Impressioni di dicembre – Le acciaierie e la politica dei piccoli passi

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di Matteo Aiani

A Terni, i mesi autunnali appena trascorsi
hanno riservato ancora contraddizioni
sul futuro delle Acciaierie.
Se per un verso si è assistito a un parziale
avvicinamento da parte di Thyssen sull’ipotesi
di nuove relazioni industriali e sugli investimenti,
per l’altro si sono riproposte alcune
decisioni unilaterali dell’azienda e una certa
refrattarietà al dialogo.
Per carità, abbiamo conosciuto periodi ben
più tesi in viale Brin e una parziale distensione
nei vertici di Tk-Ast è emersa con la diffusione
dei conti per il 2015. Le perdite risultano
contenute ad 8 milioni di euro, mentre
l’anno precedente erano state di 128. Nondimeno,
le previsioni per il 2016 si attestano
su un utile netto di circa 20 milioni di euro.
Per ciò che attiene ai rapporti tra sindacati e
azienda, dopo un autunno con qualche tensione,
si è giunti in questo mese ad un vero e
proprio momento di verifica. In particolare,
nella prima decade, proprio ad un anno da
quel tribolato accordo al Mise, si sono tenuti
due importanti appuntamenti, utili per testare
il polso di Tk, ma anche delle istituzioni locali
e nazionali.
In primo luogo, il 2 dicembre, la Fiom ha
organizzato un tavolo di discussione con i
vertici sindacali e istituzionali. Tra questi ultimi,
la presidente della Regione Marini, il
sindaco Di Girolamo e in vece del governo
Teresa Bellanova, sottosegretario del ministero
del Lavoro. Le considerazioni espresse in questa
data vanno incrociate con quanto affermato
dall’ad Lucia Morselli il successivo 10
dicembre, su obiettivi e strategie di Tk per il
sito ternano. Gli esiti degli incontri e le “impressioni
di dicembre” restituiscono un cauto
ottimismo. A livello complessivo, si registrano
alcuni segnali positivi, accompagnati da questioni
ancora insolute, ma sulle quali si sta
lavorando, e altre invece su cui si nutrono
notevoli perplessità.
Ma procediamo con ordine. Le note positive
sono rappresentate dai programmi per Ast
espressi dalla Morselli: la fase di ristrutturazione
è conclusa e non saranno necessari ulteriori
sacrifici e ridimensionamenti. Nondimeno,
l’ad ha ribadito la volontà di Tk di
puntare su Ast, almeno per ora.
Al di là delle parole, elementi in un certo
senso confortanti giungono anche dalle politiche
commerciali e dai volumi produttivi.
E’ stata infatti raggiunta la quota di un milione
di tonnellate, indicata dai sindacati
come la soglia sotto la quale non è possibile
scendere.
Anche il versante degli investimenti permette
di guardare al futuro con un cauto ottimismo.
Il 10 dicembre, la Morselli ha confermato la
dotazione di 90 milioni di euro, di cui 30
destinati al trasferimento della linea 5 di Torino,
il cui iter dovrebbe concludersi fra circa
un anno. Anche l’urgente questione della discarica
di Valle pare sia giunta a soluzione. Il
recupero e la commercializzazione delle scorie
di lavorazione è un piatto succulento, considerato
che Ast ne produce circa 300 mila tonnellate
l’anno.
A breve verrà indetta una gara internazionale
e l’aggiudicazione è prevista a novembre. Antonio
Catricalà sarà a capo del comitato di
vigilanza e per la riqualificazione ambientale
dell’area dovrebbe essere coinvolto l’architetto
Andreas Kipar. Sono questi gli elementi che
fanno ipotizzare una certa propensione di Tk
a puntare sul sito ternano.
Le incertezze tuttavia persistono e sono pure
numerose.
In breve rassegna, si passa dall’organico sottodimensionato,
che crea difficoltà gestionali
con gli attuali 2.346 addetti, sino al destino
delle società controllate, per le quali i piani
di Tk risultano ancora imperscrutabili. Inoltre,
il sistema degli appalti, che occupa circa
1.300 unità, necessita dell’elaborazione di un
corpus di regole certe e definite.
L’azienda ha imboccato il franoso crinale delle
pratiche del massimo ribasso, per scaricare
sui lavoratori delle ditte esterne molti risparmi
di costo. Questo modus operandi non solo
non garantisce la continuità del lavoro, ma
incide pure pesantemente sulla qualità delle
opere prestate. Ultimo, ma non per importanza,
il grave problema ambientale, che riguarda
la discarica ma anche le emissioni
nell’aria e che coinvolge i lavoratori e l’intera
città.
Anche il ruolo della politica appare ancora di
difficile definizione, soprattutto quella nazionale.
Nella giornata del 2 dicembre, non ha
pienamente convinto la presidente Marini,
ma soprattutto il sottosegretario Bellanova.
Non si è andati oltre i 5 milioni di euro impegnati
dalla Regione per infrastrutture e logistica
e le classiche dichiarazioni sulla strategicità
di Ast per l’Umbria e per l’Italia.
Insomma, basta osservare i dati per comprendere
la valenza di Ast nel sistema regionale e
nazionale. Ast è l’unico produttore nazionale
di acciaio inox, l’Italia è il secondo mercato
europeo per domanda di acciaio e Ast rappresenta
un terzo del Pil umbro. Dalle istituzioni
avremmo gradito maggiore concretezza,
ulteriori chiarimenti sulla politica industriale
del paese in riferimento all’acciaio e un più
deciso impegno del governo nei rapporti con
Tk. Tutte questioni puntualmente e, forse,
accuratamente schivate, almeno nell’appuntamento
pubblico.
Anche sul tema dell’area di crisi complessa si
vola troppo in superficie, considerato che si
tratta di una questione ormai annosa. Lo strumento,
in realtà, potrebbe rivelarsi utile per
il territorio ternano, segnato dalla crisi più
che altrove, considerato che in questo mese
per la prima volta il numero delle imprese
censite è sceso sotto le 19 mila unità.
Il dialogo con la multinazionale non è certo
semplice, ma le istituzioni devono porsi alla
testa di questo processo, unendo i vari soggetti
coinvolti, per giungere a un accordo che rilanci
il ruolo di Ast e della più complessiva
economia ternana.
Il passaggio è epocale, o si riparte o si rischia
di soccombere.
Crediamo che nei palazzi del potere ne siano
ben consci e allora chissà che nelle segrete
stanze si stia lavorando a fari spenti e, appunto,
a piccoli passi.

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