Ma Verini c’è o ci fa?

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Non varrebbe la pena di parlare del Pd nazionale e umbro. Quello che è successo ai ballottaggi del 24 giugno è sufficientemente eloquente per esimerci da ulteriori commenti. Del resto non è elegante maramaldeggiare, di fronte ad una situazione di difficoltà le cui cause non dipendono solo da politiche sbagliate, ma affondano le loro radici in mutamenti profondi della società nazionale e regionale che nessuno a sinistra è riuscito a percepire con la sufficiente lucidità. E tuttavia rimaniamo francamente stupiti di fronte a ragionamenti che si vorrebbero spregiudicati e sono nel migliore dei casi superficiali, nel peggiore consolatori. E’ il caso dell’intervista di Walter Verini, uno dei pochi parlamentari umbri del Pd rimasti e indicato come segretario regionale in pectore, rilasciata qualche giorno fa al “Corriere dell’Umbria”. In sintesi Verini sostiene che in Italia e in Umbria si è governato bene a partire dal terremoto (sic!), che la colpa è da un parte ascrivibile alla riduzione delle risorse disponibili e dall’altra dalle divisioni nel partito, tra dirigenti più propensi a litigare per spartirsi posti di sottogoverno, piuttosto che ridurre le file delle prenotazioni per visite specialiste, analisi e quant’altro. Verini, tuttavia, è ottimista, è convinto che ci siano buoni amministratori e tanti militanti appassionati che possono consentire al partito di resistere e rilanciarsi. Insomma basta ricostruire un partito senza correnti, prive di spessore ideale, e il gioco è fatto. E cosa dovrebbe fare questo partito rifondato? Naturalmente andare verso il popolo, mettersi in suo ascolto e spiegargli che le riforme che sono state fatte, le politiche messe in atto sono buone e che difendono i suoi interessi. Non siamo riusciti a capire se Verini si prenda in giro o tenti di prendere in giro chi lo legge. Se il Pd umbro è quello che lui descrive – un partito in cui imperversa una lotta senza quartiere per posti di potere – sarebbe il caso di domandarsi se esso possa o meno rifondarsi. Se poi si pensa che basti fare un partito che propagandi le politiche fatte, c’è da chiedersi se si sia capito o meno che sono proprio quest’ultime ad essere messe in discussione. Gli umbri e gli italiani evidentemente non ne ravvisano le virtù, anzi le hanno seccamente bocciate. Sfugge evidentemente che esiste una ostilità diffusa nei confronti del Pd che si risolve solo con un cambio radicale di uomini e politiche. Insomma il problema è proprio il Pd, ammesso che ancora esista come partito o non sia destinato a dissolversi. Non ce ne rallegriamo. Di fronte a quello che si profila anche un partito moderato e sostanzialmente centrista sarebbe tornato utile per difendere la democrazia nel paese. Purtroppo dopo la cura Renzi non è neppure questo.

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