Le caratteristiche del territorio umbro colpito dal sisma. Il rischio è lo spopolamento

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Mario Bravi*, Lorenzo Testa**

La sequenza sismica di Amatrice-Norcia-Visso ha interessato in Umbria 15 comuni, con danni strutturali gravi. L’area colpita dal terremoto è abitata da 57.500 residenti, il 6,5% della regione, da più di 24 mila famiglie e si estende per una superficie di circa 1.410 chilometri quadrati, il 16,7% dell’intera Umbria. I comuni umbri coinvolti nel cratere sono Arrone, Cascia, Cerreto di Spoleto, Ferentillo, Montefranco, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Polino, Preci, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano, Spoleto e Vallo di Nera.
Demografia Ad esclusione di rare eccezioni, nei comuni umbri con gravi danni strutturali era in atto da tempo un processo di spopolamento rilevante (-13,4% in quasi cento anni). Tra le eccezioni vi sono Spoleto e Arrone, unici due comuni ad aver incrementato i residenti dal 1921 al 2016, rispettivamente del 35,4% e del 6,4%, anche se, negli ultimi 5 anni, hanno registrato entrambi una lieve flessione. Norcia, la cui popolazione si era più che dimezzata (-54,3%) dal 1921 al 2011, è invece il solo comune, insieme a Sant’Anatolia di Narco, ad aver registrato un incremento dal 2011 al 2016 (rispettivamente +1,34% e +0,4%) e quindi una parziale e limitata inversione di tendenza. L’incidenza di ultra 65enni nel territorio interessato si attesta al 26,9%, significativamente superiore a quella media regionale (23%).
Edilizia Nel 2011 gli edifici presenti nei comuni umbri del cratere risultavano 19.034, di cui 13.548 in muratura pesante, 2.830 in calcestruzzo e 2.656 in altri materiali. Di queste strutture 1.906 erano ad un piano, 11.745 a due, 4.410 a tre e 973 a quattro piani. Nei centri abitati erano ubicati 13.730 edifici (72,1%), 2.408 (12,7%) costituivano i nuclei abitati e 2.896 (15,2%) risultavano case sparse. Ben 14.131 di queste abitazioni, il 37,3% del totale, erano vuote o occupate da non residenti.
Attività agricola Le aziende agricole attive nei territori umbri colpiti dal sisma erano 3.405 nel 2010. Tra le aree con gravi danni strutturali dovuti al terremoto, quella umbra risultava la maggiore per incidenza di aziende agricole relativamente alla popolazione residente (5,9 ogni cento abitanti), addirittura più che doppia rispetto a quella italiana (2,7). Con una media di 27,3 ettari per azienda, l’Umbria era caratterizzata da un’alta dimensione media in termini di superficie agricola totale,
quasi tripla rispetto al dato nazionale (10,5), maggiore di quella del totale dei territori colpiti dal terremoto (18,7) e, tra questi, seconda solo al Lazio (38). Il numero medio di aziende per chilometro quadrato in Umbria (2,4), superiore solo al dato laziale (1,6), risultava inferiore a quello medio dei comuni del cratere (3,3) e dell’Italia (5,4). Il territorio umbro era anche il maggiore, tra quelli colpiti, per superficie agricola in percentuale al totale (66%), dato superiore pure a quello nazionale (56,6%). Di questa, però, solo il 35,2% veniva effettivamente utilizzata, un’incidenza inferiore a quella del totale dei territori colpiti (39,1%) e dell’Italia (42,6%). Poco più della metà (51,4%) della superficie utilizzata era destinata a prati permanenti e pascoli e quasi tutto il resto (40,9%) era investita in seminativi. La gran parte delle aziende in Umbria risultava a conduzione diretta del coltivatore (94,3%) e con forma giuridica individuale (92,6%), incidenze comunque inferiori a quelle medie dei comuni del cratere (96,5% e 94,7%) e dell’Italia (95,4% e 96,1%). Delle aziende agricole umbre interessate dal sisma, il 6,2% svolgeva anche attività connesse all’agricoltura, una percentuale maggiore di quella italiana (4,7%) e dei territori colpiti (5,8%) e, tra questi, inferiore solo ai comuni laziali (8,7%). In Umbria, inoltre, l’incidenza di queste aziende che esercitavano un’attività agrituristica era decisamente alta (54,8%), ben superiore alla media nazionale (25,4%) e dei comuni del cratere (30,6%).
Imprese industriali e di servizi Nei comuni umbri con gravi danni strutturali si contavano, nel 2014, 3.824 imprese e 4.215 unità locali, rispettivamente l’8,9% e il 9,1% di quelle del cratere. Il numero degli addetti impiegati ammontava a 12.725 nelle imprese e a 13.070 nelle unità locali, rispettivamente il 9% e l’8,8% del totale dei territori colpiti. Le unità locali dell’industria in senso stretto, nei comuni umbri del cratere, costituivano il 10% del totale e occupavano il 20,5% degli addetti complessivi. Rispetto al precedente, il settore delle costruzioni possedeva un’incidenza maggiore in termini di unità locali (13,1%) e inferiore per quanto riguarda gli addetti impiegati (10,7%). Quello preponderante era il settore dei servizi, con il 76,9% delle unità locali e 68,9% degli addetti. Questi valori risultavano abbastanza omogenei a quelli delle altre zone regionali colpite e dell’Italia. I comuni umbri danneggiati detenevano il primato negativo sia del numero di unità locali per cento residenti, la densità imprenditoriale, sia delle unità locali per superficie, rispettiva
mente pari a 7,2 e 3. Questi valori, oltre ad essere ben più bassi della media dei territori colpiti (8,1 e 6,1), erano inferiori anche a quelli dell’Italia (7,8 e 15,6). Il numero di addetti per 100 residenti nei comuni umbri del cratere (22,5) risultava più alto solo di quello del Lazio, e inferiore a quello del totale dei territori colpiti (25,9) e dell’Italia (26,6). In media il numero di addetti per unità locale in Umbria (3,1) era leggermente inferiore a quello del totale dei comuni danneggiati (3,2) e dell’Italia (3,4). Disaggregando per marcosettore, il numero di addetti per unità locale corrispondeva a 6,4 nell’industria in senso stretto, a 2,5 nelle costruzioni e a 2,8 nei servizi.
Condizione economica Il reddito medio per abitante dei comuni umbri del cratere, dichiarato nel 2014 ai fini Irpef, era pari a 11.682 euro e denota che già prima del sisma l’area verteva in difficili condizioni economiche. Questo, infatti, era il minore tra quelli delle altre aree regionali danneggiate e risultava inferiore a quello medio dei territori colpiti e dell’Italia rispettivamente di 730 euro e di oltre mille euro. I comuni con un reddito per abitante particolarmente basso e inferiore a 10.000 erano Monteleone di Spoleto (7.879 euro) e Cascia (9.402 euro). Solo Scheggino (12.857 euro) superava il reddito medio per abitante italiano e con Spoleto (12.243 euro) rappresentavano gli unici due comuni a oltrepassare la soglia di 12.000 euro.
Patrimonio culturale L’area colpita dalla sequenza sismica possedeva un notevole patrimonio culturale, in termini di beni architettonici, monumentali e artistici. Erano presenti innumerevoli luoghi di culto, come chiese, basiliche, monasteri ed eremi, ma anche edifici di architettura civile, come palazzi, torri e mura medievali. Nel 2015, i comuni dell’Umbria con danni gravi ospitavano 17 musei, dei quali 7 solo a Spoleto, e 12 biblioteche, delle quali 5 comunali. Il numero annuale dei visitatori di questi musei umbri (128.704) risultava inferiore solo a quello dei comuni colpiti nelle Marche (538.600), dove però la superficie e il numero di musei (124) era decisamente maggiore. Il numero medio di visitatori per museo (7.571) era inferiore a quello nazionale (22.220), ma tra le aree regionali coinvolte nel cratere era secondo solo a quello dell’Abruzzo (9.177).
Attività turistica La zona umbra colpita disponeva, nel 2015, di 368 esercizi ricettivi e 8.920 posti letto, rispettivamente il 19,9% e il 21,3% del totale dei
comuni del cratere. I dati successivi al 24 agosto 2016 mostrano un forte calo dei flussi turistici, specialmente nei comuni con danni gravi, ma anche, in maniera meno accentuata, nel resto della regione. In Valnerina negli ultimi due mesi dell’anno le presenze sono calate del 70% e gli arrivi addirittura del 97%. Questo tracollo è particolarmente preoccupante in un’area, come quella del cratere umbro, dove vi era un elevato numero di posti letto per 1.000 abitanti (154). In assoluto la maggiore tra le incidenze medie regionali dei territori colpiti e ben superiore a quella italiana (80) e del totale dei territori colpiti (73).
Conclusioni Il territorio umbro colpito dal terremoto è a basso reddito, a scarsa densità imprenditoriale e poco popolato. Risulta invece ricco di aziende agricole, con un’alta incidenza di agriturismi, e a particolare vocazione turistica, grazie al sublime patrimonio paesaggistico, artistico, monumentale e culinario. Gli effetti del terremoto, specialmente sul settore turistico, accelereranno con tutta probabilità il processo di spopolamento, che caratterizzava quasi tutta l’area già prima del sisma. Affinché questo territorio possa riprendersi dal terribile colpo inferto dal terremoto e non si vanifichi del tutto la speranza di invertire la tendenza demografica in atto, è necessario un intervento mirato, tempestivo ed equipaggiato di risorse adeguate. La messa in sicurezza e la valorizzazione delle risorse dell’Appennino, oltre ad essere un atto dovuto, costituisce un’occasione fondamentale per rispondere alla crisi in maniera non difensiva. L’obiettivo dovrebbe essere quello di implementare un modello di sviluppo con al centro il territorio, l’ambiente e la cultura, che abbia ripercussioni in tutta la regione e che potrebbe essere riproposto anche a livello nazionale. I ritardi e le lungaggini burocratiche che finora hanno caratterizzato la ricostruzione e la sproporzione tra le risorse disponibili, 3 miliardi in tre anni, e la stima dei danni, che secondo la protezione civile ammonterebbe a oltre 23 miliardi, non lasciano ben sperare. È fondamentale dunque mantenere alta l’attenzione sui territori colpiti dal sisma e sull’operato delle istituzioni competenti, soprattutto ora che i riflettori dei media si sono quasi del tutto spenti.
*Presidente Ires Cgil Umbria **Ires Cgil Umbria

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