La neve ai tempi del “riformismo neoliberista”

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di Osvaldo Fressoia

Una volta, ai tempi della prima repubblica, fra i principali vanti delle amministrazioni comunali, non necessariamente di sinistra, c’era anche quello di saper fare funzionare la propria città, specie nelle situazioni di emergenza. Non era, infatti, messo in discussione da alcuno -da destra fino a sinistra- che erogare i servizi essenziali (trasporto pubblico, servizi sociali, nettezza urbana, calamità naturali, ecc.) dovesse essere un compito primario dei sindaci che, proprio per questo, in alcuni casi sono ancora ricordati. Con tutte le variabili e le contraddizioni possibili, qualche volta anche insopportabili, in ogni caso solidarietà sociale, impegno collettivo e senso del bene comune, costituivano la cifra, il criterio condiviso, il “vincolo” vero di ogni governo cittadino, a cui lo stesso bilancio doveva sottostare. Guardiamo oggi invece cosa accade: una semplice nevicata di pochi cm –siamo d’inverno del resto- fra l’altro ampiamente preannunciata da giorni, e tutta l’Umbria chiude. “Non voglio rogne”: è stata evidentemente questa la univoca e immediata preoccupazione dei sindaci di tutte le principali città, ma anche dei piccoli comuni –fanno clamorosamente eccezione proprio i comuni più “vocati” alla neve, Norcia, e Preci, ma anche Montone- che emettono ordinanze di chiusura di scuole e università, per non dover affrontare i problemi, e i rischi, del funzionamento di una città in condizioni climatiche difficili. “Sono dei fifoni” –ha detto giustamente il sindaco di Norcia. Poi va da se che per un giorno salta, di fatto, almeno a Perugia, anche il trasporto pubblico, già fiaccato dai tagli governativi, e dall’insipienza locale, lasciato alla deriva nella neve e nel ghiaccio. Chi scrive, ieri non ha potuto prendere né la propria auto, né il bus, dal momento che, a causa di appena un breve tratto di strada ghiacciato -100 metri, seppur ripidi- nessun mezzo è passato per tutto il giorno. Per cui, fuori da qualsiasi programma pubblico di promozione della salute e attività motoria, mi sono fatto 4 volte a piedi, il percorso che separa casa mia dal posto di lavoro e del centro cittadino. Vale ricordare che un tempo, ogni nevicata di un certo peso era l’occasione, da parte del Comune per mobilitare anche disoccupati, precari e studenti senza un soldo, a cui si aggiungevano anche cittadini orgogliosi di dare una mano alla propria città. Il fatto è che né Comune, né BusItalia si erano attrezzati per tempo –pur sapendo da giorni ciò che sarebbe avvenuto: né a mobilitare gli spazzaneve e a cospargere di sale le strade gli uni, né a “cingolare” gli autobus, gli altri. Ma poi abbiamo capito tutto, o almeno molto: in base ad una nuova convenzione, l’emergenza neve è stata affidata dal Comune di Perugia, alla Gesenu, cioè alla stessa azienda a cui è stata comminata una interdizione del servizio rifiuti, da parte della Commissione Antimafia, per lo scandalo legato alla loro raccolta e smaltimento. Ora chissà se Gesenu ne guadagnerà un’altra, magari per accaparramento e traffico illecito di sale, dato che questo, ieri mattina pare, sia finito quasi subito. Ancora una volta pare dimostrarsi che, indipendentemente dal colore politico, i Comuni hanno ormai le casse vuote e non hanno più i mezzi per intervenire e così esponendosi, ma –questo è il punto- ben volentieri, alla facile demagogia e propaganda del ‘riformismo neoliberista’ che suggerisce e impone di esternalizzare a ditte private (magari amiche) funzioni e compiti un tempo, come già detto prima, indisponibili alla logica del profitto privato. Risultati dopo quasi 30 anni di tale andazzo?: aumenti indiscriminati delle tariffe, peggiore qualità dei servizi e smarrimento di qualsiasi potere di indirizzo e controllo democratico. Del resto decenni di ideologia ‘turbo-liberista’ ha ubriacato (quasi) tutti così da rendere difficilmente riconoscibile “chi è contro chi” e soprattutto perché. E dal momento che ormai tutti sono “riformisti”, perfino tipi come Berlusconi e Renzi le cui “riforme” volevano addirittura scassare la Costituzione nata dalla Resistenza.

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