Intervista al capogruppo Pd in Consiglio regionale Tommaso Bori Buone maniere e buoni propositi

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Fr. Ca. e Os.Fr.

Dopo le elezioni regionali dell’Emilia-
Romagna, sciogliere e rifondare il Pd,
questa la proposta lanciata dal segretario
Nicola Zingaretti in un colloquio con il giornalista
del quotidiano Repubblica Massimo
Giannini, successivamente corretta e stemperata
in una non meglio precisata opzione di “partito
nuovo”. Intanto si sta mettendo in moto la
macchina organizzativa del congresso che, a
differenza del recente passato, a seguito delle
decisioni assunte nell’assemblea nazionale di
Bologna, sarà una consultazione solo tra gli
iscritti sulla base di documenti politici (un
congresso a tesi, come quelli di una volta) ed il
Segretario nazionale non sarà più automaticamente
il candidato alla Presidenza del Consiglio;
quindi via gazebo e primarie dove al prezzo di
tre euro sceglievi il capo, pardon il segretario,
si torna nei circoli con gli iscritti e tra gli
iscritti al partito e, novità assoluta, a discutere
di politica. Questo almeno nelle intenzioni
dell’ex segretario della Fgci di Roma Nicola
Zingaretti. E all’appuntamento congressuale si
sta attrezzando anche il disastrato e commissariato
Pd umbro che proprio a metà gennaio ha
riunito l’organismo regionale allargato: presenti
una quarantina tra dirigenti ed amministratori
con il commissario-traghettatore Walter Verini,
fresco di nomina di responsabile nazionale Giustizia
del partito.
Per capire qualcosa di più di quanto si sta muovendo
all’interno del Pd umbro siamo andati
a parlarne con Tommaso Bori, classe 1986,
consigliere al Comune di Perugia dal 2009 al
2019, eletto in Consiglio regionale con 6.485
preferenze (il più votato nelle fila Pd) e da poco
nominato anche capogruppo Pd in Consiglio.
Il colloquio si svolge nel riaperto circolo del
Pd di Madonna Alta di Perugia (sulla carta i
circoli Pd nel solo territorio di Perugia dovrebbero
essere 26 ma per la gran parte dei casi
chiusi da tempo immemore), un appartamento
a piano terra di uno dei tanti condomini che
affollano l’area, stasera insolitamente affollato
di giovani. “Oggi – ci spiega Bori – abbiamo
organizzato un open day del circolo per incontrare
gli iscritti e riprendere il tesseramento”.
Ci accomodiamo in una stanzetta sulla cui
parte troneggia un vecchio manifesto con il
viso sorridente di Enrico Berlinguer, su di una
libreria un po’ impolverata notiamo ben allineati
i vecchi almanacchi del Pci degli Anni
Settanta ed una nutrita schiera di classici del
marxismo pubblicati da Editori Riuniti. Dopo
questo tuffo visivo in atmosfere da vecchia sezione
del Pci, torniamo al presente partendo
dalla recente e cocente sconfitta elettorale delle
regionali dello scorso ottobre.
Che il centro-sinistra, seppur all’ultimo momento
malamente supportato dai 5 Stelle,
difficilmente sarebbe riuscito a risalire la
china erano in molti a pensarlo, ma una
sconfitta di tali proporzioni, oltre 20 punti
di distacco tra le due coalizioni, francamente
non era nelle previsioni. Come spieghi una
sconfitta di tale dimensione e profondità? E
sopratutto l’assenza all’interno del Pd di un
serio dibattito sulle ragioni della sconfitta?
Il voto del 27 ottobre, per altro in linea con i
risultati di precedenti appuntamenti elettorali,
è stato l’indice di una volontà di cambiamento
degli umbri a tutti i livelli sia nella scelta della
coalizione, sia nella scelta delle persone, una
volontà generale di voltare pagina. E questa voglia
di cambiamento, a ben guardare, ha interessato
anche la stessa rappresentanza Pd, non
è un caso che, nonostante la lista del Pd riproponesse
buona parte di una vecchia rappresentanza
politico-istituzionale, su cinque eletti tre
sono volti nuovi. Il dibattito interno al Pd c’è
stato, ma si è sviluppato essenzialmente alla
base. Ad esempio questo circolo, nel quale ci
troviamo, chiuso 360 giorni l’anno e che veniva
aperto solo in occasione di scadenze congressuali
o elettorali, su iniziativa di un gruppo di giovani,
ma anche di meno giovani, dopo la sconfitta è
stato riaperto, ora funziona con una certa regolarità,
ci si riunisce, si discute. E di casi come
questo ce ne sono diversi.
Quindi un Pd che si riorganizza dalla base e
che si appresta a celebrare un Congresso annunciato
come di svolta, costituente.
Innanzitutto trovo assolutamente condivisibile
sia il percorso individuato, ovvero di tenere
tutta insieme la fase congressuale, dai congressi
di circoli a quelli delle unioni comunali a quello
regionale, costruendo un percorso che dal locale
sale fino al nazionale, sia le modalità organizzative.
Il Pd ha necessità di ripensarsi, questo
non solo in Umbria ma nazionalmente, e questo
lo deve fare partendo dall’interno, definendo la
propria identità e verificando la volontà di aprire
una fase nuova, costituente appunto, da qui la
scelta, che condivido pienamente, di fare un
congresso degli iscritti e a tesi. E da qui anche
la scelta di tenere aperto il tesseramento fino al
31 gennaio, per permettere la partecipazione
di tutti coloro che hanno voglia di aiutarci a
cambiare il Pd. Nessuna chiusura quindi nei
confronti dell’esterno e della società.
Un Congresso per dire cosa agli umbri? Su
quali punti, secondo te, si dovrà incardinare
la proposta politica che il Pd rivolge alla comunità
regionale?
Su questo aspetto a febbraio, quindi prima dell’avvio
della fase congressuale, si terrà una due
giorni di approfondimento e dibattito nel corso
della quale, con l’aiuto di esperti nazionali e regionali
andremo a costruire la nostra proposta
politico programmatica per l’Umbria che, personalmente
auspico, segni una forte discontinuità
con il passato, nei volti e nei metodi,
senza però un disconoscimento dei valori di riferimento.
Gli assi di una proposta per l’Umbria,
mi limito a dei titoli, non possono che
partire dal lavoro, declinato come piena e buona
occupazione, a seguire il diritto alla casa, perchè
anche in Umbria è presente un problema di
emergenza abitativa, quindi lotta alla povertà e
difesa della sanità pubblica, tutti temi sui quali
non sono ammessi passi indietro. È poi necessario
rafforzare l’investimento nell’ambito educativo,
dell’istruzione a tutti i livelli, e nella cultura.
Infine, per citare un tema da sempre nel
Dna della sinistra, ma ora diventato globale,
quello dell’ambiente, facendo di più e di meglio
di quanto fino ad oggi non si sia fatto. Questi
alcune questioni prioritarie attorno alle quali
costruire un progetto che sappia di nuovo parlare
a tutti gli umbri.
Parlare a tutti gli umbri, va bene, ma un
primo problema sarà parlare a tutte quelle
parti di mondo democratico che nel corso
degli anni si sono allontanate dal Pd, a partire
dalla sinistra di Leu, o che investiti dal
voto popolare hanno messo in atto un’operazione
di smarcamento nei confronti del
Pd, il riferimento è al cosiddetto partito
dei sindaci.
Noi stiamo aprendo una fase totalmente
nuova, che è quella lanciata da Zingaretti a livello
nazionale, e che localmente dovrà portare,
tra l’altro, all’individuazione di un gruppo
dirigente di nomi nuovi ma non inventati.
Ma sopratutto questa fase dovrà portare ad
un superamento del Pd come è ora, facendone
un soggetto plurale in grado di dare cittadinanza
a tutti coloro che si riconoscono in una
tavola comune di valori ed in un progetto. È
solo questo il modo per superare questioni legate
a logiche del passato che hanno prodotto
rotture e personalismi; da un certo momento
in poi quello che conta è il progetto, la tavola
di valori di riferimento e chi ci si ritrova è il
benvenuto, porte aperte. Uno degli elementi
cardine di questo nuovo progetto di partito
dovrà essere quello della buona amministrazione,
per cui i sindaci che godono della fiducia
delle comunità locali sono dei soggetti imprescindibili
nell’azione politica e con i quali
vi dovrà essere una interlocuzione costante e
sistematica. Naturalmente tutto ciò richiede
un atto di generosità da parte di tutti, nessuno
escluso.
Intanto che il Pd si prepara alla riscossa, ci
sono le questioni di tutti i giorni, a partire
dal fatto, non di poco conto, che in Umbria
il governo regionale è passato al centro-destra,
alla Lega. Come giudichi le prime
mosse di questo uovo governo?
In primo luogo va sottolineato che questa legislatura
è partita con grande ritardo, c’è voluto
più di un mese per comporre la squadra
di giunta, ed un altro mese per convocare la
prima seduta del Consiglio regionale. Solo ora
si inizia ad intravedere qualcosa ed oltre la
confusione, perchè questa compagine governativa
ha idee molto confuse ed è, al di là dell’immagine
di facciata, attraversata da faide
interne non di poco conto, si capisce che il
grande terreno di scontro sarà quello della sanità,
la cui gestione, leggi Assessore e staff tecnici,
è stata appaltata tutta a personale di fuori
regione. Sul piano degli indirizzi il disegno è
chiaro aumentare progressivamente il peso del
privato. E su questo daremo battaglia.
Infine in questo processo di rinnovamento
del Pd ci sarà un ruolo e quale di Tommaso
Bori?
Al momento faccio il consigliere regionale e
non ho alcun incarico all’interno del partito.
Certo che nell’individuazione del nuovo
gruppo dirigente regionale, a partire dal segretario
regionale che dovrà essere al servizio
di una comunità e di un progetto, si dovrà
marcare una decisa discontinuità con esperienze
del passato che vedevano l’assunzione
di ruoli dirigenziali all’interno del partito prevalentemente
in funzione della costruzione di
carriere personali nelle istituzioni. Il mio impegno
sarà perchè si evitino questi errori.
Qui finisce il nostro colloquio con Bori. Il saloncino
del circolo inizia ad animarsi, si sgranocchiano
noccioline e taralli, si beve aranciata.
Fuori è calata la nebbia, nebbia che
nonostante le buone intenzioni ed i buoni
propositi ci sembra continui ad avvolgere il
Pd umbro.

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