Perugina – Il sottoscala

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La Perugina non deve e non può diventare
“una fabbrichetta da sottoscala”.
È questa la ferma riposta della Rsu dello
stabilimento di San Sisto a Nestlè che,
rompendo gli indugi, ha annunciato “uno
squilibrio occupazionale” di 340 unità che
andrà risolto tra un anno allo scadere degli
ammortizzatori sociali. Si è riaperta, così,
in questo mese, la vertenza Perugina che
dopo l’incontro del 15 in Regione, presenti
la Presidente Marini, il Sindaco di Perugia
Romizi, i vertici aziendali, rsu e organizzazioni
sindacali, si è convenuto di spostare
al Mise.
E’ trascorso meno di un anno e mezzo
dall’accordo dell’aprile 2016 che, puntando
tutto sul Bacio e riunciando a caramelle
e biscotti, intendeva rilanciare il marchio
Perugina nel mondo, seguendo il
modello vincente già sperimentato da Nestlè
per l’acqua San Pellegrino, e superare
così la stagionalità della produzione, vero
tallone d’achille dell’industria cioccolatiera
italiana. Un accordo che i sindacati e la
Rsu continuano a considerare buono, mentre
accusano la proprietà di averlo tradito
annunciando unilateralmente gli esuberi.
Nestlè, dal canto suo, pur mantenendo
ferma la questione dello squilibrio occupazionale,
cerca in ogni modo di gettare
acqua sul fuoco: rigetta la definizione di
“esuberi” e si dice pronta ad operare per
ricollocare i lavoratori “all’interno del
Gruppo […] o presso aziende del territorio”.
A tale proposito si parla, ma per ora sono
solo voci, di assunzioni negli store di Decathlon
e Ikea che dovranno sorgere a Ellera
e Collestrada.
La questione, come si vede, è assai complessa.
D’altronde che l’accordo di aprile non
fosse, al di là delle dichiarazioni di rito
delle controparti, risolutivo, era, almeno
per noi, abbastanza evidente in virtù di
quanto era emerso dall’inter vista che,
qualche settimana prima, ci avevano concesso
il Segretario regionale dell Cgil
Sgalla e il coordinatore della Rsu Luca
Turcheria (“micropolis”, marzo 2016). Scrivemmo
allora di una posizione “pragmatica”
della Cgil, soddisfatta per aver scongiurato
i tagli occupazionali ma consapevole
del rischio che Nestlè, in futuro, potesse
dismettere tutto da un momento all’altro.
E il punto, a nostro avviso, è proprio questo:
la difficoltà di rapportarsi con una
multinazionale che si muove in uno scenario
globale per una azienda come Perugina
troppo grande per ridursi ad una che
opera in nicchie di mercato ma, al tempo
stesso, troppo piccola per assumere un
ruolo centrale nelle strategie del gruppo.
Una difficoltà che non è solo propria dei
lavoratori e di chi li rappresenta, ma anche
delle istituzioni locali che, non a caso,
preso atto della propria impotenza, passano
la palla al Mise.
Abbiamo già avuto modo di osser vare
come l’obiettivo del superamento della
stagionalità rischi, date le storiche caratteristiche
del mercato nazionale, di essere
una chimera, così come quello di aumentare
significativamente l’export attraverso
un marketing mirato – Nestlè fa sapere
che nell’ultimo periodo l’incremento è
stato del 40% – non necessariamente potrebbe
tradursi in un aumento occupazionale
per lo stabilimento di San Sisto.
I lavoratori, che in questi anni hanno scelto
la via del contratto di solidarietà per gantantire
i livelli occupazionali, manifestano
giustamente la loro rabbia, chiedono di
poter lavorare tutti e rifiutano la ricollocazione,
ma al momento nulla lascia pensare
che le cose andranno diversamente.

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