Narrazioni inconsistenti

0
399

Giovedì 15 giugno alle ore 5:43 sul banner
di Rai news compare la notizia di
un terremoto di 5,1 gradi della scala
Richter, con epicentro a Pieve Torina nel maceratese,
segnalato dall’Istituto nazionale di geologia
e vulcanologia. Dopo poco più di mezz’ora la
notizia viene smentita via Ansa sempre dall’Ingv.
Il terremoto del quinto grado c’era stato effettivamente,
ma… nelle Filippine. I dati, mischiandosi
nella rete, hanno provocato lo scambio tra la
fascia appenninica delle Marche e le lontane isole
del Pacifico. Immaginiamo lo sbigottimento dei
mattinieri abitanti delle aree vallive ai piedi dei
Monti Sibillini, di fronte all’annuncio di una
scossa che non avevano percepito in quanto non
c’era mai stata. La vicenda è il sintomo di due
cose: fidarsi della rete e delle notizie che essa diffonde
non è sempre un bene e il tempo delle tre
I (impresa, inglese e informatica), mantra del
primo decennio del secolo, ormai convince meno
di prima.
Ugualmente poco convincente è un altro termine
in voga fino a qualche mese fa: la narrazione.
Prendiamo il caso delle recenti elezioni comunali.
Qui in Umbria si votava in sette comuni di cui
Narni e Todi sopra i quindicimila abitanti. Degli
altri cinque il più rilevante era quello di Deruta.
I pentastellati prendono nei due comuni maggiori,
dove hanno presentato liste, pochi voti e non
eleggono consiglieri. Andrea Liberati, capogruppo
del M5s al Consiglio regionale, spiega tale dato
con l’imperversante clientelismo delle amministrazioni
di centrosinistra, dimenticando che anche
in Umbria esiste una massa consistente di
astensioni e che i margini clientelari sono diminuiti,
soprattutto per la minore disponibilità di
risorse, o sono causa di guai giudiziari come nel
caso di Terni. Ci sembra piuttosto che i Cinque
stelle non riescano a proporre piattaforme, donne
e uomini credibili e che sia questo il motivo del
loro affanno e delle basse percentuali.
Ancora meno attendibile è la narrazione del Pd
in cui si sono esercitati il segretario regionale Giacomo
Leonelli e la governatrice e Catiuscia Marini.
In sintesi: abbiamo vinto, abbiamo riconfermato
le amministrazioni di centrosinistra.
Narni è di nuovo nostra, nei piccoli comuni abbiamo
sbaragliato gli avversari, a Todi andiamo
al ballottaggio con 8 punti percentuale di vantaggio
sul centrodestra.
Le cose non stanno proprio così. A Narni il centrosinistra
vince al primo turno, ma con un 5%
in meno rispetto a cinque anni fa, segno di una
caduta di consensi e di un evidente affanno. A
Todi il ballottaggio non sarà un pranzo di gala.
Si vota quando questo numero sarà gia in stampa,
non siamo quindi in grado di commentare il risultato
finale. E’ tuttavia evidente che Ruggiano,
centrodestra, ha più possibilità di espansione di
Rossini, sindaco uscente. Il confronto è perlomeno
aperto. Infine Deruta. Qui Leonelli aveva
lanciato un’operazione analoga a quella realizzata
ad Assisi: un candidato espressione della società
civile appoggiato da Pd e socialisti. Risultato:
viene eletto il candidato dell’amministrazione
uscente di centrodestra, un altro sempre di centrodestra
arriva secondo, un terzo candidato sostenuto
da Claudio Ricci – all’opposizione in
Consiglio regionale – totalizza circa il 10%. Complessivamente
le liste di centrodestra raggiungono
quasi l’80%. Lara Zinci, la “civica” incarnazione
dell’esperimento del Pd, arriva terza con poco
più del 20%. Insomma missione fallita. Anche
in questo caso la narrazione fa acqua da tutte le
parti e impatta con la durezza della realtà, che è
un’altra cosa.
Lasciamo da parte quanto sta avvenendo a Terni,
le tensioni sui servizi a rete, ecc. Soffermiamoci
invece su due dati apparentemente minori. Del
primo abbiamo già parlato più volte: è la solitudine
dei lavoratori dell’ex Novelli, abbandonati
da quasi tutti. Chiamata ad intervenire per sostenerli,
la governatrice si è defilata, delegando tutto
al tavolo di concertazione nazionale, in cui siede
la stessa Regione dell’Umbria. Poco importa che
venga licenziato chi ha scioperato, che vengano
esternalizzati i servizi amministrativi, che i nuovi
padroni siano imprenditori discussi e, soprattutto,
abituati a trasgredire gli accordi. Quello che viene
prima di tutto, anche per i sindacati, i partiti politici,
le istituzioni è la sopravvivenza dell’impresa.
I diritti dei lavoratori vengono dopo, non sono
influenti. Operai e impiegati della ex Novelli non
sono meritevoli di solidarietà; è già successo in
altri casi. Non è solo disattenzione, ma una linea
politica, una scelta che il renzismo ha accentuato.
Il secondo dato è apparentemente meno grave.
Una ristoratrice di Castelluccio attrezza un camper
e va a cucinare per chi lavora sul Pian grande. Le
autorità le fanno presente che non può farlo, che
deve sloggiare. La motivazione è che tutto deve
essere in ordine, deve seguire gli iter burocratici
“normali” (licenze, procedure, ecc.). E’ un ritornello
che suona in continuazione e che si somma
ai ritardi, o all’assenza, di finanziamenti teoricamente
già stanziati, alla carenza di personale e ai
ritardi nella ricostruzione. Nessuna meraviglia allora
che le persone scelgano di andare via dai centri
interessati dal cratere. Probabilmente si ricostruirà,
con calma, ma per chi non è dato saperlo.
Una popolazione già provata e anziana tenderà
ancora a diminuire.
Ma queste vicende non rientrano nella narrazione
di Leonelli e Marini.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO