitta referendaria del 4 dicembre e che si
chiuderà con l’Assemblea nazionale del 7 maggio.
In prima battuta si sono espressi gli iscritti nei
congressi di circolo i quali, oltre a votare per i
candidati alla segreteria nazionale, sono stati
chiamati ad eleggere i delegati alla convenzione
provinciale, che a loro volta hanno eletto i delegati
alla convenzione nazionale. Un organo, quest’ultimo,
stando all’articolo 8 del regolamento
congressuale, praticamente inutile, in quanto
chiamato a prendere semplicemente atto dei risultati
delle votazioni nei circoli e a stabilire chi
dei candidati alla segreteria possa andare alle primarie
(ovvero i tre che hanno ottenuto il maggior
consenso ed abbiano comunque superato la soglia
del 5% dei voti).
Qui finisce il partito, o meglio la possibilità degli
iscritti di determinare linee politiche ed assetti
interni ad esso. Da questo momento la parola (e
i fatti) passa(no) al “popolo delle primarie” che,
come noto, sono aperte a tutti per la modica
cifra di 2 euro; primarie con le quali si sceglie il
segretario e si elegge la stessa assemblea nazionale,
l’organo di indirizzo della politica nazionale del
partito.
In Umbria la mozione Renzi-Martina è guidata
dalla presidente Marini e da Eleonora Maghini
nei due collegi in cui è divisa la provincia di Perugia,
e da Roberta Isidori a Terni. Per Orlando
si schierano Valeria Cardinali e Nando Mismetti
a Perugia e Leopoldo Di Girolamo a Terni. Infine
capilista per Emiliano sono Domenico De Marinis
(Perugia 1), Andrea Marconi (Perugia 2) e
Federico Giovannini (Terni).
Nel 2013 ai congressi dei circoli Pd votarono
296.000 iscritti, alle primarie 2.800.000; in quel
caso ci fu alle primarie la conferma del candidato
più votato dai circoli, cioè Matteo Renzi, che
passò dal 45,3% al 67,6%. Di conseguenza la
minoranza guidata da Gianni Cuperlo, nella
quale si riconosceva il 39,4% degli iscritti, si
trovò ad essere rappresentata all’interno dell’assemblea
nazionale, in forza del voto delle primarie,
con appena il 18,2%.
E cosa succederebbe nel caso in cui il segretario
(e la linea politica) indicato a maggioranza (anche
consistente) dagli iscritti al partito venisse sonoramente
battuto con il voto delle primarie da
un altro candidato portatore di una linea politica
che la gran parte degli iscritti non vuole? Se si
voleva l’ennesima riprova della fine del ruolo e
della funzione nazionale dei partiti, con buona
pace dell’articolo 49 della Costituzione (“Tutti i
cittadini hanno diritto di associarsi liberamente
in partiti per concorrere con metodo democratico
a determinare la politica nazionale”) e, a livello
territoriale, del loro declassamento a circoli
elettorali governati dai capi bastone di turno
(come ampiamente dimostrato dalle ricerche
condotte da Fabrizio Barca), eccola servita.
A questa tornata di congressi di circolo (6.033
tra Italia ed estero) ha partecipato il 59,1% degli
iscritti ovvero 266.054 (in diminuzione rispetto
al 2013 in termini assoluti ma in crescita in termini
percentuali – 55,4% nel 2013 – a causa del
calo di iscritti verificatosi in questi anni). Come
ampiamente previsto hanno decretato una vittoria
netta e schiacciante di Matteo Renzi che
ha raggiunto 176.657 voti pari al 66,7%, seguito
da Andrea Orlando che con 66.842 voti ha ottenuto
il 25,3%, mentre il governatore della Puglia
Michele Emiliano si è dovuto accontentare
di un magro 8,0% (21.220 voti) che comunque
gli ha permesso di passare il turno e presentarsi
ai gazebo del 30 aprile.
Renzi ha vinto in tutte le regioni tranne che in
Puglia, dove Emiliano ha ottenuto il 42,8% a
fronte del 40,3% dell’ex segretario. Ma soprattutto
in diverse regioni ha superato la soglia del
70%, come nella Campania del governatore De
Luca (77,2%), in Calabria (76,0%) ed in Umbria
(75,9%). Nella nostra regione un risultato
che cancella quello deludente del referendum
del 4 dicembre, quando il Sì alla riforma costituzionale
si fermò al 48,8%. Sopra il 70% si è
collocato anche in Molise (74,2%), in Sardegna
(72,0%) e nelle Marche (71,3%) ed ha ottenuto
risultati superiori al 60% anche nelle storiche
regioni rosse della Toscana (68,1%) e dell’Emilia
Romagna (63,2%) e, al Sud, nella Basilicata dei
fratelli Pittella (64,0%). Quanto a Orlando, il
risultato migliore lo ha avuto in Valle D’Aosta
(42,02%), sebbene non sufficiente ad arrivare
primo. Deludente l’esito nella sua regione, la Liguria,
dove ha preso il 39,2% contro il 60,0%
di Renzi.
In Umbria dei 13.380 tesserati al Pd (9.700 in
provincia di Perugia e 3.680 in quella di Perugia)
hanno partecipato e votato nei 230 congressi di
circolo solo 7.199 pari al 53,8%, percentuale
più bassa di quella media nazionale, anche se,
contrariamente a quanto avvenuto a livello nazionale,
rispetto al 2013 il numero di votanti è
aumentato (+863). I dati, non ancora ufficiali,
vedono Matteo Renzi con 5.461 voti al 75,9%,
Andrea Orlando con 1.601 al 22,2% e Michele
Emiliano con 137 preferenze all’1,9%.
In provincia di Perugia Renzi ottiene il 78,2%,
Orlando il 20,0% ed Emiliano l’1,8%. Nell’insieme
dei 29 circoli del capoluogo regionale
Renzi si attesta al 76,3%, battuto da Orlando
nei circoli di Colle Umberto, Pretola (dove Orlando
porta a casa l’81,3% dei consensi, ovvero
13 voti su 16), Settevalli e V Circoscrizione. Nel
resto della provincia è nettamente in testa in
tutti i circoli dell’Alta Valle del Tevere, dell’Eugubino,
dell’Assisano, del Tuderte (con l’unica
eccezione di Papiano dove prevale Orlando con
7 voti a 4), del Folignate e dello Spoletino-Valnerina.
Unica area non completamente sotto
controllo dei renziani è il Lago Trasimeno dove
Orlando riesce a prevalere nei due circoli di Magione,
a Piegaro e a raccogliere complessivamente
il 35,0% dei consensi con Renzi 63,0% .
In provincia di Terni, con un’affluenza del 58,4%
Renzi si deve accontentare del 70,1%, con Orlando
al 27,8% ed Emiliano al 2,1%. Nel capoluogo,
dove vota il 58,3% dei tesserati, con il
segretario cittadino, Jonathan Monti, e quello
provinciale, Carlo Emanuele Trappolino, schierati
con Orlando, Renzi scende al 64,7%, con
Orlando al 34,2% che lo supera nei circoli di
Marmore, Papigno, Collestatte-Torre Orsina e
Borgo Bovio-Valserra. Nel resto dei centri maggiori
della provincia è Renzi a prevalere anche se
in molti casi con percentuali non schiaccianti
(ad esempio ad Orvieto passa con il 47,1% contro
il 40,4% di Orlando).
Mentre si chiudevano i seggi dei circoli sul tavolo
dei segretari provinciale e regionale giungeva la
lettera con la quale 45 dirigenti del Pd della provincia
di Perugia formalizzavano il loro addio e
l’approdo ad Articolo1-Mpd. Tra questi il consigliere
regionale Attilio Solinas, i veterani Renato
Locchi, Lamberto Bottini e Piero Mignini, esponenti
socialisti come Daniela Albanesi ed Ornella
Bellini, Valerio Marinelli, già coordinatore della
mozione Marino alle primarie del 2009, ma anche
sette tra segretari di circolo e componenti
delle segreterie comunali. Per tutta risposta il segretario
regionale Giacomo Leonelli scriveva una
lunga ed argomentata lettera al senatore Miguel
Gotor, eletto in Umbria e tra coloro che hanno
seguito Bersani e Speranza, chiedendogli di saldare
i conti versando il dovuto alle casse regionali
del Pd.
In contemporanea con le primarie Pd, a Spoleto
si è celebrato il X Congresso nazionale di Rifondazione
comunista, formazione politica che oggi
conta in Italia 16.282 iscritti dei quali 966
(5,9%) in Umbria (766 in provincia di Perugia,
230 in quella di Terni). In questo caso tutt’altra
sceneggiatura; niente nomi, niente primarie ma
la vecchia tradizione dei documenti politici e
degli emendamenti, quella roba dove non di
rado si discute appassionatamente su un aggettivo
o su un punto e virgola (ma il comunismo,
come la vita, è fatto di sfumature). Due i documenti
presentati. Il primo (Socialismo XXI, per
un nuovo umanesimo) sottoscritto dalla gran
parte del gruppo dirigente e corredato di tre tesi
sostitutive di altrettanti capitoli e di tre emendamenti
pure sostitutivi di altrettanti capitoli. Il
secondo (Rivoluzione e Rifondazione. Il partito
che vogliamo, Comunista, Femminista, Libertario),
firmato da una minoranza di componenti
del comitato politico nazionale, anch’esso corredato
da due tesi aggiuntive ed un emendamento,
poneva soprattutto l’accento sulla irriformabilità
dell’Unione europea e la questione
femminista. Curiosità, ambedue come incipit
hanno puntato su una citazione di Rosa Luxemburg:
“Per un mondo dove siano socialmente
uguali, umanamente differenti e totalmente liberi”
il primo, al quale con un pizzico di polemica
risponde il secondo “Credo più negli errori
del movimento reale che nelle giuste risoluzioni
di un comitato centrale”.
Dei 16.282 iscritti i congressi di sezione ne
hanno visti esprimersi 6.988, con una schiacciante
maggioranza (71,5%) a favore del documento
1 presentato dalla segreteria uscente. In
Umbria si sono tenuti 28 congressi di sezione
(20 in provincia di Perugia e 8 in quella di Terni)
a cui hanno partecipato 406 iscritti che hanno
votato per il 92,0% il documento 1 (Socialismo
XXI), mentre il secondo (Rivoluzione e Rifondazione)
ha raccolto solo 32 voti (6 in provincia
di Perugia e 26 in quella di Terni). Nei due congressi
provinciali sono stati eletti anche i gruppi
dirigenti; sia a Perugia che a Terni riconferma
dei segretari uscenti Oscar Monaco e Lorenzo
Carletti. A livello nazionale cambio della guardia:
lascia Paolo Ferrero, gli subentra nella carica di
segretario Maurizio Acerbo.
Infine, per chiudere il quadro delle attività congressuali
a sinistra ed in attesa delle prime mosse
del neonato Articolo 1-Mpd, a metà febbraio si
è tenuto a Rimini il Congresso fondativo di Sinistra
italiana che, in buona sostanza, ha visto
raccolti sotto questa nuova sigla la vecchia Sel di
Niki Vendola (la parte più consistente), fuoriusciti
dal Pd in tempi relativamente passati, come
Stefano Fassina (in Umbria l’ex assessore Vincenzo
Acciacca e l’ex segretario regionale Cgil
Mario Bravi) e gli ex di Rifondazione comunista
legati a Claudio Grassi. Il Congresso ha eletto
segreterario nazionale Nicola Fratoianni. In segreteria,
con l’incarico di Responsabile delle reti
sociali, Elisabetta Piccolotti, già assessore nella
giunta comunale di Foligno.
In direzione altri due umbri: Mario Bravi e Simone
Guerra.

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