Il senso della storia – Chiuse a Terni le celebrazioni per il 70° della Liberazione

0
331

di Marco Venanzi

Il 16 ottobre ha avuto luogo a Terni il
convegno organizzato dall’Isuc “La
Resistenza. Un bilancio storiografico”.
L’evento ha visto il contributo di Luca Baldissara,
Filippo Focardi, Dianella Gagliani,
Gianluca Fulvetti, Gianni Oliva la mattina,
mentre il pomeriggio alla tavola rotonda sul
tema “Resistenza e identità nazionale” sono
intervenuti Claudia Mancina, Ernesto Galli
della Loggia e Santo Peli. La giornata è stata
l’ultima iniziativa che l’Isuc ha organizzato
nell’ambito del Settantesimo anniversario
della Liberazione dell’Umbria dal nazi-fascismo.
E’ stata un’opportunità per ascoltare
la riproposizione, da parte di storici non
umbri, delle ipotesi interpretative, delle
chiavi di lettura, delle piste di ricerca e dei
punti di vista su cui si ragiona da venti anni:
revisionismo, uso pubblico della storia,
guerra partigiana, forme di resistenza non
armata, stragi nazifasciste, contro rappresaglie
e moralità nella Resistenza, dimensione
comparativa ed europea dei fenomeni, patria
e identità nazionale, antifascismo, repubblica
e costituzione, costruzione di grandi
narrazioni e strettoie dei localismi, ruolo
degli alleati prima e dopo il 25 aprile, contrapposizioni
nel Cln, ecc. Ascoltarli, per
chi da tempo segue e partecipa al dibattito
storiografico sulla Resistenza, non è stata
certo un’esperienza nuova. Ricordo, tanto
per fare un esempio, quando a Perugia venti
anni fa andavamo con i compagni di università
a sentire le lezioni di Galli della Loggia
o divoravamo gli scritti di Santo Peli e
penso ai convegni ai quali abbiamo partecipato
nel corso degli ultimi tempi. Propongo
a chi non è venuto, ma è comunque interessato
ai temi trattati, di aspettare gli atti
o, più semplicemente, di reperire in libreria
qualcosa degli studiosi che hanno partecipato.
Provo, in questa sede, a riflettere sul senso
generale dell’operazione del 16 ottobre perché,
se è un insulto pensare che gli addetti
ai lavori non conoscano il dibattito per come
è stato presentato, è altrettanto giusto ritenere
che la giornata è stata per i ternani
un’occasione più unica che rara. Un’opportunità
che, però, è stata colta solo da pochi
intimi vista la scarsa partecipazione di pubblico.
Perché non è venuto praticamente
nessuno? Si dirà che la Resistenza non interessa
più alla gente, che è stato il mito di
una Terni che non c’è più e che proprio la
scarsa partecipazione lo dimostra. Credo che
la questione sia un po’ più complessa. Provo
a fare un ragionamento che mescola elementi
pratico-organizzativi e aspetti più generali
di politica culturale.
E’ ovvio che i convegni di storia vanno tematizzati
e organizzati da un punto di vista
scientifico rispetto alle domande che una
comunità si pone nel proprio presente ed è
evidente che l’Isuc ha pienamente adempiuto
al proprio compito. L’Istituto ha proposto,
infatti, alla città un momento di riflessione
su uno dei pilastri dell’identità
della Terni del passato, nel bel mezzo della
più grave crisi economica, sociale, di identità
e fiducia che stiamo vivendo da mezzo secolo
a oggi. E’ altrettanto palese che una
giornata del genere va anche promossa e
preparata bene per favorire la più ampia partecipazione
possibile dei cittadini. Chi
avrebbe dovuto fare questo? L’amministrazione
comunale visto che, come abbiamo
letto nel programma, il convegno è stato organizzato
“in collaborazione con il Comune
di Terni” e dato che questa ha un ufficio
stampa, un sito internet, un assessorato alla
cultura con un proprio budget seppur ridottissimo
e degli esperti che si preoccupano
della buona riuscita delle iniziative messe
in cantiere.
Nell’ambito del percorso che vede Terni candidata
a capitale italiana della cultura un
convegno come questo non sarebbe stato
un bel momento da condividere con tutte
le associazioni della rete che si è costituita
per il percorso partecipativo? Per il Comune
evidentemente no. Purtroppo, da alcuni
anni la politica culturale della città si muove
tra le nebbie della post-modernità che, nonostante
sia un’illusione vecchia ormai di
trent’anni – caduta sotto i colpi della crisi
del turbo-capitalismo, e non in grado di
farci comprendere ormai più nulla – a Terni
è presentata come la novità del momento.
Nella visione proposta lo spazio (globalizzato)
si estende e il tempo si annulla: gli
eventi che un tempo componevano la storia
sono variabili di contesto. L’uomo non è
chiamato allo scambio sociale in una sequenza
di fatti ma è l’esecutore di una funzione,
quella dell’incremento mercantile in
una massa di diversi identici. L’individuo
postmoderno si definisce in quanto consumatore,
non è più diretto verso una meta,
non è parte di un corpo sociale ma è una
monade immersa in una cronologia immobile:
insomma, è la fine della storia. La cultura
è immersa nella contemporaneità ed è
diventata economia della cultura, populismo
estetico.
A farne le spese è ogni forma di riflessione
storica e in città, infatti, da ormai un quinquennio,
da quando, per intenderci, è stato
smantellato l’Icsim “Franco Momigliano”,
a ragionare sui fatti e i processi del passato
sono rimasti il Centro studi storici, l’Irsum
e l’Istess, tre associazioni di privati cittadini
che svolgono la propria attività in modo
non continuativo grazie al volontariato. Tra
l’altro, dopo che abbiamo assistito al crollo
inglorioso di uno dei grandi sistemi di pensiero
che a Terni era egemone, quello marxiano,
sotto i colpi della società liquida, osserviamo
gli intellettuali cattolici e liberali
ternani – che hanno vinto per dissolvimento
dell’avversario e non si sono resi conto che
anche le loro idee sono a rischio – indicare
come punto di riferimento per costruire il
futuro la città romana. Una proposta affascinante,
certo, ma spendibile realmente?
A mio parere è più concreto tornare alla storia
contemporanea perché legata più direttamente
alle domande del nostro presente.
Ribadisco che volendo scegliere un solo momento
da portare nello zaino per il viaggio
che dobbiamo intraprendere, lo individuo
nel complesso processo che dall’antifascismo
ha portato alla Resistenza, alla Costituzione
e alla Repubblica, ricco di elementi di
grande innovazione culturale, civile, morale,
politica. Da lì possiamo partire per ricostruire
ancora una volta Terni.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO