Mamma mia che puzza! – Fastidioso inquinamento odorigeno a Calzolaro di Umbertide

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come-combattere-i-cattivi-odori_a1b8c9c0dda86f3faa653adb10053812di Paolo Lupattelli

Una delle strade che da Umbertide portano
in Toscana passa per Calzolaro di Umbertide,
si arrampica verso il passo della
Cerventosa poi arriva a Cortona. Strada di rara
bellezza, non a caso transitata dai tanti stranieri
che hanno scelto come residenza estiva questi monti
dell’Appennino umbro-toscano, altrettanto belli
ma meno cari delle più rinomate località toscane.
La continua espansione turistica che dal Chiantishire
e dalla Ruscany si sposta a est verso l’Umbria
usa questa strada ma a Calzolaro gli stranieri non
fanno più tappa. Il motivo è semplice: la puzza insopportabile
che esce dalla Molini Splendorini Ecopartner,
in via Cortonese dentro il paesino di circa
500 persone. L’azienda è specializzata nel recupero
degli scarti dell’industria agro-alimentare lavorati
per produrre mps, materia prima seconda, sia solida
che liquida, utilizzata per fini energetici. In pratica
lo scarso valore energetico delle deiezioni animali
viene rafforzato con rifiuti non pericolosi come gli
scarti dell’industria alimentare: del lattiero-caseario,
dei pastifici, dei prodotti ortofrutticoli, vinicoli,
oleari e altro. Anche la Gesenu conferisce scarti simili
all’Ecopartner. Da queste lavorazioni esce il
Bio2, biocarburante a basso tenore di Co2 utilizzato
per fini energetici come, per esempio, le centrali a
biomasse. Fino al dicembre scorso la Ecopartner
lavorava 21 mila tonnellate di rifiuti, poi, sostenendo
di avere tutte le carte in regola e che “come
rilevato dagli enti di controllo le emissioni odorifere
sono sempre risultate in linea con i parametri normativi”,
ha chiesto un aumento concesso dalla Regione
Umbria. Nel 2016 saranno lavorate 35 mila
tonnellate che negli anni successivi arriveranno a
50 mila. Problema serio per gli abitanti della frazione
che si disperano immaginando la moltiplicazione
della puzza e del traffico di autotreni che
portano gli scarti nei capannoni della Ecopartner
aggiungendo alle emissioni odorigene quelle dei
motori.
I residenti cercano faticosamente di organizzarsi in
comitato per dichiarare guerra alla puzza ma emergono
paure e divisioni. In un paese piccolo si conoscono
tutti e magari condividono la passione
per la locale squadra di calcio, la Ssd Calzolaro militante
con successo nella Prima categoria umbra,
sponsorizzata generosamente proprio dalla Ecopartner.
Poi il problema non è di facile risoluzione
visto che in Italia c’è una sovrabbondanza di leggi
ma ne manca una specifica sulle emissioni odorigene
né ci sono regolamenti regionali in merito.
Ci sarebbe da discutere sul fatto che un capannone,
dove fino a 25 anni or sono si producevano attrezzature
enologiche, sia stato adibito alla produzione
di Bio2; che l’azienda sia situata all’interno del
paese; che proprietà e istituzioni rifiutino ogni logica
di buon senso. Eppure il Testo unico delle
leggi sanitarie sul capo III “Delle lavorazioni insalubri”
recita: “Quando vapori, gas, o altre esalazioni,
rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o
fabbriche possono riuscire di pericolo o di danno
per la salute pubblica, il sindaco prescrive le norme
da applicare per prevenire o impedire il danno e il
pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza.
Il sindaco può ordinare la chiusura dell’impianto”.
All’estero le linee guida in materia sono la
distanza dalle abitazioni degli impianti e le ore di
emissioni delle emissioni odorigene. L’Ecopartner
sarà pure in regola e la puzza sarà pure organica,
non pericolosa per la salute fisica. Ma lo è sicuramente
per quella mentale. Pur essendo di buon
appetito il vostro cronista ha declinato un invito a
pranzo: non gradite le tagliatelle al profumo di
merda.

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