Informazione locale Un articolo al costo di una colazione al bar

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di Ulderico Sbarra*

Informazione e comunicazione in Umbria,
una questione di democrazia. Per questo
la Cisl Umbria, assieme a Cgil e Uil, ha
organizzato un forum con le redazioni che si è
tenuto il 30 settembre presso la Scuola di giornalismo
radiotelevisivo di Ponte Felcino, dove si
sono formati molti giornalisti e dove hanno iniziato
la professione tanti. Perché di questo si
tratta. Di una professione che sempre di meno
viene riconosciuta come tale, sia da un punto di
vista contrattuale che retributivo. In una regione
nella quale un pezzo giornalistico può costare
quanto una colazione al bar, due euro e cinquanta,
e dove alcuni direttori di testate on line
sono precari tra i precari. Questi tra i contenuti
emersi negli interventi dell’incontro “L’informazione
in Umbria: un problema di lavoro e democrazia”,
che almeno per un giorno hanno dato
visibilità a un vero e proprio esercito di riserva.
Ma la questione affrontata è grave, anzi gravissima
e ha un respiro più ampio. Ha già assunto i connotati
della crisi. Di una crisi della rappresentanza
e della democrazia rappresentativa che sempre di
più tende alla personalizzazione, al leaderismo.
In questo processo, le identità collettive si indeboliscono
e la rinnovata democrazia diventa quella
del pubblico che è libero solo di cambiare canale.
Tanto in politica, quando nell’informazione, la
partecipazione, l’organizzazione e la diffusione
sono progressivamente sostituite dalla comunicazione,
perlopiù televisiva. E per curare l’immagine
si ricorre ad esperti di marketing, che
trasformano le singole identità in audience o
unità di misura nei sondaggi. In questo processo
anche il voto, diritto-dovere dei cittadini, è diventato
sempre più fluido, umorale e volatile. E
l’equilibrio dei poteri, come la partecipazione in
democrazia, appaiono superate.
La stampa prima, e la comunicazione più in generale
poi, forti della libertà e dell’autonomia si
erano guadagnati la definizione di “Quarto potere”,
diventando una garanzia di controllo e mediazione
del potere costituito, di equilibro democratico,
di strumento fondante dell’opinione
pubblica. Un Quarto potere, o almeno quello
che è rimasto, che si sta trasformando sulla scia
di uno straordinario processo tecnologico e delle
mutazioni della rappresentanza democratica.
Mettendo progressivamente la politica e gli altri
poteri democratici al servizio dell’economia.
Come sottolinea Richard Whately che ribadisce
come il processo di globalizzazione abbia progressivamente
invertito il rapporto tra politica ed
economia, portando quest’ultima a divenire il
fine. E come per fare questo sia necessario il controllo
sui media e sulla cultura più in generale
ovvero fabbricare consenso.
Ma la custodia dei processi democratici affida
un ruolo importante ai territori, al locale. E’ proprio
questo livello che è chiamato a risolvere i
problemi, a farsi carico di una gestione più parsimoniosa
ed equa che sia rispondente alle esigenze
della collettività. Il lavoro, che manca e
che spesso non è di qualità, è la priorità, assieme
alla bassa produttività e alle disuguaglianze crescenti.
Basti pensare che la povertà è aumentata,
in base ai dati di Banca Italia, dal 2,2% a oltre il
10%. Ma dietro a questi numeri c’è un disagio
sociale e psicologico, che non deve essere dimenticato
e sottovalutato. In Umbria a ciò si aggiunge
un alto tasso di invecchiamento della popolazione:
176% nel 2013, che si rinforza progressivamente
nell’emigrazione dei giovani e degli stranieri.
E poi la refrattarietà al cambiamento delle
istituzioni umbre che tende all’esclusione e quindi
alla cetomedizzazione della società.
Quindi le problematiche gravi ed urgenti, le risorse
disponibili, le opportunità di crescita e di
sviluppo, la nuova centralità del territorio hanno
bisogno di attenzione e di sostegno. E proprio
queste questioni devono essere centrali nell’informazione:
ridare voce ai problemi reali e concreti
delle persone significa cominciare ad intessere
un percorso di dignità per le innumerevoli
persone che vivono sulla propria pelle la crisi.
Per questo c’è bisogno di più informazione, di
pluralità di opinioni e soprattutto di sostegno
per una buona amministrazione e per una politica
di qualità, che sappia gestire bene le poche risorse
ed evitare sprechi e privilegi che rendono il sistema
insostenibile. Quello che ci vuole è un progetto
di medio-lungo periodo nel quale si disegni
il futuro della comunità. Ma per questo è urgente
ritrovare il filo delle cose importanti. E per fare
ciò dobbiamo riuscire a superare le criticità dell’informazione
locale.
Questioni che sono state aperte nel corso dei lavori
di confronto e che entreranno a far parte di
una piattaforma unitaria che sarà presentata alle
istituzioni e alla parte datoriale, agli editori: problemi
economici crescenti, continui riassetti proprietari,
professionalità degli operatori e loro diffuso
precariato; ma anche prospettive e soluzioni
che vadano oltre i contributi pubblici e istituzionali.
La carta stampata e le tv, infatti, non riescono a
generare fatturati economici sufficienti alla loro
stessa sopravvivenza; mentre l’informazione on
line per il momento rimane solo un’interessante
prospettiva. Da questo il permanere di un clima
di precarizzazione preoccupante, che finisce con
il non offrire sbocchi professionali a giovani pur
molto preparati e scoraggia la nascita di nuove
imprese editoriali. Per questo, anche nell’incontro,
è stato ribadito un rischio preoccupante, anche e
soprattutto in termini di democrazia: l’editoria,
in alcuni casi, potrebbe essere scelta come forma
di investimento da chi ha interesse ad orientare
o manipolare l’informazione. Fragilità imprenditoriali
e condizionamenti esterni hanno fatto
sembrare parte dell’informazione un’ house organ
dei sistemi di potere. A ciò si aggiunge la facilità
con cui alcuni politici e personaggi pubblici ricorrano
alle querele, quale ulteriore elemento di
condizionamento.
In questo contesto, le associazioni di rappresentanza
sono chiamate a interpretare il proprio
ruolo fino in fondo. Perché la società post sindacato
e post informazione libera è anche una società
con meno diritti e meno democratica.
In questa battaglia le forze della rappresentanza
sociale e del sistema dei media e della cultura locali
devono rimanere unite. Tutti insieme, nel rispetto
dei propri ruoli e delle proprie autonomie,
si può provare a lavorare per il superamento delle
diffidenze, iniziando a mettere al centro con determinazione
i problemi reali delle persone. Ciò
per provare a tornare ad essere i pilastri del pluralismo
di una democrazia rappresentativa, inclusiva
e partecipata, a garanzia del controllo del
potere e di servizio attivo all’opinione pubblica.
Con questo obiettivo, il forum con le redazioni
di fine settembre vuole essere un punto di partenza,
un inizio di confronto e collaborazione
per essere, riprendendo un pensiero di Joseph
Pulitzer, con il potere come il cane con il lampione
e non come il cane con un signore con il
biscottino in mano.
*Segretario generale regionale Cisl Umbria

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