Lenta eutanasia – Il nodo delle province

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di Massimo Panella

Incertezza, confusione e contraddizioni continuano
a dominare la riforma delle Province.
Gli ultimi sviluppi del processo di riordino
avviato con la legge Delrio cozzano contro gli effetti
della legge di stabilità 2015 ed il problema dei bilanci
delle Province diventa dirimente.
La deliberazione n. 17 del maggio 2015 della Corte
dei conti mette in evidenza il progressivo definanziamento
dei bilanci delle Province e la riduzione
dei servizi e della spesa per il personale. In particolare
la Corte parla dell’”annullamento di fatto della
capacità di programmazione delle province” e del
rischio di tenuta dei bilanci”. Infatti la metà circa
delle Province, tra le quali le due umbre, non è
stata in grado di chiudere i bilanci di previsione
2015 e l’altra metà non riuscirà a farlo nel 2016.
Cosa succede adesso? La mancata approvazione dei
bilanci cosa comporta?
Entrambe le province umbre denunciano il fatto
che la mancata approvazione dei bilanci non sarebbe
dovuta ad un dissesto finanziario ma ad un semplice
disavanzo: sarebbero quindi allo studio varie misure
tecniche che consentirebbero di “limare” il disavanzo
e dall’altro di utilizzare risorse vincolate, per
potere così predisporre il bilancio 2015. L’esistenza
di un bilancio di previsione allontanerebbe i rischi
per stipendi e posti di lavoro e consentirebbe tra
l’altro alla Provincia di Perugia di procedere alla
proroga, anche se soltanto annuale, dei contratti
dei precari dei centri per l’impiego (Terni non ne
ha). La mancanza di un bilancio di previsione
invece produrrebbe effetti immediati su servizi, stipendi
e personale e renderebbe tra l’altro insostenibile
un piano di rientro a fronte delle già previste
misure sui bilanci 2016 e 2017. Con il Dl 78/2015
sono state adottate misure tecniche che hanno consentito
a circa una metà delle province di formare i
bilanci 2015 ma che hanno anche definito una
sorta di “amministrazione controllata”: possono
essere predisposti soltanto i bilanci 2015 e non
quelli pluriennali, ad ulteriore conferma della compromissione
definitiva della capacità di programmazione
degli enti. La questione finanziaria ed i
problemi di bilancio sembrano quindi configurarsi
come la leva tecnica per forzare il riordino o comunque
per configurare enti con poche funzioni e
poche risorse, ridotti a mega uffici tecnico-amministrativi
a supporto dei comuni, a meno che non
si voglia credere alla tesi che a guidare le scelte del
governo siano solo l’ improvvisazione e la contingenza.
Certo che a leggere l’art. 7 comma 9-quinquies del
Dl 78/2015 verrebbe da pensare proprio a questo,
considerata la paradossalità della previsione che le
regioni che non avessero ancora adottato le leggi di
riordino entro il 31 di ottobre sono tenute a versare
alle province le somme per i servizi non più propri:
come a dire, non fa niente se non avete applicato
la Delrio, potete continuare a farlo, a lasciare tutto
così come è, purché paghiate alle province le spese!
Il Dl 78/2015 ha poi ripensato, per così dire, le
decisioni assunte per le polizie provinciali, che dopo
tanti travagli approderebbe finalmente ai comuni
con funzioni di polizia municipale, azzerando di
colpo tutte le funzioni di vigilanza del territorio in
materia ambientale ed ittico-venatoria, rifiuti e inquinamento.
In sede di conversione del decreto il
governo ha poi nuovamente ripensato la questione
ed ha deciso che solo dopo che le stesse province e
le regioni avranno definito i propri contingenti di
vigilanza sulle funzioni di competenza, gli eventuali
rimanenti addetti dei corpi di polizia delle ex province
dovranno essere trasferiti, entro il 31 ottobre
2015, presso i comuni. In Umbria tali previsioni
sono rimaste sulla carta e ad oggi nessuna delle due
province ha definito i propri nuclei di vigilanza, né
tanto meno la Regione ha provveduto a riallocare
le funzioni di polizia amministrativa locale: si conta
sul fabbisogno dei comuni umbri i quali a loro
volta chiedono sostegni finanziari e normativi e
mettono a disposizione circa 60 posti su un numero
complessivo di circa 130 unità. Ma i tempi sono
strettissimi: il 31 ottobre è il termine entro il quale
le province inseriscono il personale soprannumerario
negli elenchi del Portale “Mobilità.gov”, la
piattaforma che deve gestire l’incrocio domandaofferta
del personale delle province in cerca di un
posto di lavoro. Si lavora quindi ad una proroga
del termine e all’adozione di misure specifiche per
il personale delle polizie, tali da garantire una gestione
separata del loro ipotetico percorso di ricollocazione.
L’altro tema scottante riguarda il personale
ex Anas, circa 135 lavoratori, cui è affidata la
gestione delle strade regionali: in capo alle province
è rimasta la competenza in materia e la Regione finanzia
i lavori e la gestione della propria rete viaria
ma non il personale, il cui costo è a carico dei
bilanci provinciali. Ma le sofferenze di bilancio e i
limiti per il personale non consentono spazi sufficienti
e di conseguenza le strade regionali rischiano
di non essere gestite ed una parte del personale rischia
la sovrannumerarietà e l’inserimento nel Portale
“Mobilità.gov”. Allo stato, non risulta nessuna
iniziativa in merito: la regione continua ad affermare
che la copertura della spesa di personale va chiesta
al governo ma nel frattempo scorrono i giorni ed il
31 ottobre si avvicina.
Sempre con il Dl 78/2015 il Governo ha regolato
la fase transitoria dei servizi per l’impiego che, nell’attesa
della individuazione definitiva di un modello
organizzativo generale, sono stati finanziati in maniera
non soddisfacente, a detta delle regioni che
nel frattempo devono stipulare specifiche convenzioni
con il Ministero del lavoro per la gestione di
questi servizi. Viene data facoltà alle province di
stipulare contratti di lavoro a tempo determinato
con scadenza non successiva al 31 dicembre 2016.
La Regione Umbria ha garantito la copertura finanziaria
di questi servizi e della spesa di personale,
sia di quello a tempo indeterminato, circa 140 dipendenti,
che di quello precario, circa 52 unità,
per una fase intermedia di due anni ma nell’immediato,
per questi ultimi quale ente provvederebbe
alla proroga dei contratti in scadenza? La provincia
senza bilancio di previsione potrebbe farlo?
Il tanto atteso decreto sui criteri, le procedure e la
tempistica della mobilità del personale soprannumerario,
il cosiddetto decreto Madia è stato finalmente
pubblicato a fine settembre. Le previsioni
del decreto ministeriale non si applicano al personale
addetto alle politiche del lavoro ed ai centri
per l’impiego, né al personale da collocare a riposo
entro il 31 dicembre 2016 (circa 144 unità tra Perugia
e Terni), né al personale che viene ricollocato
direttamente, addetto alle funzioni riordinate dalla
Regione (circa 241 dipendenti tra le due province).
La Regione Umbria, avendo adottato la legge di
riordino delle funzioni, sta lavorando alla ricollocazione
diretta (art. 3 del decreto Madia) del personale
provinciale addetto alle funzioni non fondamentali,
assegnati a funzioni che vanno
dall’ambiente (rifiuti, valutazioni ambientali, risorse
idriche) all’energia, dal governo del territorio (controllo
costruzioni, paesaggistica) alle attività produttive
(industria, commercio, artigianato, cave e
miniere), dalla caccia e pesca al turismo, alla formazione
professionale, ai trasporti.
Il 21 ottobre a Terni è stato firmato un protocollo
di intesa tra la Regione, le due province e
le organizzazioni sindacali (Cgil-Cisl-Uil ma
non è stato firmato da Cobas e Usb) con il
quale è stata definita la ricollocazione diretta
(ai sensi dell’art. 3 del D.M. del 29/09/2015
cosidetto “Madia”) di n. 235 unità (158 dipendenti
della Provincia di Perugia e 77 di quella
di Terni) di cui 195 presso la Regione e 40
presso altri enti regionali, compreso il sistema
sanitario.
Restano comunque numerose partite aperte, tanta
incertezza di un percorso al buio che sta spazzando
via servizi e posti di lavoro ed i cui esiti finali non
sono ancora tutti prevedibili.

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