Lacrime di coccodrillo – L’ennesimo sisma nella fascia appenninica

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di Paolo Lupattelli

Martedì 13 settembre, San Cipriano di Amatrice, Istituto comprensivo “Caprarica”.
La campanella suona regolarmente nel primo giorno di scuola per i 180 ragazzi del piccolo comune della Sabina epicentro del terremoto del 24 agosto scorso. Il piccolo miracolo è opera della Protezione civile di Trento: un centinaio di volontari non retribuiti, operai, ingegneri e tecnici. Arrivati il giorno stesso del sisma, hanno iniziato i lavori in completa autonomia, anche per i pasti e gli alloggi. Tutti si chiedevano: riusciranno a vincere
la scommessa? Gli unici a non avere dubbi erano loro, convintissimi di farcela. Per tre notti
hanno fatto anche gli straordinari alla luce delle cellule fotoelettriche ma dopo 19 giorni la loro scommessa l’hanno vinta, con entusiasmo, competenza ed efficienza, spirito di solidarietà e sacrificio: dieci aule in alluminio e legno completamente arredate ospitano i bambini dell’asilo, delle elementari e delle medie. Viva l’Italia, l’Italia che lavora.
Nel centro di Amatrice spicca un cartello di spiegazione dei lavori: “Plesso scolastico Caprarica. Messa in sicurezza 2012. Una massiccia opera di ristrutturazione consistente soprattutto nell’ adeguamento della vulnerabilità sismica”.
Lavori eseguiti dal Consorzio Stabile Valori di Roma. Spesa circa 700 mila euro. La parte nuova della scuola non esiste più, la parte vecchia risalente agli anni ‘30 ha resistito. Nelle due gare di appalto non ci sono richiami ad opere antisismiche ma si parla di “miglioramento termico, migliorie della pavimentazione, efficienza dell’impianto
elettrico, sistemazione del piazzale e del cortile esterno”. Per la ditta Valori Scarl,
attraverso un complicato sistema di scatole cinesi, si risale ai fratelli Mollica accusati di collegamenti con il clan mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto. Arrestato nel 2015 per la Procura di Roma Pietro Mollica è soggetto che “applica un vero e proprio metodo delinquenziale”. Viva l’Italia derubata e colpita al cuore, viva l’Italia, l’Italia che non muore.
A parte l’ennesima sospetta infiltrazione mafiosa c’è anche un discutibile conflitto di interessi ad Amatrice. Dopo il sisma del 1997 sono stati spesi 2 milioni e mezzo di euro per la manutenzione di edifici pubblici come la scuola, la caserma dei carabinieri, la palestra, il municipio. Tutti edifici indicati a norma e potenziali centri per gli sfollati in caso di calamità naturali, come l’albergo Roma. Ora tutti crollati. Le opere di adeguamento sismico sono state autorizzate dalla giunta di cui fa parte, come vice sindaco, il geometra Gianluca Carloni. Il geometra nella vita privata lavora nello studio tecnico del fratello Ivo che ha firmato molti progetti di adeguamento sismico. Quello della scuola Caprarica
è solo un esempio scelto tra i molti della zona. Edifici pubblici o privati rasi al suolo nonostante i contributi pubblici per la sistemazione. Nel 1998 il ministero dell’Interno emana un’ordinanza che consente ai tecnici di intervenire sugli edifici pubblici con semplici “miglioramenti”. Per Armando Zambrano, presidente del Consiglio degli ingegneri, “qualsiasi
cosa il progettista definisca miglioramento viene
accettata come tale. Si sono affidati alla sorte ma le procedure burocratiche sono state rispettate”. E’ stata la politica a preparare il disastro fissando norme vaghe e paletti inconsistenti. Ora è difficile contestare i lavori male o poco eseguiti alle imprese.
Chi era il Ministro che ha firmato l’ordinanza? L’onorevole Giorgio Napolitano. Viva l’Italia
presa a tradimento, l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento. A Retrosi, piccola frazione sulle montagne a un paio di chilometri da Amatrice, un commerciante
perugino, Angelo Zaroli, ha realizzato un albergo diffuso progettato dal fratello architetto
e da un ingegnere rispettando le regole antisismiche. Delle 28 persone presenti la notte
del sisma nessuno ha riportato lesioni. Dal 2012 ogni comune italiano è obbligato a dotarsi di un Piano di evacuazione in caso di calamità. Dopo 4 anni mancano i piani di 1795 comuni
tra cui Amatrice ed Accumoli. E manca nell’ intero Paese una cultura della sicurezza, della
prevenzione e della responsabilità con tutte le leggi e le norme che ne dovrebbero derivare.
Persiste in Italia uno sdoppiamento dell’identità collettiva: da una parte il Paese si mobilita in occasione delle emergenze nazionali, si commuove, poi scatta una rimozione generale e si continua a non affrontare alle radici il problema.
Oltre alla violenza della terra i terremotati si sono visti arrivare addosso montagne di
vestiti usati, coperte e tonnellate di cibo in scatola. Tutti offrono qualcosa per sentirsi utile e
solidale ma la Protezione civile è attrezzata e pagata per far fronte all’ emergenza. Solo le banche non hanno avuto il pudore di azzerare le commissioni richieste per i bonifici pro terremotati, per il resto c’è stata uno tsunami di solidarietà.
Ad un certo momento, nei giorni che hanno seguito la grande scossa, per ogni abitante
c’erano 8 addetti tra i vari corpi di polizia, Protezione civile e tecnici; milioni di italiani
hanno partecipato a cene e feste a base di amatriciana, hanno devoluto qualcosa, con moderazione, si sono incollati alla tv per sentire schiere di inviati molto speciali chiedere a tutti, ma proprio a tutti, i terremotati: “Ma lei ha avuto paura?” O ad intervistare stucchevoli passerelle di politici e prelati, non tutti disinteressati alla gestione post sisma. Ora la botta di buonismo sta scemando e si rimuove il trauma, si dimentica. Un Paese senza memoria, che preferisce riparare ed inaugurare che prevenire, difendere
il territorio. Avanti così fino alla prossima emergenza e chi è causa del suo mal pianga
se stesso. Come ha spesso spiegato l’Istituto di geofisica e vulcanologia, l’Italia è interessata ai movimenti della placca africana e della placca asiatica ed è attraversata dalla lunghissima Faglia Gloria, area altamente sismica. L’Umbria ci è seduta sopra. In 2500 anni ci sono stati più di 30mila terremoti, nell’ultimo secolo sono 7 i sismi che hanno superato i 6 gradi. Purtroppo gli esperti concordano che nei prossimi anni se ne verificheranno
altri: circa il 70% dei comuni italiani è a rischio, senza dimenticare i problemi idrogeologici
che riguardano l’82% del territorio nazionale. Per la messa a norma degli edifici pubblici occorrerebbero 50 miliardi di euro, 90 miliardi per quelli privati. Dal terremoto del Belice nel 1968 a questo di Amatrice sono circa 5mila le persone morte e 121 i miliardi
spesi per il ripristino raffazzonato e parziale, mentre con 140 miliardi si metterebbe in sicurezza tutto il patrimonio edilizio nazionale.
Sono queste le grandi opere che servono al Paese altro che Tav, Mose, ponte sullo stretto
di Messina. Grandi opere che garantirebbero sicurezza a tutti i cittadini, conservazione dei
nostri monumenti e lavoro per decenni. E’ vero che i soldi non ci sono ma si potrebbe far fronte con una serie di provvedimenti incentivanti come la detassazione. Meglio spendere più ma definitivamente che mettere toppe in continuazione.
Quella della prevenzione e della sicurezza idrogeologica deve diventare una priorità nazionale assoluta; bisogna costruire quella cultura della prevenzione che in Italia manca. Il terremoto del 24 agosto ha raggiunto il 6 grado di magnitudo della scala Richter, un sisma forte, ma non distruttivo che in paesi come il Giappone, il Cile o la California neanche prendono in considerazione perché al massimo fa cadere un bicchiere dal tavolo. Da noi ha fatto 295 morti e danni incalcolabili al territorio e al patrimonio artistico perché si è costruito male, si è rubato troppo spesso, si sono aggirate le regole già compresse dai mille appetiti di una classe dirigente incapace e imprevidente. La riforma Gelmini, dal 2010 ad oggi, ha chiuso 21 strutture universitarie per la formazione di geologi: da 29 sono passate ad 8. Eppure i nostri geologi sono considerati ottimi tanto che avevano previsto
anche questo terremoto. Nel 1513 Machiavelli ne Il Principe scrive: “iudico poter essere
vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà”. Dopo cinquecento anni qualcuno dovrebbe spiegare la frase di Machiavelli al genio fiorentino e alla cerchia del giglio magico. Come ben sanno la ruota della fortuna gira e le chiacchiere non fan farina. Viva l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l’Italia, l’Italia che resiste.terremoto

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