La destra di governo in Umbria: immobile e feroce

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Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo. La
nuova giunta regionale si sta muovendo
lungo una direzione che non si discosta
di molto da quella precedente. Se si guarda alle
politiche di sviluppo o, come si preferisce dire,
di crescita, non sembra che abbia idee di un
qualche peso. Vero è che è in carica solo da quattro
mesi e si riuscirà a capire qualcosa quando
presenterà il documento di bilancio, ma finora
non ci sembra che sia cambiato molto, neppure
dal punto di vista della retorica. La situazione
continua a peggiorare, le aree di crisi restano tali:
dall’Ast, all’ex Merloni, alla Treofan e via di seguito.
L’occupazione continua a calare. Cresce il
numero dei precari. Molti giovani preferiscono
emigrare piuttosto che sottoporsi ad umilianti
salari di fame. Sono diminuiti anche gli immigrati.
In Umbria non c’è lavoro, meglio cambiare
aria. Il Pil e il reddito pro capite continuano a
scendere. Sul piano dei servizi prosegue, con
maggiore aggressività, il progetto di privatizzazione
e liberalizzazione, in nome degli equilibri
di bilancio e dell’eliminazione degli “sprechi”.
Ne sono emblema le misure sulla sanità che
vanno dall’accordo con l’Università all’apertura
ai privati, caldeggiata dal “Corriere dell’Umbria”,
giornale di Angelucci, gran patron della sanità
privata. Il “corrierino” dedica al tema una pagina
intera di intervista all’assessore alla sanità della
Regione Lombardia, che inneggia alle sinergie
pubblico-privato. Il Pd ulula in difesa della sanità
pubblica, ma le pulsioni della giunta Tesei trovano
un terreno fertile nel degrado in cui sono
oggi gli ospedali e i servizi territoriali, con reparti
depotenziati e con sempre meno personale, con
distretti sanitari anch’essi sempre meno in grado
di rispondere ai bisogni e alle esigenze dei cittadini.
Allo stesso modo sul piano dei trasporti si
progetta una riduzione delle corse (come faceva
l’assessore socialista Chianella), la Ferrovia centrale
umbra continua a non funzionare e non si
sa quando verrà rimessa in attività. Si ciancia di
aerei e treni veloci, ma viene negato il diritto alla
mobilità ai più poveri, agli anziani, agli immigrati,
ai centri minori. Per i rifiuti, infine, si preannuncia
il loro incenerimento in impianti di
“nuova” generazione, ossia i cementifici che
hanno ormai da tempo l’autorizzazione a bruciare.
Questo è il quadro per ciò che riguarda le partite
più importanti rispetto alle quali, al netto della
maggiore aggressività o della minore ipocrisia,
non è difficile individuare le linee di continuità
con la giunta precedente. La situazione cambia
se si osservano le posizioni prese dalle singole
amministrazioni di centro destra in merito a
temi sensibili come immigrazione, diritti civili,
associazionismo e volontariato, cultura, ecc. Qui
si assiste ad una vera battaglia ideologico-culturale
il cui obiettivo è quello di rendere difficile
la vita a chi voglia esprimere dissenso, promuovendo
una rimozione della cultura democratica
e di sinistra. Solo per fare qualche esempio.
L’amministrazione comunale di Todi approva
una mozione a sostegno della famiglia “naturale”,
quella di Perugia si affianca, ne seguiranno
probabilmente altre. Sempre la maggioranza
consiliare tuderte vota contro l’istituzione della
commissione comunale antimafia. La giornata
del ricordo è un revival anti partigiano, un’orgia
nazionalista che riprende gli stilemi fascisti di
oltre mezzo secolo. Si potrebbe andare avanti.
Non ci sembra il caso non fosse altro per non
annoiare o angosciare i lettori. Quello che conta
è segnalare che si sta instaurando un clima in
cui tutto quello che odora di riflessione, di cultura
sia pur timidamente antifascista e democratica
viene esorcizzato, negando fondi alle associazioni
che fanno teatro, animazione culturale,
ricerca, lavoro sociale e che vengono
ritenute ostili. Ciò insegna due cose. Che l’associazionismo
non istituzionalizzato deve trovare
il modo di finanziarsi autonomamente. Ne
uscirà più forte e più libero se riuscirà a recidere
i legami finanziari che per troppo tempo lo
hanno legate alle amministrazioni pubbliche.
In secondo luogo che non è il caso di aspettarsi
sollievo e aiuto da quanto rimane della sinistra.
Il Pd umbro ondeggia tra l’etica da boy scout e
il peso di un passato non entusiasmante, ma
difficile da rinnegare. Organizzativamente è a
stracci (si parla di poco più di 4.000 iscritti in
tutta la regione) e non riesce neppure ad organizzare
in modo ordinato il proprio congresso.
In Consiglio regionale, dove è la principale forza
di minoranza, non riesce a fare un brivido di
opposizione. Ad una giunta immobile, corrisponde
una opposizione inesistente, mentre la
maggioranza opera attraverso le commissioni,
innescando una competizione “virtuosa” tra
Lega e Fratelli d’Italia, in un gioco per chi è più
a destra. Infine la sinistra sinistra. Semplicemente
non c’è. Un popolo di sinistra, eppure,
esiste. Lo ha dimostrato la manifestazione anti
Salvini organizzata dalle “sardine” (a proposito
dove sono finite?) nello scorso dicembre. Si
tratta di ridargli fiducia, occasioni di confronto
e di riflessione, luoghi d’incontro. Con calma e
senza facili illusioni. Come sempre natura non
facit saltus.
Post scriptum. Il prossimo 8 marzo si voterà
per surrogare la ex senatrice Tesei. Non se ne è
accorto nessuno.

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