Quer pasticciaccio brutto al Mise de via Molise – Prima la cassa integrazione, poi i licenziamenti per 79 lavoratori della ex Novelli

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di Paolo Lupattelli
Ancora increduli e amareggiati per quello
che stanno vivendo i dipendenti ternani
della ex Novelli? Forse, ma non rassegnati.
Le stanno provando tutte per attirare l’attenzione
di cittadini e autorità sulla loro incresciosa
situazione. E’ grazie alla solidarietà e alla
correttezza professionale di Ivano Mari di Tele
Galileo che siamo venuti a conoscenza di un singolare
episodio. Sabato 13 maggio, la Ternana
calcio in lotta per la salvezza (tanti auguri) ospitava
la capolista del campionato di serie B, la
Spal di Ferrara. Come purtroppo usa in questi
tempi di crisi anche gli ex Novelli avevano preparato
uno striscione di denuncia. La Ternana
calcio ha approvato volentieri l’idea e dopo i reciproci
auguri si sono dati appuntamento per la
partita. Poi, mezz’ora prima dell’incontro, uno
zelante funzionario della Digos ha impedito l’ingresso
dello striscione sulle gradinate. Ci piacerebbe
molto sapere i motivi del divieto, anche
per non incorrere in futuro nello stesso errore.
Sullo striscione c’era scritto “Diritti e dignità per
gli ex Novelli licenziati” e basta. Niente di offensivo,
niente di provocatorio. E’ evidente che
lo scrupoloso funzionario della Digos non frequenta
gli stadi dove si dice e si scrive di tutto e
di più. Ma Terni è una città operaia di grande
storia e di lunga memoria e saprà bene come
esprimere solidarietà e sostegno a questi concittadini
che stanno per perdere il posto di lavoro.
Dopo 5 mesi di impegni disattesi il nuovo acquirente,
Alimentitaliani srl del gruppo calabrese
iGreco, ha formalizzato 79 licenziamenti legittimati
dagli accordi firmati il 13 aprile al Mise e il
5 maggio alla Regione Umbria dalla nuova proprietà
e dai sindacati confederali. Prima manda
in ferie forzate chi aveva scioperato 8 giorni per
protestare contro i licenziamenti annunciati; poi
invia le notifiche di cassa integrazione speciale a
quegli stessi lavoratori che, dopo le ferie imposte,
sarebbero dovuti rientrare al lavoro nel sito di
Terni, indicato come principale fonte di ridondanza
occupazionale. Un attacco pesante al diritto
di sciopero e all’occupazione stessa portato
avanti in un singolare silenzio da parte di tanti
protagonisti alquanto ciarlieri in altre occasioni.
Al momento dell’accordo al Mise erano tutti felici.
Tutti meno i lavoratori. Tra le forze politiche
solo il M5s, la Lega Nord e Articolo 1 Mdp
hanno presentato interrogazioni in Parlamento
e al Consiglio regionale dell’Umbria. Sono mesi
che i lavoratori affrontano pesanti sacrifici: incertezze
sulla fruizione dei contratti di solidarietà,
sospensione di accordi sindacali già sottoscritti
e, soprattutto, un clima intimidatorio da parte
della proprietà: o si fa come dico io o si butta all’aria
il tavolo.
Il 29 marzo scorso, prima di un’assemblea sindacale,
la nuova proprietà ha cercato di dividere
i lavoratori chiamando a colloquio riservato solamente
i dipendenti che, a suo giudizio, sarebbero
dovuti rimanere in forza nell’azienda.
Rifiuto tra i lavoratori, sciopero ad oltranza, divisione
dei dipendenti: chi, in assenza di piani
industriali e con l’attacco ai diritti, ai salari ed
alla dignità dei lavoratori, riteneva fondamentale
arrivare a forme di lotta condivise e chi ha abbassato
la testa sottostando alle intimidazioni
della nuova proprietà nella speranza di mantenere
un posto di lavoro ad ogni costo. Nella storia
delle lotte dei lavoratori la divisione è sempre
stato un elemento che ha favorito la controparte.
Il 10 aprile scorso, gli scioperanti sono stati “puniti”
e messi in ferie forzate, con una condotta
senz’altro ritorsiva e chiaramente antisindacale,
con atteggiamento più da padroni delle ferriere
dell’Ottocento che non da moderni manager.
Certo sono forti le perplessità sull’accordo firmato
al Mise il 13 aprile: un piano industriale
del tutto insoddisfacente;
una riorganizzazione
interna dove
si parla di “pieno
mantenimento dei
livelli occupazionali”,
subito dopo
disattesi; riqualifica
dei rapporti contrattuali
e quindi perdita
dei diritti acquisiti e
dei salari; affidamento
a società terza dei servizi amministrativi
al netto delle risorse considerate ridondanti e
quindi licenziamenti del personale amministrativo
per poi esternalizzare i servizi, con perdita
delle ottime conoscenze e professionalità accumulate
e in contrasto con l’impegno di mantenere
i livelli occupazionali; quantificazione degli
esuberi in numero di 79 dipendenti al netto dei
dirigenti, anche qui in contrasto con quanto dichiarato
al momento della cessione; voltura del
contratto di solidarietà con utilizzo dei massimali
possibili; ricorso alla Cigs per area di crisi complessa
con deroga alla rotazione, ai criteri di scelta
e a zero ore; azzeramento dei superminimi, dei
benefit di qualsiasi natura e annullamento degli
scatti d’anzianità. Insomma un accordo alquanto
discutibile che ha provocato la nascita di un comitato
autorganizzato, una delusione cocente e
diffusa per l’operato dei sindacati confederali e
un accordo lesivo della dignità, dei salari, dell’occupazione
e dei diritti fondamentali dei lavoratori.
La speranza è di leggere presto una presa di posizione
ufficiale sulla vicenda della governatrice
Marini e/o dell’assessore all’agricoltura Cecchini
e/o dei vertici del sindacato confederale e di categoria
umbro che hanno seguito costantemente
i lavori al Mise. Per esempio perché ci hanno
messo tanto tempo per firmare un accordo così
penalizzante per i lavoratori, perché non intervengono
contro i licenziamenti di chi ha scioperato
o sugli accordi disattesi? Alla prossima puntata
di questo pasticciaccio brutto e inaccettabile.

IL GRUPPO NOVELLI
In circa 170 anni dalla sua nascita il gruppo Novelli
ha costruito un polo agroalimentare di eccellenza
nazionale grazie ad alcune innovative
intuizioni e alla gran voglia di lavorare e di investire
che il capostipite Mariano Novelli ha trasmesso
alle generazioni successive. La storia
del gruppo affonda le sue radici nella prima
metà dell’Ottocento quando Mariano prende in
gestione un piccolo mulino ad Azzano, frazione
di Spoleto. Il figlio Ferdinando, forse influenzato
dalla corsa all’acqua e all’energia da essa prodotta
in atto a fine Ottocento in Italia e nella
Conca ternana, si sposta a Sant’Anatolia di
Narco, dove gestisce un mulino ad acqua che
consente una produzione ben maggiore. Suo figlio
Guglielmo si trasferisce a San Giovanni di
Baiano dove oltre, al lavoro, si industria nel migliorare
la produzione del suo mulino ad acqua
con diverse macine e con ritrecine, la ruota a
palette da mulino. Nel 1930 si sposa con Vincenza
Benedetti con la quale metterà al mondo
4 figli: Torquato, Luigino, Ferdinando e Enzo. La
famiglia è numerosa ed operosa. Nel 1937 apre
un forno adiacente al mulino e l’iniziativa riscuote
successo. Il mulino si innova con l’acquisto
di macine in pietra provenienti da La
Ferté sous Jouarre, regione Senna e Marna,
Francia, il massimo dell’epoca. Da San Giovanni
di Baiano parte un contributo fondamentale alla
grande tradizione del pane ternano, il pane
sciocco tipico di Umbria e Toscana. E’ negli anni
‘80 che l’attività comincia a diversificare: nella
azienda Parco dei Daini comincia la produzione
di uova. La prova riesce e allora si gioca in
grande con il marchio Ovito, l’uovo datato e certificato.
L’idea è vincente: su ogni uovo viene
stampata la data di deposizione per permettere
al cliente di verificare la freschezza del prodotto;
e ogni confezione di uova è impacchettata con
materiali ecologici e biodegradabili. Di pari passo
alle uova cresce anche la produzione di pane
con l’apertura di nuovi stabilimenti Interpan a
Terni, a Roma, a Latina e ad Amelia. All’inizio
del secondo millennio il gruppo rappresenta
un’eccellenza italiana, una delle principali realtà
agroalimentari italiane. Oltre ad uova e pane gli
affari si allargano al mangime zootecnico per le
galline ovaiole, al pet food, il cibo per animali e
al vino di qualità. Forse si allarga un po’ troppo
e dal 2004 cominciano i problemi del gruppo
che racconteremo prossimamente.

IL GRUPPO iGRECO
Cariati è un comune di 8.300 abitanti sul
mare Ionio in provincia di Cosenza. Fa
par te del 2% dei comuni italiani che non
hanno rispettato il patto di stabilità, il suo
bilancio è messo maluccio. E’ salito alla ribalta
in occasione delle recenti primarie
del Pd quando il voto è stato annullato per
un seggio ballerino tra un pub e il municipio.
Dal “Corriere della Calabria” riportiamo
la dichiarazione della sindaca, renziana:
“Volevo complimentarmi con i violentatori
delle regole. Con chi stupra il vivere civile
e democratico di una comunità. […] Complimenti
se le elezioni qui a Cariati sono
state annullate. E se siamo stati protagonisti
di una figura mediorientale di approccio
al voto su scala nazionale”. E insiste
su “La Provincia di Cosenza”: “[…] è con
enorme dispiacere che ci troviamo a commentare
lo sgradevole episodio […] che
ha messo in ridicolo il nome di Cariati […
]”.
Ma chi è questo sindaco così duramente
colpito nel suo sacrosanto diritto di appoggiare
Matteo Renzi? Filomena Greco della
potente famiglia che da Cariati è andata
alla conquista di Cosenza e ora, con l’acquisto
della ex Novelli,
è sbarcata in
Umbria. Una famiglia
che da venti
anni siede in consiglio
comunale a
Cariati e che è
strettamente legata
al Pd, in particolare
ai renziani.
Molto amici
dei fratelli Greco
sono il deputato
Ernesto Carbone
della segreteria nazionale e i deputati Ferdinando
Aiello e Brunello Censore. Filomena
è figlia di Tommaso Greco il capostipite
e componente del cda del brand
iGreco.
Tommaso, 67 anni, incensurato, agrario,
titolare di un oleificio muore nel 2001 a
colpi di lupara in un agguato mafioso nella
Sila. Paradossalmente da quella data inizia
l’incredibile scalata della famiglia. Tutto legale
si intende, ma anche tutto molto chiacchierato
e invidiato. Nel 2005 un contributo
di 32 milioni di euro della Regione per le
aziende agricole su cui sta ancora indagando
la Guardia di Finanza. Nel 2013 con
l’acquisto di due cliniche private nasce un
impor tante polo sanitario privato. Poi l’acquisto
dell’Hotel Executive a pochi km da
Cosenza; quello del quotidiano “La Provincia
di Cosenza”. Infine l’acquisto del
gruppo Novelli. Fenomeni degli affari.
Singolare la capacità e la facilità del gruppo
iGreco di individuare aziende in crisi al limite
del fallimento e a basso costo. Nei
giorni scorsi a Terni l’ad di Alimentitaliani
Saverio Greco ha dichiarato: “Non è nostro
costume fare attività antisindacale”. Sicuramente
non la pensano così i 5 giornalisti
del quotidiano “La Provincia di Cosenza”
che nel settembre 2015 hanno trovato
svuotata la redazione.
Trasloco a loro insaputa, epurati senza preavviso
dopo mesi di promesse per aver
preteso normali contratti di categoria e aver
chiesto aiuto al sindacato dei giornalisti. Il
senso di Saverio per il lavoro e i suoi diritti.
Non male come biglietto da visita.

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