Licenziamenti da revocare alla ex Novelli

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di Paolo Lupattelli

Con un accorato comunicato non firmato da nessuno quindi si presume firmato da tutta la Giunta, l’Amministrazione comunale di Spoleto prende posizione sulla vicenda ex Novelli ed esprime preoccupazione per le iniziative del Tribunale di Castrovillari. Sostiene la nota dell’Amministrazione di Spoleto:“In sede di convocazione davanti al Mise, l’opzione di cessione al Gruppo iGreco fu infatti prospettata come la miglior scelta possibile che poteva essere effettuata in quel momento così come veniva suggerito dagli amministratori dell’epoca del Gruppo Novelli. Oggi dobbiamo prendere atto che quegli stessi amministratori non solo non avrebbero rispettato il piano di concordato approvato dal Tribunale di Terni ma avrebbero addirittura raddoppiato il debito esistente”. La nota suona un po’ come una pubblica autocritica. Meglio tardi che mai, si potrebbe affermare ma sono ancora in troppi a mancare all’appello di chi dovrebbe cospargersi il capo di cenere e andare a Canossa. Come è stato mai possibile disattendere ad una procedura fallimentare super controllata dagli organi del concordato e dai soggetti convocati al tavolo del Mise. Un esercito di navigati super esperti con a capotavola la vice ministra Teresa Bellanova, ai suoi lati i Governatori di Umbria, Lazio e Lombardia con i relativi assessori all’agricoltura, i sindacati degli alimentaristi Cgil_Cisl- Uil, i creditori e gli acquirenti. E anche i rappresentanti delle amministrazioni comunali nel cui territorio sorgevano gli stabilimenti produttivi e amministrativi del gruppo Novelli. Insomma un esercito di sedicenti esperti con relativi supporter politici ed istituzionali. Un tavolo magico, un tavolo d’oro. Poi, dopo pochi mesi, il clamoroso flop di quello che era stato definito il miglior accordo del mondo i cui sviluppi micropolis ha abbondantemente descritto è partito il grande lavorio per fare la marcia indietro necessaria a salvare la faccia. La nota dell’amministrazione comunale di Spoleto è un esempio. Se ne potrebbero fare altri per quello che riguarda alcuni, molti gloriosi gazzettieri locali e nazionali che hanno ritenuto non azzardare inchieste o valutazioni nel merito ma l’importante è che ora l’atteggiamento sia mutato. Tutto bene quel che finisce bene. No, per niente. Prima di tutto perché la vicenda è ben lontana dalla conclusione, poi perché ci sono aspetti che è utile e interessante chiarire. Presto micropolis tornerà sull’argomento per cercare di capire ruoli e protagonisti del giallo del Gruppo ex Novelli che si tinge sempre di colpi di scena e ribaltamenti di fronte. Intanto ci preme dire, anzi sottolineare un fatto che troppi dimenticano tra i convertiti della prima e della seconda ora: tutti si dimenticano del dramma dei licenziati e della sporca vicenda avvenuta un anno fa circa del licenziamento (allontanamento)  di 35 dipendenti della sede di Terni colpevoli di aver scioperato per gli atteggiamenti arroganti del gruppo iGreco e per le intimidazioni subite nella selezione del personale da confermare. Hai scioperato? Allora vai in ferie e poi in cassa integrazione infine in mobilità. Non ci risulta una sola voce alzata in difesa dei dipendenti colpevoli di aver scioperato per difendere i propri diritti. Forse saremo inguaribili nostalgici ma un tempo non troppo lontano i sindacati non avrebbero permesso senza reazioni dure un oltraggio tanto spudorato ai diritti dei lavoratori e alla Costituzione che sancisce il diritto di sciopero. Una spiegazione su questo atteggiamento i sindacalisti locali che hanno seguito la vicenda, Sciaboletta, Dezzi e Tedeschi la devono. Non certo a noi ma ai lavoratori in Cigs che hanno tenuta alta la loro dignità e ai Cittadini. Due mesi dopo l’allontanamento dei lavoratori, dal 24 al 27 maggio la Cgil di Terni organizza “Diritti in piazza” . Quattro giorni di iniziative sindacali, politiche e culturali in cui la vicenda ex Novelli non trova alcun spazio.  Poi nel febbraio scorso, dopo la sentenza del Tribunale di Castrovillari che rimette in discussione tutto e sconfessa “l’accordo  migliore del mondo” altro capolavoro sindacale. Ai Cigs di Terni non arriva la convocazione per l’assemblea di sito. Si presentano in azienda e trovano porte chiuse da parte degli altri lavoratori e dei sindacati. Solo il nulla osta del curatore fallimentare consente loro di tenere la propria assemblea. In pratica viene smantellato tutto quello che era definito “l’accordo migliore del mondo” meno il licenziamento dei 35 allontanati per aver scioperato. Un licenziamento che  urla ancora vendetta anche ai tempi del Jobs Act.

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