Reti reali e virtuali – Chips in Umbria

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di Alberto Barelli
Riuscire “a prendere il treno in corsa
dello sviluppo legato alle tecnologie
digitali, […] sarebbe per L’Umbria la
strada maestra per uscire dalla crisi”. Dobbiamo
all’assessore regionale Antonio Bartolini il merito
di avere saputo evidenziare, con questo ennesimo
proclama, l’importanza di tale sfida.
L’occasione è stata la presentazione delle linee
guida di Umbria digitale per il prossimo triennio,
che offrono materiale utile per fare luce
sui risultati raggiunti e sulle problematicità che
caratterizzano il processo in atto a livello regionale,
a partire dai dati degli indicatori relativi
alla diffusione della connessione, al livello di
impiego di internet da parte delle aziende, alla
rete dei servizi pubblici accessibili attraverso i
dispositivi digitali. Prima di entrare nel merito,
dopo il riconoscimento iniziale ci sarà consentita
una battuta: se anche questo treno dovesse
ritrovarsi a correre su binari simili a quelli della
disastrata linea ferroviaria regionale, che gode
del triste primato di avere più stazioni e pezzi
di linea fuori uso di quanti ne siano in funzione,
non sarebbe destinato ad andare troppo lontano.
A ben riflettere, il declino della cara vecchia
ferrovia e i proclami per la promozione
dei servizi per le città ‘smart’ stridono tra loro
e, forse, possono essere considerati la fotografia
della crisi e, soprattutto, della mancanza di
un’idea complessiva di sviluppo e di un progetto
di rilancio della regione a lungo termine.
I dati relativi ai cinque settori interessati alla
trasformazione digitale ‘smart city’, per i quali
è possibile paragonare gli indici regionali a quelli
del paese, mostrano un andamento in linea con
la media nazionale. Il livello di utilizzazione
della rete da parte dei cittadini è leggermente
sopra la media nazionale, così come quello dei
servizi erogati dagli enti. Il dato relativo alla
banda ultra larga è perfettamente coincidente,
mentre l’indice rapportato più strettamente al
sistema ‘territorio smart’ vede un evidente divario
tra le aree delle due province: quello di
Perugia è ben superiore alla media, mentre ben
al di sotto è il risultato registrato per Terni. Gli
investimenti più consistenti sono finalizzati al
progetto ‘smart city’ e allo portello per l’innovazione
delle piccole e medie imprese e al supporto
delle iniziative culturali, mentre ben circa
cinque milioni di euro sono andati alla realizzazione
del quartiere digitale di Monteluce. Le
tre linee cardine del piano degli investimenti
sono il superamento degli ostacoli burocratici
attraverso la fruizione dei servizi tramite le app,
l’estensione della tecnologia ‘cloud’ e l’impiego
di piattaforme aperte per facilitare l’accesso da
parte dei cittadini.
Diciamocelo: quanto sarebbe bello poter acquistare
il biglietto del treno tramite una app,
per raggiungere per esempio da Città di Castello
il centro di Perugia? Per ora resta un segno,
perché in pieno duemila il problema non è la
rete internet ma… quella ferroviaria, cioè quella
cosa con la quale già nell’Ottocento si era in
grado di spostarsi da un costa all’altra degli
Stati Uniti.

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