Rifiuti – I numeri e i responsabili del disastro

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rifiuti1di Anna Rita Guarducci
Da tempo, ormai, i rifiuti sono diventati
un problema anche in Umbria e
non ci consola essere in buona compagnia.
Le cause sono molteplici, tanto che
una ricostruzione di quanto è accaduto è già
in atto da parte della magistratura, il che dovrebbe
essere letto come una conseguenza di
una gestione poco attenta alla qualità del servizio
e, ancora meno, ad una equa distribuzione
degli oneri economici sulle spalle dei
cittadini. Tuttavia la principale ragione per
cui ora siamo ad un passo dal disastro è l’infelice
scelta storica, operata dagli amministratori
locali, di considerare – di fatto – concluso
il ciclo dei rifiuti con il conferimento in discarica,
trascurando, nonostante i tanti esempi
virtuosi in Italia e nel mondo, la raccolta differenziata
di qualità e il riciclo dei materiali.
Se Perugia, in quanto capoluogo, dovesse essere
assunta come paradigma regionale, ci sarebbe
poco da ridere, anche indipendentemente
dalle attuali disavventure giudiziarie.
L’amministrazione ha scelto di legarsi a doppio
filo a Gesenu, unico concorrente del
bando pubblico vinto nel 2009 che durerà
fino al 2024, il cui principale business è la gestione
della discarica di Pietramelina, da poco
chiusa per esaurimento della capienza. Gli
amministratori pubblici pro quota nella società
non hanno svolto bene il ruolo di controllori
e oggi tutti quelli che a vario titolo si
sono succeduti nella gestione dovrebbero fare
un “mea culpa”. Prima delle eventuali responsabilità
penali, il cui accertamento compete
alla magistratura, i cittadini-elettori guardano
a quelle politiche. Sarà bene ricordare, innanzitutto,
i nomi di chi nell’ultimo quindicennio
si è occupato a diverso titolo di gestione dei
rifiuti. In Regione, nel decennio lorenzettiano
(2001-2010), l’assessorato competente all’ambiente
è stato guidato, nell’ordine, da Danilo
Monelli (2001-2004) e Lamberto Bottini
(2005-2010). Più o meno contemporaneamente
a Perugia “regnava” il sindaco Locchi
(2001-2009) che affidava analogo assessorato
a Silvano Rometti. Evidentemente una utile
gavetta per il rampante socialista, che diventerà
assessore regionale all’ambiente nella prima
legislatura Marini (2010-2014). Al suo posto,
dallo scorso anno, Fernanda Cecchini. A Perugia,
invece, l’era Boccali ha visto all’ambiente
Lorena Pesaresi. Poi con Romizi la delega
è passata al vicesindaco Urbano Barelli,
già presidente di Italia Nostra. Infine, la presidenza
di Gesenu, la cui nomina compete al
sindaco di Peugia: Roberto Sorrentino (2001-
2004), Graziano Antonielli (2004-2013), Luciano
Ventanni (2013), Luca Marconi (2013-
2015). Esauriti i nomi, veniamo ai relativi
risultati di gestione che relegano l’Umbria
nelle posizioni occupate dai soggetti meno
virtuosi.La gestione dei rifiuti, dunque, non
ha mai raggiunto gli obiettivi di legge, né per
quanto riguarda i dati regionali né per quelli
dei due capoluoghi di provincia o degli Ati,
fatta eccezione per alcuni comuni. All’interno
dell’Ati2, tra il 2007 e il 2009, gli obiettivi
fissati dal D. Lgs. 152/06 sono stati raggiunti
solo da Paciano (2008, 2009) e da Marsciano,
Piegaro, Panicale e Tuoro (2009). Nel 2010,
quando è scattato anche l’obiettivo del Piano
regionale, ai cinque ancora virtuosi si sono
aggiunti Bettona e Deruta. L’anno successivo
il numero è cresciuto: Bettona, Deruta, Magione,
Marsciano, Montecastello Vibio, Paciano,
Panicale, Tuoro (Piano regionale),
Fratta Todina, Piegaro, Torgiano (D. Lgs.
152/06). Nel 2012 le cose cambiano: tutti i
comuni centrano l’obiettivo del Piano regionale
tranne Assisi (24%), Castiglion del Lago
(44,8%), Città della Pieve (34,5%), Passignano
(45,9%) e Valfabbrica (42,1%). Centrano
l’altro obiettivo solo Fratta Todina,
Montecastello Vibio, Torgiano. Nel 2013 restano
fuori Assisi (35,5%), Città della Pieve
(44,8%), Passignano (48,6%) e Tuoro
(47,1%). Infine nel 2014 nessun obiettivo è
raggiunto da: Assisi (49,8%), Magione
(49,5%), Paciano (49,7%) Passignano
(46,6%), Tuoro (47,6%) e Valfabbrica
(49,4%). In più si deve registrare la differenza
di misurazione tra l’Arpa Umbria e l’Ispra a
cui risultano valori più bassi come si vede
sempre nella Tab. 1.
Nella Tab. 2 vediamo che la frazione organica
pesa per il 42,12% sul totale della raccolta
differenziata (Rd), questa viene smistata ai
vari impianti di compostaggio regionali. Tuttavia,
come vediamo dalla Tab. 3 la percentuale
degli scarti è molto alta in rapporto ad
altre situazioni italiane più o meno virtuose.
Evidentemente l’organico umbro ha una bassa
qualità che rende impossibile il compostaggio
e quindi va ad aumentare i rifiuti conferiti in
discarica per i quali il gestore viene pagato
due volte: la prima per la raccolta differenziata
e la seconda per il conferimento in discarica.
Curiosità: tra le realtà meno virtuose spicca
(Tab. 4) Sassari con l’impianto di Ozieri che
ha uno scarto nella Rd molto alto, pari al
65,59%. Sembrerebbe un marchio di fabbrica
perché, come ci informa il “Comitato Inceneritori
Zero”, il gestore è Campidano Ambiente
partecipata dai comuni con la rimanente
quota privata messa a bando e vinta da
Gesenu spa. Concludendo non si può certo
parlare di buona gestione specialmente se consideriamo
che tutto ciò che non può essere riciclato
ritorna in discarica anziché essere venduto
ai consorzi e scontato sulle nostre bollette
avendo noi contribuito a produrre materia seconda
e risparmiato materie prime come in
una virtuosa economia circolare. Ma qui da
noi le virtù sono altre!

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