Mense, cui prodest – Dopo l’esternalizzazione aumentano i problemi

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di Patrizia Tabacchini*

La completa esternalizzazione del servizio
di refezione scolastica per le
scuole dell’infanzia e primarie di Perugia
è compiuta. L’amministrazione ha consegnato,
previa gara, il servizio comprensivo
dell’acquisto derrate, prima di competenza dei
genitori in convenzione con il Comune, alla
Ati, composta da Elior, B+ (costola del Consorzio
Abn), Cirfood, Allfoods, “due società di
capitali e due cooperative che parlano con
un’unica voce” (come ha tenuto a specificare
Riccardo Fioriti di Elior). Inascoltati i genitori
che per un anno hanno protestato raccogliendo
firme contro il progetto, chiesto incontri e tentato
un dialogo costruttivo con le parti per trovare
alternative che non disperdessero l’esperienza
di partecipazione dei comitati mensa e
scongiurassero l’abbassamento della qualità del
servizio.
Al banco di prova della riapertura delle scuole
il servizio, peraltro non da rodare poiché le ditte
citate gestivano già le cucine, ha immediatamente
rivelato gli aspetti negativi a lungo paventati
dai genitori: poca gradibilità del pasto,
scarsa qualità della materia prima – come dimostra
la presenza continua di lische nel pesce
servito (fatto gravissimo considerando che a
mangiarlo sono bambini e bambine tra i tre e i
sei anni) – bambini che tornano a casa affamati,
continue sostituzioni nel menù a causa di forniture
che non arrivano in tempo, acqua di rubinetto
somministrata senza controllare lo stato
delle tubature delle scuole, molte delle quali
decisamente vecchie e senza effettuare analisi
delle acque, come richiesto anche ai ristoranti
che servono acqua di rubinetto, mentre è noto
che in molti plessi l’acqua è piena di residui.
Inoltre né il Comune né il gestore hanno provveduto
a fornire, a inizio anno, le brocche di
vetro, così nei primi giorni in alcuni plessi l’acqua
di rubinetto è stata servita in bottiglie di
plastica riciclate e nel pomeriggio i bambini si
sono attaccati ai rubinetti dei bagni. Le stoviglie
in plastica, lungi dall’essere eliminate come richiesto,
vengono fornite dal gestore e viene utilizzata
plastica anche dove prima non si utilizzava.
A ciò si aggiunge un drastico cambio di
menù che, pur deciso dalla Asl, come negli anni
passati, non risulta gradito ai piccoli e per il
quale la Asl non ha previsto, inspiegabilmente,
alcun monitoraggio. Tale menù, inoltre, vede
ridotte le grammature di carne (da 80 a 50 g),
pesce, formaggio (da 50 a 40 g), frutta fresca
(da 150 a 100 g), secondo linee guida regionali
che però non recepiscono le linee guida nazionali
in fatto di refezione scolastica.
Le lamentele dei genitori sono moltissime e arrivano
direttamente in Comune, al dirigente
del servizio e al sindaco, ma tutto tace. La cosa
più grave è che il Comune non abbia predisposto
una Carta dei servizi, né elaborato un protocollo
per i controlli da parte dei rappresentanti
dei genitori: anche questa una prassi consolidata
negli anni che poteva semplicemente essere reiterata.
Invece è stata sospesa, non si sa come
mai. O meglio, con la promessa di un fantomatico
“tavolo paritetico” tutto da costruire,
prima del quale pare impossibile poter accedere
e controllare il servizio che intanto continua a
creare ogni giorno problemi nuovi alle famiglie.
Ad oggi, a oltre un mese dall’inizio delle lezioni,
non si conoscono ufficialmente i fornitori, né
le schede dei prodotti e la loro provenienza. Si
conoscono invece i numerosi problemi e soprattutto
lo spreco indicibile che un servizio di
questo genere sta generando: l’80% delle porzioni,
di primo o di secondo, tornano in cucina,
il pane è definito “immangiabile”, l’olio disgusta.
Il Comune tuttavia, pagherà al gestore i pasti
“consumati” compresa la parte buttata nella
spazzatura, 4,88 euro (base d’asta aumentata
rispetto allo scorso anno) a bambino. I genitori
pagheranno la quota intera indipendentemente
dai pasti consumati dalla prole (non si tiene
conto neppure delle assenze) e senza più avere
quell’avanzo che permetteva il finanziamento
delle attività didattiche e favoriva l’inclusione.
Così il risparmio, ammesso che ci sia, si tradurrà
in profitto per i gestori.
Nonostante i proclami il sindaco è il grande assente
dell’intera vicenda, tutta delegata ad assessore
e dirigenti. L’amministrazione sfugge il
confronto e rimanda a data da definire anche il
Consiglio grande richiesto dall’opposizione sul
tema dei servizi all’infanzia. Ma i genitori non
ci stanno e molte sono le iniziative per essere
ascoltati.
Nonostante i tempi ristretti per procedere, due
scuole, la Cena-Calvino di Perugia città e la
Gandhi di San Martino in Campo hanno fatto
ricorso al Tar contro l’esternalizzazione per ragioni
di “incompetenza della giunta che non
potrebbe deliberare nemmeno in via di urgenza
in materia di organizzazione dei pubblici servizi
e per violazione dei principi di trasparenza e
partecipazione.” Gli altri comitati mensa della
città e le associazioni genitori che a causa del
rinnovo dei consigli, tenuti proprio nei giorni
in cui scadeva la possibilità di fare ricorso, non
hanno potuto aderire, hanno inviato una lettera
al Tar in cui condividono pienamente le ragioni
del ricorso. L’amministrazione dunque non potrà
difendersi dicendo che tutti gli altri concordano
con la scelta fatta.
Il Comune e la comunità perugina hanno perso
un’esperienza di cogestione del servizio che non
solo interpretava nel modo migliore il principio
di sussidiarietà dell’art. 118 della nostra Costituzione,
ma realizzava un reale civismo, creando
un clima di fiducia e di benessere importantissimo
in un contesto come quello della scuola e
dei servizi all’infanzia. Un’alleanza famiglie-istituzioni
che ora si è rotta. E non sappiamo a beneficio
di chi.
*Consigliera comitati mensa

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