Il sonno della ragione

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ilsonnoprimopiano“Onestà, onestà!” urlano i grillini.
“Sì, ma voi siete come tutti, come
noi!” rispondono i renziani. I
primi non si rendono conto che la corruzione
non è il motivo scatenante della crisi dello Stato,
i secondi si pongono sul crinale indicato da
Craxi un quarto di secolo fa: la corruzione è
connaturata alla politica, battersi contro di essa
è puro moralismo, al massimo la si può contenere.
È la solita situazione in cui si confondono
gli effetti con le cause. La causa è la crisi permanente
del sistema democratico così come è
uscito dalla seconda guerra mondiale, la sua incapacità
di rispondere ai cambiamenti della società
italiana, lo iato tra quanto previsto nel
dettato costituzionale e l’articolazione concreta
della pratica istituzionale. In questo quadro i
fenomeni di corruzione, le indagini su amministratori
e politici, le contaminazioni tra politica,
amministrazione e affari sono un dato
“normale”, strutturale. Da anni la soluzione è
vista in un cambiamento delle regole del gioco.
La riforma costituzionale è l’ultimo atto di un
processo che ha provocato la verticalizzazione
del potere, prima con l’elezione diretta dei sindaci,
dei presidenti delle Province e delle Regioni,
poi con l’autonomizzazione degli enti
economici e degli appari burocratici. Le assemblee
elettive sono state svuotate, in nome della
governabilità, a favore degli esecutivi. Nella riforma
elettorale e in quella della Costituzione
tale itinerario trova il suo naturale compimento.
Se ci si pensa bene c’è in tutto questo una linea
di continuità tra Craxi, Berlusconi e Renzi e
non si possono chiamare fuori neppure gli eredi
del vecchio Pci, oggi in minoranza nel Pd. C’è
di più. Nella storia europea ci sono state altre
torsioni autoritarie della democrazia. L’esempio
tipico è quello di De Gaulle e della sua costituzione,
che all’epoca venne definita un colpo di
Stato pulito. Ma dietro ad essa c’era l’autorità
del capo della Resistenza francese e un lucido
disegno di riorganizzazione dello Stato. Oggi,
in Italia, non c’è nulla di tutto questo. Renzi
non è De Gaulle e le riforme fatte o in fieri
sono destinate a disarticolare ulteriormente la
macchina dello Stato, ad accentuarne le disfunzioni.
Che a questo si possa rispondere con il
mito della democrazia dei meetup, o con il
gioco di chi è più onesto, è francamente risibile.
Occorrerebbe una tensione civile e culturale
che si tramutasse in lotta di massa. Qualche
traccia se ne intravede nella battaglia per il No
al referendum sulla Costituzione, speriamo che
cresca e soprattutto che sia sufficiente a contrastare
il sonno della ragione.

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