La Fiom in festa

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Qualcuno, nel redigere quel brutto
testo presentato per la Conferenza
d’organizzazione, ha scritto che lamicropolis settembre 2015 (1)
Cgil va riorganizzata anche per superare
i leaderismi interni, come se avere un
forte carisma fosse una cosa disdicevole per
un Segretario generale. Strano, eppure la
storia di questo sindacato è stata anche storia
di grandi leader: i vari Di Vittorio,
Lama, Trentin che con la loro presenza riuscivano
a gremire le piazze.
Quel desiderio di riconoscersi in una voce,
quella stessa empatia di allora l’ho ritrovata
alla festa della Fiom il 3 settembre a Spello.
Tanta gente, molta più del previsto tanto da
dover chiudere 6 giorni prima le prenotazioni
per la cena; ma ancora di più quelli
presenti nel pomeriggio per partecipare all’incontro
con Maurizio Landini, venuti nel
piccolo borgo umbro per tante ragioni ma
più di ogni altra cosa per incontrare il proprio
leader, affascinati, ancora prima che
dai contenuti, dal suo linguaggio familiare,
senza sofismi, lontano dalle accuse di estremismo
lanciate dai suoi detrattori.
I temi toccati da Landini sono concreti, rintracciabili
nella vita d’ognuno, così mentre
parlava mi tornavano in mente le parole di
mio padre, a cena, da bambino, dopo averlo
aiutato in qualche lavoro: “Lo senti che sapore
ha il pane che ti sei guadagnato?”. E’
un lavoro che non è più merce quello descritto
da Maurizio ma è un elemento di
conquista della dignità.
Sapori antichi, si direbbe, ma dimenticati
da troppi sindacalisti. Il Segretario della
Fiom ha sostenuto, infatti, che la crisi della
rappresentanza investe tutti, che non si può
chiedere ad un lavoratore la delega in
bianco per contrattare il suo futuro o invitarlo
a partecipare alla sterile vita interna
del sindacato con le sue liturgie gattopardesche
o pensare di organizzare con i comitati
degli iscritti un inutile simulacro della democrazia.
I lavoratori devono poter votare il proprio
contratto, siano essi iscritti o meno, non
solo, devono poter contribuire alla costruzione
della piattaforma rivendicativa; per
questo la Fiom farà ad ottobre assemblee,
mettendo ai voti le proprie proposte ma
anche raccogliendo le istanze degli stessi lavoratori
che verranno poi sintetizzate in
una successiva assemblea nazionale.
A Spello hanno anche avuto eco, suscitando
una certa ilarità, le parole del Segretario
della Fim Cisl che a Terni ha dichiarato che
in Umbria la sua organizzazione ha superato
la Fiom. Perché non certifichiamo il
dato, non ci contiamo realmente, iscritti e
Rsu? Del resto i meccanici della Cgil hanno
depositato nel merito una proposta di legge
cinque anni fa, le tre confederazioni avrebbero
in teoria firmato un accordo che Confindustria
e la stessa Cisl, però, boicottano.
In ordine al nuovo contratto si è sostenuto
che dovrà determinare la retribuzione minima
per chiunque operi nel settore, indipendentemente
dal fatto sia un lavoratore
subordinato o meno, anche una il titolare
di una partita Iva non potrà scendere sotto
quella soglia. Federmeccanica vuole un contratto
di 4 anni senza aumenti perché la
crisi del sttore è dura? Allora contrattiamo
il salario anno per anno come in Germania
ha fatto la Ig Metal e facciamo un tavolo
per parlare di politiche industriali per introdurre
elementi di crescita nella contrattazione.
Queste sono le istanze espresse dal mondo
reale che la Fiom intende rappresentare.
Non certo quelle degli industriali assunte e
fatte proprie dal genio fiorentino.
A Spello però, nonostante la gravità della
situazione non è prevalso l’affanno. E’ stata
una festa allestita da volontari che hanno
corso, faticato, ma sempre con il sorriso;
lunghe tavolate dove ci si è conosciuti e riconosciuti.
Una compagna su un social network
ha scritto che le è sembrato di esser
finalmente tornata a casa dopo un lungo
viaggio. Ci si scalda il cuore a casa. Un mio
collega è venuto portando ben quattro generazioni
della sua famiglia, così mentre
“Iseiottavi” hanno intonato Bella Ciao una
bimba di due anni ha applaudito e il bisnonno
di 90 anni che la teneva in braccio,
si è commosso e ha pianto.

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