Meno tutelati, più spiati

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Il ministro Poletti è soddisfatto per la conclusionespiati
della riforma del mercato del lavoro.
Tutto fiero, a inizio settembre ha
annunciato il via libera definitivo del consiglio
dei ministri agli ultimi quattro decreti attuativi.
Dopo le norme sui nuovi contratti senza
la garanzia dell’articolo 18, sulle nuove regole
per i licenziamenti e sul riordino delle tipologie
contrattuali ecco i provvedimenti sulla semplificazione
dei rapporti di lavoro – con le famigerate
novità sui controlli a distanza – gli ammortizzatori
sociali, le politiche per aiutare chi
non ha un impiego e l’ispettorato nazionale
del lavoro. Così si è completato il jobs act e si
è riscritto – con le modifiche degli articoli 18,
13 e 4 – lo Statuto dei lavoratori del 1970. In
conferenza stampa il ministro afferma di aver
rimesso al centro il contratto a tempo indeterminato
e di aver dato un contratto stabile a
centinaia di migliaia di precari, ma il coro di
polemiche non si è fatto attendere, soprattutto
sui controlli a distanza, considerati da molti
un intervento inutile che offende la dignità dei
lavoratori. In materia di semplificazione delle
procedure cambia la normativa per chiedere le
dimissioni: il lavoratore potrà semplicemente
compilare un modulo telematico fornito dal
ministero del lavoro. Viene eliminato il registro
degli infortuni sul lavoro. Si inaspriscono le
sanzioni civili per le violazioni sui giorni di
malattia, mentre quelle penali vengono ristrette
ai casi più gravi. Le assunzioni per i disabili
avverranno attraverso la chiamata nominale da
parte del datore di lavoro e non più con avviso
pubblico. Nello stesso decreto è contenuta la
norma sui controlli a distanza (che modifica
appunto l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori)
che stabilisce che le aziende possano controllare
computer, tablet e cellulari dei dipendenti, così
come i badge che servono loro per entrare nel
luogo di lavoro, senza che sia necessario un accordo
sindacale o un’autorizzazione del ministero.
Per il controllo sugli strumenti di lavoro
messi a disposizione dalle imprese e su quelli
per la registrazione degli accessi e delle presenze,
basterà infatti informare i lavoratori e rispettarne
la privacy. La procedura autorizzatoria
resta invece per le telecamere di vigilanza, che
possono essere installate previo permesso sindacale
o amministrativo. Per quanto riguarda
gli ammortizzatori sociali, il provvedimento limita
la durata della cassa integrazione sia ordinaria
che straordinaria a 24 mesi in un quinquennio
mobile. Il tetto può salire a 36 mesi
solo in caso di contratto di solidarietà. Si potranno
chiedere tutti d’un colpo, mentre oggi
il massimo è 12 mesi. Allo stesso tempo, gli
ammortizzatori vengono estesi alle imprese con
più di cinque dipendenti e secondo il governo
ne potranno usufruire 1,4 milioni di lavoratori
in più rispetto al passato.Altra novità è la nascita
dell’Agenzia nazionale per le politiche attive
(Anpal), operativa dal 1° gennaio 2016.
ItaliaLavoro (società per azioni, totalmente partecipata
dal Ministero dell’Economia e delle
Finanze che opera come ente strumentale del
Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali
per la promozione e la gestione di azioni nel
campo delle politiche del lavoro, dell’occupazione
e dell’inclusione sociale) non sarà cancellata
e sarà il braccio operativo dell’Agenzia,
che deve riuscire a rendere efficienti i centri
per l’impiego presenti in tutto il paese.
Ci lavoreranno non più di 395 persone, compresi
i dirigenti. Si rafforzerà la condizionalità
degli interventi: i percettori della nuova indennità
di disoccupazione (Naspi) avranno diritto
alla ricollocazione, con l’obiettivo di creare un
circolo virtuoso tra chi perde il lavoro e chi
viene aiutato a ricollocarsi, firmando un patto
personalizzato utile alla ricerca di un nuovo
impiego.Nasce anche un unico Ispettorato nazionale
del lavoro con personalità giuridica di
diritto pubblico.Accorperà le attività ispettive
attualmente esercitate da ministero del Lavoro,
Inps e Inail. Quindi, il nuovo istituto cercherà
di razionalizzare l’attività di vigilanza e di evitare
la sovrapposizione degli interventi ispettivi
sulle imprese.
Non potranno lavorarci più di 6.357 persone,
inclusi i dirigenti. Gli ispettori che ora lavorano
per l’Inps e l’Inail verranno inseriti nella nuova
agenzia unica. La riforma del lavoro è dunque
conclusa: un processo di grandissimo rilievo
portato a termine in tempi rapidissimi, che
non ha creato nuovi posti di lavoro, ma anzi
ha svalutato i diritti dei lavoratori che, d’ora
in poi, saranno anche spiati.

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