Lodo Orlandi: forse che si, forse che no

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di Re. Co.

La Regione ha sei direttori d’area, uno per settore. Il 30 luglio nella I Commissione si è votato per aggiungere agli stessi un direttore generale. Il motivo dichiarato è che l’Umbria è l’unica regione che non ha una figura di raccordo tra i diversi dirigenti, quello non dichiarato (ma è il segreto di Pulcinella) è che questo

è il modo per chiudere definitivamente la controversia che ha visto protagonisti la governatrice Marini e l’assessore alla sanità Luca Barberini in cui l’oggetto del contendere era la nomina di Walter Orlandi a direttore alla sanità. In soldoni: Orlandi assumerebbe il nuovo incarico e lascerebbe libera la casella della sanità, per la felicità dell’assessore al ramo. Hanno votato a favore, sia pure con qualche mal di pancia, i commissari Pd, contro quelli delle opposizioni, si è astenuto Attilio Solinas di Art.1 Mdp. Nevi di Forza Italia ha voluto vedere nell’istituzione del direttore generale una vittoria della “corrente Bocci”, che avrebbe messo sotto scopa la governatrice. Giacomo Leonelli – segretario regionale del Pd, consigliere regionale e membro della Commissione – si è lamentato che tutti siano contro il Pd, anche Solinas che, a suo dire, sarebbe alla ricerca di visibilità. Fin qui i fatti ampiamente noti: tutti giornali ne hanno parlato e noi arriviamo buoni ultimi. Ma c’è un altro fatto – riportato sulla “Nazione” del 19 luglio e a cui la stampa non ha dato molta enfasi – ed è l’avviso di garanzia a Walter Orlandi per abuso di ufficio. Avrebbe favorito un passaggio di ruolo di una candidata che, a detta dei presentatori dell’esposto alla Procura, non ne avrebbe avuto i titoli. Per carità, oggi un avviso di garanzia e un procedimento di indagine sono quisquilie, pinziallachere, non varrebbe neppure la pena di patlatne. Ma ammettiamo per un momento che si passi al rinvio a giudizio e al processo, in questo caso la questione, almeno dal punto di vista politico si farebbe più complicata, garantismo e presunzione di innocenza a parte che non si nega a nessuno, e il rischio è che il Lodo Orlandi divenga, per ragioni di opportunità, il Lodo senza Orlandi. Forse a Barberini andrebbe bene ugualmente, alla Marini un po’ meno. In questo caso comunque ci troveremmo in una situazione in cui più che tutti contro il Pd, sarebbe il caso di parlare del Pd contro se stesso.

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