Rissa nel branco dei revisionisti

0
290

di Re. Co.

La politica ormai procede a strappi. Sembra che non succeda niente e poi le cose precipitano e si aprono convulse fibrillazioni destinate per lo più a produrre rinvii. Naturalmente chi esce come “micropolis” una volta al mese si trova spiazzato e non riesce a commentare la notizia. E’ il caso della legge sulla dirigenza della Regione denominata “lodo Orlandi”, dall’attuale direttore della sanità che dovrebbe diventare direttore generale della Giunta regionale. Pareva che dopo le ultime difficoltà tutto dovesse andare de plano. Orlandi avrebbe cambiato ruolo e alla sanità sarebbe andato qualcun altro gradito all’assessore al ramo Luca Barberini. In realtà le cose non sono andate così e in Consiglio regionale la situazione è stata complicata da 4 emendamenti presentati dal “bocciano” Smacchi. Il senso degli emendamenti è relativamente semplice: limitare i poteri del direttore generale e delegare il potere di nomina della dirigenza alla giunta regionale e non più al solo presidente, limitandone il potere. Naturalmente Catiuscia Marini, secondo i retroscenisti, avrebbe sentenzianto “io la legge non la voto”, dopo  aver sentito Eros Brega che concionava in aula, sostenendo che non se ne poteva più di vedere da vent’anni in posti apicali sempre le stesse facce. Fin qui quello che è successo. Ma in realtà quale è il punto? In primo luogo continua uno scontro di potere da tempo evidente tra il sottosegretario Bocci e la governatrice. Gli altri sono spettatori, in molti casi neppure comprimari. La partita si svolge sullo scacchiere regionale. Non è un mistero che la candidatura del cardiochirurgo Pardini a segretario ternano del Pd, che dovrebbe favorire la sua candidatura a sindaco, sia stata voluta dal potente sottosegretario agli interni, né è un mistero che Bocci e i suoi uomini siano attivissimi nei diversi territori, sottraendo posizioni di potere alla Marini e ai suoi alleati. In secondo luogo questo è il primo tempo delle discussioni sulle liste alla politiche. Qui ne vedremo della belle. In primo luogo si tratta di capire che fine faranno gli orlandiani (Rossi e Cardinali), il primo si è schierato con Pardini, ossia con Bocci, sperando di essere ricandidato, della seconda non si hanno tracce. Ma lo scontro riguarda soprattutto la variegata area renziana. Il punto è semplice. Con ogni probabilità ci saranno meno posti disponibili ed è presumibile che diminuiranno quelli in quota Pd. Si aprirà una lotta serrata tra i diversi protagonisti del gioco: tra i capibastone e tra i parlamentari uscenti. Insomma per gli appassionati del genere nei prossimi mesi non ci sarà da annoiarsi.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO