Morto che parla

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Si è celebrato al Teatro Eliseo di Roma il
decennale della nascita del Partito democratico.
Pochi i “fondatori” presenti:
Veltroni e Fassino. Gli altri o se ne sono andati
o sono antipatizzanti. Arturo Parisi ha definito
la celebrazione un funerale. Ha più di una ragione,
anche se si era visto fin dall’inizio che la
fusione tra le diverse culture (socialista, comunista,
democratica e cattolica) stava trasformandosi
in una salsa impazzita. Oggi nessuno può
più sostenere che il Pd di Renzi sia un partito
autosufficiente e a vocazione maggioritaria,
come pure è difficile definirlo un partito riformista
moderno, tant’è che con la legge elettorale
in discussione in Parlamento ha dovuto riscoprire
il valore delle “aborrite” coalizioni che,
peraltro, non si sa se riuscirà a fare. Insomma
così come era stato concepito il Pd è morto.
Si parla di una coalizione che vada dal centro
(Alfano e Calenda), passi per i Radicali e arrivi
a Pisapia e al suo Campo progressista. Finora
nessuno degli interlocutori ha battuto un colpo
e lo stesso Pisapia, che proprio sulle coalizioni
ha rotto con Mdp, è costretto a opporsi al Rosatellum
e a chiedere primarie di coalizione,
che Renzi non è disposto a concedere.
In questo quadro il Pd e quello che lui chiama
centrosinistra sembrano destinati a perdere le
elezioni. Renzi e i suoi sostengono che il voto
siciliano è un voto locale. Certo è che se il suo
candidato arrivasse terzo o, addirittura, quarto,
come preconizzano alcuni sondaggisti, il segnale
sarebbe tutt’altro che incoraggiante e il partito
di Renzi si troverebbe di fronte ad una scelta
radicale: o cambiare leadership o affrontare un
periodo di decadenza in cui l’irreversibile slittamento
al centro rischierebbe di incrinarne ulteriormente
l’insediamento elettorale.
Molto dipende da quello che avverrà a sinistra,
fermo restando che l’ipotesi Pisapia appare sempre
più evanescente. Se si riesce ad innescare
un circuito virtuoso e soprattutto non relegato
al puro terreno elettorale, esiste una possibilità
concreta di ripresa, altrimenti non resta che attendere
tempi migliori.

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