Nulla di nuovo all’orizzonte

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L‘unica vera notizia di questo maggio, affollato
di eventi, è la morte di Valentino
Parlato. Non tanto perchè era un nostro
amico e compagno, un pezzo della nostra storia,
né perché rappresentava una politica pulita, ben
diversa da quella di oggi, in cui si incrociavano
moralità e cultura, quanto per la sua dolente capacità
di resistenza che nasceva dalla consapevolezza
che di fronte agli orrori del presente l’alternativa
continuava ad essere – come nel secolo scorso –
“socialismo o barbarie”, per lo sforzo di coniugare,
per dirla con una abusata frase di Antonio Gramsci,
l’ottimismo della volontà con il pessimismo della
ragione. Il resto appare scontato, in linea di continuità
con quanto è già avvenuto e lascia sostanzialmente
inalterati i problemi emergenti.
Davvero qualcuno pensava che potessere vincere
in Francia Marine Le Pen e perdere Emmanuel
Macron? D’altra parte il 20% di chi si è recato alle
urne ha votato scheda bianca o nulla e, a parte i
suoi supporter iniziali, gli altri hanno votato Macron
contro il Fronte nazionale. Le elezioni legislative
probabilmente sanciranno una divisione in trequattro
poli politici, condizionando il nuovo presidente
centrista e impedendogli di esprimere fino
in fondo la sua politica liberal-liberista. Quello che
è certo è che i socialisti in Francia sono alla canna
del gas, come in Spagna o in Grecia, e rischiano
anche alle prossime elezioni in Germania dove,
dopo i primi sondaggi favorevoli, la Spd sta perdendo
tutte le consultazioni locali.
Allo stesso modo: qualcuno pensava che Renzi potesse
perdere le primarie del Pd? In realtà si sapeva
fin dall’inizio che non c’era partita, che le primarie
servivano per confermarlo e per trasformare definitivamente
il Pd nel partito di Renzi. Lo spazio
delle minoranze è, allo stato dei fatti, assolutamente
inesistente. Pure la sua rielezione è avvenuta con
un milione in meno di elettori, i suoi supporter
sono soprattutto anziani, il vento di novità che
rappresentava quattro anni fa non esiste più, la sua
linea politica e di riforma è stata battuta al referendum
e, soprattutto dalla realtà, e non se ne intravede
una alternativa. Del resto è probabile, anche
alla luce delle continue rivelazioni, attendibili o
meno poco cambia, sul “giglio magico”, che le comunali
di giugno prima e le elezioni siciliane poi
si trasformino per il Pd in un bagno di sangue,
che Renzi non riesca ad accelerare l’andata alle
urne, che ci si vada con una legge proporzionale.
Difficilmente il Pd raggiungerà il 40% dei suffragi
che gli darebbe accesso al premio di maggioranza
e quindi sarà costretto, qualora fosse primo partito,
ad allearsi con altri, data la sua natura moderata
con gli Alfano, i Verdini, i Casini o con Berlusconi.
Come si vede anche in questo caso nulla di nuovo.

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