In direzione ostinata e contraria. La ricostruzione nel cratere del sisma non parte ma la Commissaria De Micheli straparla

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di Paolo Lupattelli

 

La sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e Commissaria straordinaria per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del Centro Italia Paola De Micheli, dopo un mese dedicato con successo alla campagna elettorale per la riconferma del seggio di deputata nella natia Piacenza, è tornata ad imperversare nei programmi televisivi dalla mattina alla sera. La sua foga nel sostenere il niente, tipica delle vestali del Giglio magico, è inversamente proporzionale ai risultati raggiunti. Ascoltando le sue intemerate non si sa se “il riso o la pietà prevale”. Poi pensando che le sue parole ripetute con grinta riguardano pesantemente persone che hanno perso cari, casa e lavoro per colpa di un lungo terremoto iniziato il 24 agosto 2016 e che ancora oggi, dopo 18 mesi, non vedono l’inizio della ricostruzione, allora decisamente prevale la pietà, anzi lo sdegno e la rabbia. Tra le tante cariche che ricopre la pasionaria renzianac’è anche quella di Presidentessa della Lega di pallavolo serie A. Nella pallavolo da tempo è in uso il video check, una sorta di moviola per rivedere le azioni e permettere agli arbitri di valutare meglio eventuali falli, un po’ quello che è il Var nel calcio. Bene, se gli sfollati del terremoto chiedessero il video check sarebbero guai seri per la Commissaria e tutta la pletorica banda di suoi collaboratori che dovrebbe ricostruire nel cratere. Ultimamente con un linguaggio da contabile azzeccagarbugli, quasi ad alzare cortine fumogene intorno alla realtà, si è prodotta in patetiche giustificazioni che suonano come luoghi comuni. Sostiene la De Micheli, dopo 18 mesi, che per le casette Sae bisogna individuare le aree sicure dal punto di vista idrogeologico considerando che nelle zone di montagna ci sono zone molto fragili. La scoperta dell’acqua calda condita da bugie o malafede. Nel momento della prima valutazione dei danni del sisma i sindaci, oltre a chiedere le casette Sae necessarie nel loro territorio, avevano proposto le aree dove posizionarle. Nei meandri dei vari passaggi burocratici tra Regioni, Protezione Civile e Commissario straordinario quelle proposte sono state bocciate in un primo tempo, poi approvate in un secondo momento: è uno dei motivi principali dei ritardi della consegna delle casette agli sfollati dopo due micidiali inverni. Per la Protezione civile a metà marzo su 3.667 Sae richieste dai sindaci ne sono state consegnate 2.577 cioè il 68%, ne mancano 1.090. Salvaguardia dell’ambiente? Neanche per sogno visto che sono state autorizzati interventi pesanti come gli sbancamenti della collina di Fiastra o di Bolognola in nome dell’urgenza. Sostiene la De Micheli che la cosa peggiore successa agli sfollati è la paura di non uscire dall’emergenza. In effetti la paura è più che giustificata quando oltre alle sagre delle promesse mancate e della burocrazia è avanzato il sospetto di essere manovrati da incompetenti che neanche sanno che il cratere è interamente in zona montana. Sostiene la Commissaria che chi ha subito danni lievi può ricorrere alla procedura semplificata ma finora è stata presentata solo da un avente diritto su cento, circa duemila residenti, di questi a metà marzo solo una ventina hanno avuto l’autorizzazione ad iniziare i lavori. Insomma il bollettino della ricostruzione non è certo entusiasmante. Nel febbraio scorso il coordinamento di 98 comitati locali operanti nel cratere ha presentato un elenco di 10 domande ai leader degli schieramenti politici per sollecitare un maggior impegno nella ricostruzione in caso di elezione. Elenchiamo le domande con un breve commento anche perché i giornaloni e le tv non hanno dato uno spazio adeguato a quelle che sono legittime domande degli sfollati; un’occasione per un quadro generale della situazione. 1) Snellimento della giungla burocratica delle 80 ordinanze, decreti e delibere pari a 2.600 commi. 2) Sgravi fiscali: nel cratere ci sono differenze di trattamento tra chi ha perso solo la casa e chi anche il lavoro ma lo Stato non prevede diversificazioni. 3) Controlli a severità variabile: tolleranti con qualcuno e spietati con altri nel rispetto delle norme vigenti. 4) Lavoro: nel cratere sono circa duemila le aziende che hanno cessato l’attività con conseguente perdita di migliaia di posti nel turismo, nell’artigianato e agricoltura. 5) Finanziamento terremoto: sono in molti a temere che la pioggia di milioni che trasformerà il cratere in un immenso cantiere non tenga in debita considerazione il rilancio delle attività produttive. 6) Solidarietà: incapaci di prevenire le emergenze gli italiani si dimostrano generosi nel momento del disastro. Ma quanti sanno che i 35 milioni raccolti con gli sms solidali sono stati utilizzati per finalità non proprio legate al terremoto come, per esempio, piste ciclabili, grotte sudatorie o elisuperfici. 7) Ricostruzione: quello che chiedono i terremotati sono certezze sulle normative e sulle scadenze delle pratiche. 8) Danni psicologici: nel cratere sono aumentati i suicidi
e il consumo degli psicofarmaci di più del 30%. 9) Turismo: alcune strutture hanno riaperto ma sono penalizzate dalle macerie non rimosse e dalle strade impraticabili. 10) Protezione civile: dal decisionismo di Bertolaso all’acquiescenza burocratica di oggi. Stato, Regioni, Province e Comuni e Enti Parchi: troppi galli a cantare. Questo l’elenco delle dieci domande presentate dal Coordinamento terremoto Centro Italia alle quali hanno subito risposto il M5s a firma Luigi Di Maio e la Lega a firma Matteo Salvini. A poche ore dalla chiusura della campagna elettorale hanno risposto anche Forza Italia con un documento firmato da Silvio Berlusconi, Fratelli d’Italia a firma di Giorgia Meloni e Potere al Popolo a firma Viola Garofalo, risposte generiche e simili tra di loro ma indice di attenzione ed educazione. Il Pd e LeU non hanno risposto; certo non hanno perso le elezioni per questa mancanza ma il segnale è stato forte almeno nel cratere dove ancora si ricordano con fastidio delle magliette gialle dei dem renziani. Importante e sempre più apprezzato invece il volontariato locale che si impegna anche nella prevenzione e nel ritorno alla normalità. Sono 98 i comitati locali riuniti da Terremoto Centro Italia presenti nella raccolta e distribuzione dei soccorsi prima, nella soluzione dei problemi quotidiani degli sfollati, poi. Memorabile la risposta del Comitato di Norcia-Cascia, Montanari testoni data alle esibizioni del Pd in tour propagandistico guidate dall’allora ministro Martina, dall’on. Ascani, dagli assessori Cecchini e Paparelli e dal segretario regionale Leonelli: “Venite ad imparare come si fa”: come si riallaccia di notte la luce nei campi-sfollati quando il termometro scende a -15 oppure in mezzo alla neve o al fango; venite ad imparare come si fa a portare cibo e medicinali nei casolari di campagna isolati a spiegare la guida pratica per gli sfollati utile ad affrontare tutti i problemi a cui possono andare incontro nella lotta quotidiana contro la burocrazia. La guida è stata redatta in collaborazione con i giuristi di Alter ego che dal settembre 2016 collabora con i comitati territoriali. Forze fresche e vivaci che si rifiutano di essere “terremotati passivi” e vanno, piuttosto, in direzione ostinata e contraria. Cari e preziosi Comitati locali e giuristi di Alter ego, una smisurata preghiera per voi. Regalate una copia della guida alla De Micheli e a tutti i suoi collaboratori e scriveteci una dedica: Venite a vedere come si fa.

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