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Jeremy Corbyn

di Paolo Lupattelli

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Immagine. Un leader del Pd invitato ad un festival musicale a parlare davanti ad una folla impressionante ed entusiasta di ascoltarlo, a vostra scelta, il Genio di Firenze o Orfini o una qualsiasi delle improbabili madamine saccenti del Giglio tragico o un coriaceo parlamentare o consigliere regionale dei dem. Immagine. Chiudete gli occhi e pensate ad un Verini buonista ma anche no o alla Volpe di Pian d’Assino Giulietti o all’acqua cheta benedetta sotuttoio Ascani o alla imperturbabili Resdore Marini e Cecchini o ai coriacei cavalieri dello strapuntino Leonelli o Guasticchi, Smacchi, Brega o Paparelli. Immagine. Sogna di vederli salire sul palco e pronunciare un frase sensata, prendere una posizione precisa. Non c’è bisogno del palco di Umbria Jazz o di un qualsiasi stadio. Basta una qualsiasi sagra di paese per esempio della polenta, degli strangozzi, della castagna o della pecora. Non c’è bisogno di un pubblico giovane bastano poche centinaia di persone sulla mezza età. Immagine. I rottamatori del Pd hanno tutti una trentina di anni di meno di quel signore che vedete nel filmato eppure loro parlano solo di banche, di tagli ai servizi, di privatizzazioni dei beni comuni, di assetti istituzionali, di alleanze, di riforme costituzionali. E dei cavoli loro. Perdono sempre i treni, soprattutto quelli elettorali e quelli referendari. Giocano sporco e fanno entrate a piedi giunti come nel caso del referendum sui voucher. Un maledetto imbroglio che ci ha fatto capire da che parte stanno. Immagine. Uno qualsiasi di loro farà mai un discorso entusiasmante come quello di Corbyn in cui dice a Trump di costruire ponti e non muri, dove si dice fiero di accogliere nella nostra comunità i tanti europei che vivono nel paese e recitare Shelley in un passo che riecheggia il suo slogan “for the many, not the few”.Sono tutti bigotti baciapile ma mai che prendano spunto o esempio dai discorsi di papa Francesco: “La dignità non è il reddito per tutti ma l’occupazione per tutti” oppure “licenziare, sfruttare, malpagare, ricattare e delocalizzare il lavoro è anticostituzionale” Sono solo furbetti del partitino i nostri conigli mannari. Come i bambini viziati vogliono vincere facile, vogliono sempre tutto e subito senza fatica alcuna se non quella delle apparizioni tv. Apprendisti stregoni stregati dal potere destinati a sprofondare per loro stessa mano. Loro che stanno distruggendo l’immensa eredità accumulata in decenni e decenni di lotte dai movimenti democratici, operai e studenteschi, loro che stanno smantellando lo stato sociale, loro che sembrano avere come slogan for the few not for many. Loro che sembrano aver rinnegato i valori e i principi fondativi. Immagine. Lo so che è difficile immaginarli in una situazione analoga a quella del filmato pur con le dovute proporzioni, anzi impossibile. Forse i dem non riusciranno mai a capire le parole di quel signore che con semplicità e passione parla ad una folla entusiasta di giovani. Impossibile che riescano a fare altrettanto anche se il Paese ha bisogno di cambiare rotta. Impossibile ovviamente, a meno che il leader non si chiami Geremy Corbyn. Facciamo sentire il discorso di Corbyn ai giovani, diciamo a tutti che quel settantenne era stato indicato come un perdente da quello sfigato di Rignano, diciamo che se continuiamo così faremo la fine della Grecia. Il tempo è finito, riflettiamo ma agiamo alla svelta prima che sia troppo tardi. Proviamo a costruire anche in Italia un’alternativa di sinistra. Per noi e per i giovani, per il Paese. C’è ancora un popolo che ha voglia di difendere “il diritto ad avere diritti” come ci ha insegnato Stefano Rodotà. A Glastonbury Geremy Corbyn ha incitato i giovani all’impegno e alla lotta leggendo un verso del poeta Percy Bysshe Shelley: “ Levatevi come leoni dopo il torpore in numero invincibile/ fate cadere le vostre catene a terra come rugiada che nel sonno sia scesa su di voi/ Voi siete molti, essi sono pochi”. Questi versi hanno un valore universale. C’è ancora un popolo che ha bisogno di sinistra, che vuole costruire ponti non muri. Build bridges not walls – dice Corbyn. Noi lo vogliamo ripetere con lui e con le migliaia di giovani che lo hanno applaudito. Bridges for the many not the few. Voi siete in molti, essi sono pochi.

Roma 26 giugno 2017

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