Il peggio rischia di venire – I flussi turistici in Umbria nell’anno del terremoto

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di Lorenzo Testa*, Mario Bravi*
Nonostante il non entusiasmante ottavo
posto nel recente Travel & Tourism
Competitiveness Report del World economic
forum, l’Italia sembra aver registrato,
durante le ultime vacanze pasquali, una dinamica
piuttosto positiva. Questo è quanto emergerebbe
dalle dichiarazioni del ministro dei Beni
e delle attività culturali e del turismo, Dario
Franceschini, e da alcuni primi dati parziali. In
Umbria, al contrario, sia per l’andamento particolarmente
favorevole della prima parte del
2016 che per le conseguenze inevitabili del sisma,
la situazione è stata decisamente meno
brillante di quella media nazionale. Il direttore
di Federalberghi, Rolando Fioriti, parla di una
contrazione tra il 40% e il 50% rispetto alla
Pasqua precedente. I dati del Servizio turismo
commercio sport della Regione, relativi ai primi
due mesi del 2017, evidenziano una riduzione
del 26% negli arrivi e del 9% delle presenze rispetto
al 2016. Questi ultimi, però, sottostimano
la caduta del turismo, in quanto includono
i flussi generati dai lavoratori coinvolti
nella ricostruzione e dai terremotati ancora costretti
ad alloggiare
nelle strutture ricettive.
Il sisma del 2016 colpisce
il settore turistico
umbro che, sebbene in
misura minore rispetto
al centro e all’Italia, era
in crescita. I dati dell’Istat,
successivi alla
crisi economica, mostrano
una dinamica
delle presenze in Umbria
simile a quella del
centro, ma con variazioni
percentuali, specialmente
negative,
più accentuate. Nel
2015 le presenze nel centro sono tornate al livello
massimo sperimentato prima della crisi.
In Umbria, al contrario, nel 2015 e nel 2016
queste rimangono inferiori sia al massimo assoluto
del 2007, che al livello del 2011. Le presenze
in Italia, infine, hanno risentito meno
della crisi, sperimentando cadute meno profonde
e arrivando nel 2015 ad un livello ben
più alto di quello del 2007.
Secondo i dati diffusi dal Servizio turismo commercio
sport, durante il 2016 negli esercizi ricettivi
dell’Umbria si sono registrati 2.369.196
arrivi e 5.986.392 presenze, clienti che in media
hanno soggiornato per 2,53 notti. La variazione
rispetto al 2015 è negativa per gli arrivi (-1,1%)
e positiva sia per la permanenza media (+0,06
notti), sia per le presenze (+1,3%). Dunque,
nonostante l’effetto rilevante dei terremoti, a
livello regionale si è comunque registrato un
aumento delle presenze, addirittura superiore a
quello verificatosi dal 2014 al 2015 (+0,9%).
Ciò si deve al discreto incremento dei turisti
precedente allo sciame sismico, all’arrivo della
protezione civile, dei vigili del fuoco e dei volontari
e ai flussi dei terremotati che hanno alloggiato
temporaneamente in strutture ricettive.
Rispetto all’anno precedente, gli arrivi dei turisti
italiani nel 2016 in Umbria sono diminuiti
(-1,5%), ma è aumentata la loro permanenza
media (+0,09 notti) in modo da produrre comunque
un incremento delle presenze (+2,3%).
La diminuzione della permanenza media (-0,01
notti) e la stabilità degli arrivi, hanno determinato,
invece, una lieve diminuzione delle presenze
straniere (-0,4%). Nel 2016, gli arrivi
nelle strutture alberghiere (1.592.800) sono più
che doppi rispetto a quelli extralberghieri
(776.396), ma, contrariamente a questi ultimi,
hanno registrato un calo (rispettivamente -2,6%
e +2,2%), risultando determinanti per la dinamica
nel complesso. La permanenza media degli
esercizi extralberghieri (3,57 notti) è invece superiore
a quella delle strutture alberghiere (2,02
notti). Quest’ultima, però, è aumentata (+0,07
notti) e ha determinato l’incremento aggregato
della permanenza, già evidenziato, nonostante
il calo osservato nelle strutture extralberghiere
(-0,02 notti). Le presenze negli esercizi alberghieri
rimangono dunque superiori a quelle extralberghiere
(rispettivamente 3.211.645 e
2.774.747), nonostante l’aumento percentuale
di queste ultime (+1,5%) sia superiore a quello
delle prime (+1,1%).
Sebbene, come si ricordava in precedenza, nel
2016 le presenze siano aumentate, in termini
percentuali, più che nel 2015, gli effetti sui
flussi turistici umbri della sequenza sismica,
sono stati estremamente rilevanti. Al fine di individuare
in maniera efficace le ripercussioni
dovute alle scosse, il 2016 è stato diviso in tre
periodi. Il primo parte da inizio anno e arriva
al 24 agosto, giorno del primo forte sisma di
magnitudo 6 con epicentro ad Accumuli. Il secondo
è tra le due scosse più rilevanti, quella
del 24 agosto e quella del 30 ottobre, di magnitudo
6,5 e con epicentro a Norcia. Il terzo,
infine, copre gli ultimi due mesi dell’anno. Inoltre,
per correggere la distorsione che altrimenti
si sarebbe determinata, i dati dei periodi successivi
ai terremoti sono stati normalizzati attraverso
l’esclusione delle strutture che hanno
dato la disponibilità ad alloggiare i terremotati.
Le variazioni tendenziali delle presenze nel
primo periodo del 2016 nei comprensori umbri
sono risultate tutte positive, tranne che nel Trasimeno
(-0,4%), con punte a Spoleto (+20,5%),
Gubbio (+14,1%) e Foligno (+10,4%). Questa
dinamica ha permesso, a livello regionale, una
crescita nel primo periodo (+6,4%) che è riuscita
a controbilanciare la forte diminuzione
successiva, che normalizzata è pari a -8,9% nel
secondo periodo e a -28,6% nel terzo.
Come prevedibile, le maggiori riduzioni dei
flussi turistici nel 2016 sono state registrate nei
comprensori colpiti direttamente dal sisma. In
Valnerina le presenze, aumentate del 5,7% nel
primo periodo, sono precipitate del 46% nel
secondo e del 70,1% nel terzo, arrivando addirittura
ad un tracollo del 96,6% degli arrivi
negli ultimi due mesi del 2016. Assisi è stato il
comprensorio, dopo Amelia e Trasimeno, dove
le presenze erano calate meno nel secondo periodo
(-2,3%), ma anche quello con la maggiore
diminuzione percentuale (-38,4%), dopo la Valnerina,
nel terzo. Gli altri comprensori particolarmente
colpiti dalla caduta delle presenze sono
Gubbio, Terni e Spoleto, rispettivamente con
riduzioni del 10,4%, 12,8% e 17,2% nel secondo
e del 35,6%, 31,7% e 30,7% nel terzo
periodo. Nonostante la vicinanza agli epicentri,
Foligno ha registrato diminuzioni delle presenze
(-3,2% nel secondo e -19% nel terzo periodo)
inferiori a quelle di altri comprensori, anche
meno prossimi alle zone terremotate. Tra questi
vi è Todi, con variazioni del -21,3% tra i terremoti
più forti e del –
27,9% negli ultimi due
mesi dell’anno.
Sempre in confronto a
Foligno, le presenze a
Perugia sono diminuite
in maniera più intensa
(-8,2%) nel secondo e
leggermente meno
forte (-18%) nel terzo
periodo.
La psicosi, diffusasi
successivamente alle
scosse, ha portato però
a rilevanti diminuzioni
dei flussi turistici anche
nei comprensori lontani
dagli epicentri e a
media e bassa sismicità. Solo Amelia ha registrato
un aumento delle presenze (+1%) nel secondo
periodo, a fronte di diminuzioni del
5,8% a Città di Castello e del 6% a Orvieto.
Questi comprensori, tra i più lontani dal cratere,
hanno comunque subito diminuzioni delle presenze
piuttosto forti nel terzo periodo, rispettivamente
del 17,1%, 9,1% e 13,9%, anche se
risultano le minori a livello regionale. Il Trasimeno,
che nel periodo tra le due scosse perdeva
solo lo 0,7%, arriva invece a registrare un forte
calo delle presenze del 24,2% negli ultimi due
mesi del 2016, superiore anche a quello di Perugia
e Foligno.
La dinamica positiva dei flussi turistici umbri
fino all’inizio dello sciame sismico è riuscita a
compensare il tracollo successivo, determinando
mediamente nel 2016 un modesto calo degli
arrivi e addirittura un aumento delle presenze.
Le evidenze statistiche successive al 24 agosto e
la serie storica delle presenze turistiche umbre,
che mostra una riduzione nel 1998 ben più intensa
di quella del 1997, lasciano presagire un
periodo difficile per il settore turistico, almeno
nel futuro più immediato. Oltre ai repentini
interventi di messa in sicurezza e ricostruzione
delle zone colpite dai terremoti, è urgente comunicare
efficacemente le aree che possono
continuare ad essere visitate. Ciò è essenziale
per evitare quantomeno che, come sta succedendo
ora, i danni al settore turistico causati
dalla paura dei terremoti coinvolgano anche
territori dove questi timori sono ingiustificati.
*Ires Cgil Umbria

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