L a cultura dell’emergenza

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P . L.
Mezzo secolo fa, nel gennaio del 1968 un terremoto sconvolge la Sicilia occidentale provocando decine di morti e radendo al suolo interi paesi. Dopo 50 anni sono ancora troppe le tracce della devastazione e il fallimento della ricostruzione. Anche per il Belice, come per i terremoti precedenti e successivi, lo stato stanzia ingenti cifre e impone nuove tasse per la ricostruzione. Ma senza risultati positivi. Nell’archivio di “micropolis” alla voce terremoti ci sono articoli che affrontano le disgrazie e le ricostruzioni passate per cui ancora paghiamo soldi e dolore. (www.micropolis.umbria.it). Mille esperienze che avrebbero dovuto formare una coscienza collettiva, una cultura della prevenzione anziché dell’emergenza, un protocollo di intervento condiviso per alleviare le sofferenze delle popolazioni martoriate e restituire un futuro a coloro colpiti dalla disgrazia. In un territorio magnifico ma fragile come quello del Bel Paese formare una cultura della prevenzione è più di una necessità, è un dovere civico. Invece niente. Ad ogni nuova catastrofe prima ci commuoviamo per i morti, poi gareggiamo in solidarietà, poi strumentalizziamo e spesso rubiamo o facciamo la cresta ed infine commemoriamo fino a mettere la pratica nel dimenticatoio. La memoria e l’esperienza collettiva non portano ad approfondire e gestire al meglio i soccorsi e la ricostruzione con procedure collaudate ed efficaci. Ad ogni emergenza si ricomincia di nuovo pensando che sia un evento eccezionale destinato a non ripetersi. Eppure l’esondazione dell’Arno a Firenze nel 1966 era accaduta anche nel 1844 e le alluvioni a Genova si ripetono ogni anno dopo la cementificazione dei torrenti. Siamo un popolo smemorato, incosciente e allergico alle regole quindi destinato a cadere più volte nella stessa buca. In ogni campo. Mancano 34 giorni alle elezioni politiche, schiere di candidati logorroici e vacui promettono di tutto e di più. Possibile che a nessuno venga in mente di proporre qualche norma antisismica con la relativa copertura finanziaria? Si potrebbe cominciare dalle scuole visto che il 41% degli edifici scolastici non è a norma. Siamo sicuri che una proposta simile incontrerebbe il favore di molti elettori. Si parla tanto di grandi opere come il Ponte sullo Stretto in zona ad elevato rischio sismico. Follia pura. L ’unica vera grande opera da fare in Italia è la sistemazione e messa in sicurezza del territorio da frane, alluvioni e rischi sismici. Nel 1783 un sisma rade al suolo la Calabria: 30 mila morti. Ferdinando IV di Borbone emana un provvedimento in cui proibisce case a più di due piani, impone l’incatenamento delle travi e dei solai e l’utilizzo di una rete di legno all’interno delle pareti. Schiera l’esercito per far rispettare il provvedimento. I criticatissimi Borbone avevano una cultura della prevenzione 235 anni fa. Noi italiani attuali, no. Egoisti e egocentrici masochisti tafazziani convinti, che si commuovono ma non si difendono dalle catastrofi. Non è la natura ad essere maligna ma gli uomini ad essere pessimi figli e anche un po’ coglioni

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