Il treno dei desideri

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di Re. Co.

Fortunatamente è tornato il fresco. Sfortunatamente ha ricominciato a parlare Matteo Renzi, con il consueto codazzo di nani e ballerine. Il mondo per contro è in tempesta e non basta a placarla la crescita dell’1,3% del Pil italiano. In compenso in Umbria nulla di nuovo, anzi molto di antico, nel senso che i problemi sono tutti lì, si aggravano anziché risolversi. Naturalmente chi ha il bastone del comando cerca di rassicurare gi umbri, ci pare con scarso successo non fosse altro perché la situazione mostra la sua evidente criticità. La governatrice Catiuscia Marini ha, dopo le dimissioni di Errani, rassicurato i cittadini delle zone terremotate che a novembre saranno tutti in casette di legno, che già ci sono i soldi per l’autonoma sistemazione, ecc., ecc. ecc. Vedremo. Noi con ci scommetteremmo un euro e verificheremo se con l’inizio dell’inverno quanto promesso dalla presidente si sarà realizzato o meno. D’altro canto una sua frase appare tutt’altro che rassicurante. Si dice, infatti, che la ricostruzione inizierà, ma che la sicurezza deve avere la precedenza sulla velocità. Fuori di chiave vuol dire che gli abitanti di Norcia e dintorni aspetteranno anni prima di vedere ricostruire le loro case e la città. Non si capisce perché, a meno di non essere pastori, produttori di formaggi, coltivatori di lenticchie non dovrebbero trasferirsi altrove. L’abbandono e la desertificazione non sono in questo caso un pericolo, ma una certezza. Nel frattempo la Ferrovia centrale umbra chiude dal 10 settembre. Non ci sono standard di sicurezza sufficienti, va rifatta buona parte della linea. Sono stati stanziati 70 milioni, in parte dalla Regione, in parte da Bus italia, la società delle ferrovie che gestisce il servizio. Quando la ferrovia, che ha celebrato 3 anni fa il suo centenario, riaprirà è difficile saperlo, forse tra qualche anno. Intanto il servizio verrà assicurato da autobus. Le responsabilità di questa situazione sono tutte in testa alla Regione. Una decina di anni fa si decise di fondere Apm, l’azienda di trasporto locale del perugino, con la Spoletina, l’azienda del ternano e la Fcu. Ferro e gomma hanno esigenze diverse non fosse altro per la manutenzione che, è bene ricordarlo, ha standard inferiori a quelli delle Ferrovie dello stato per le reti di trasporto locale, siano esse gestite da privati che da società pubbliche. La crisi ha fatto il resto: contratti di servizio fuori dell’Umbria non onorati, finanziamenti statali e regionali falcidiati, ecc. In conclusione per una decina di anni non si è fatta manutenzione della linea, fino alla cessione a Bus Italia della intera rete di trasporto pubblico locale. Intanto si è continuato a baloccarsi con l’aeroporto, con l’alta velocità e con l’integrazione ferro e gomma, ovviamente privilegiando quest’ultima per quanto riguarda il trasporto locale. I pendolari e gli studenti sono serviti. Speriamo che su questo la governatrice non faccia una nuova conferenza stampa in cui dice, come sempre, che tutto va bene o che la Regione non c’entra nulla, come è abituata a fare. Qualche volta il silenzio è d’oro.

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