INTERROGATUS RESPONDIT : DESIDERAVA CHE FUSSE UN MONDO NUOVO

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paolo lupattelli

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno viene bruciato sul rogo per le sue idee. La condanna viene pronunciata dalla intolleranza e dalla arroganza della Santa Inquisizione papalina e avvallata da papa Clemente VII, pontefice inflessibile nelle condanne degli eretici e poco propenso al perdono come nel caso di Beatrice Cenci o dell’eretico friulano Domenico Scandella detto Menocchio. Giordano Bruno pur di non rinnegare le proprie idee e pur di non rinunciare al suo libero giudizio e agli imperativi della sua coscienza preferisce immolarsi sul rogo. Sono passati più di quattro secoli ma i semi dell’odio e dell’intolleranza ancora proliferano nel mondo a volte ad opera di taliban altre adopera di preti ma sempre per mano di fanatici. La pratica dell’intolleranza nei confronti dell’altro, del diverso attraversa quotidianamente tutti noi con diverse sfumature: siamo intolleranti con chi la pensa in modo diverso, con chi pratica religioni diverse dalla nostra, con chi ha la pelle di un colore diverso. C’è intolleranza tra culture diverse, in chi suppone una superiorità biologica, una superiorità di genere. Una intolleranza che nasce da pregiudizi di classe, di appartenenza corporativa, di campanile. Chi ha il potere ha la presunzione di possedere ogni verità e cerca di imporla: questo vale per Galileo Galilei come per i campi di sterminio nazisti o i campi di concentramento per i migranti o per i mille conflitti della nostra epoca. Nel 1974 il litografo perugino Brenno Tilli riproduce per la prima volta il manifesto dell’Associazione internazionale del libero pensiero. Il manifesto diventerà presto una sorta di preghiera del pensiero laico, un invito alla pratica quotidiana del libero pensiero sull’esempio di Giordano Bruno: “nulla v’è di più grande che sentirsi liberi ed arbitri del proprio pensiero”. Negli stessi giorni in cui Giordano Bruno veniva condannato al rogo, la stessa sorte tocca a Domenico Scandella detto Menocchio, un pacifico mugnaio friulano di Montereale processato e condannato per eresia. Menocchio sosteneva tra l’altro che “..la Maestà di Dio ha dato il Spirito Santo a tutti: a christiani, a heretici, a turchi, a giudei et li ha tutti cari et tutti si salvano a uno modo”. Ma Menocchio con le sue eresie metteva anche in discussione il ruolo del clero dipingendolo come inutile ed è questa l’eresia che lo porta al rogo. Nel verbale del suo ultimo processo l’inquisitore, il francescano Felice da Montefalco, chiede a Menocchio il motivo che lo aveva spinto alle sue reiterate eresie. Menocchio, Interrogatus respondit: “Desiderava che fusse uno mondo nuovo”. Sono passati quattro secoli dal rogo di Giordano Bruno, di Menocchio e di tanti altri eretici. L’inquisizione non esiste più ma il mondo è pieno di tribunali speciali che condannano, che rinchiudono, che segregano i dissidenti. Ci sono ancora scomuniche e fatwe, si bloccano ricerche scientifiche, si impediscono leggi che diffondono i diritti, si giustiziano senza processo e senza reato giornalisti e dissidenti, si compiono stragi in nome di un dio migliore degli altri, si cancellano testimonianze storiche di civiltà diverse, si mercanteggiano armi e ci si lamenta se qualcuno scappa dalle guerre. L’umanità non è molto cambiata dai tempi di Giordano Bruno e di Domenico Scandella detto Menocchio. Dilaga l’intolleranza e l’egoismo ma resiste lo spirito laico. Ancora oggi c’è chi desidera un mondo nuovo

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