Il male oscuro

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C‘è un male oscuro nella vita politica
umbra. E’ la dissoluzione degli strumenti
costruiti nel corso di un ventennio
per garantire la gestione della cosa pubblica.
Non si tratta solo del previsto scioglimento delle
municipalizzate, del caos in cui versano le Province,
delle vicende relative alla macroregione,
delle società di servizi, da quelle che si occupano
di rifiuti a quelle impegnate nella gestione dell’acqua
o dei trasporti. La questione è più complessa
e riguarda l’ormai avvenuto tramonto dei
luoghi comuni su cui si è strutturato il ventennio:
liberalizzazioni, privatizzazioni, supremazia
del mercato, sussidiarietà pubblico-privato e via
di seguito. Correlati a tutto ciò sono i fenomeni
di corruzione, di clientelismo, gli appalti pubblici
affidati ad amici degli amici.
Chi avesse seguito le cronache dell’ultimo mese
avrebbe sufficienti elementi di riflessione. Lasciamo
da parte il rinvio a giudizio del sindaco
di Terni e di 19 tra dirigenti e assessori relativamente
agli appalti del percolato. Sarebbe come
sparare sulla Croce Rossa. Ormai la giunta ternana
è diventata il materasso delle “botte” della
magistratura e al discredito che la circonda in
città non è il caso di aggiungere ulteriore disdoro.
Ci sono invece temi più succulenti su
cui soffermarsi.
Il primo sono le ventilate dimissioni degli aminnistratori
nominati dal Comune di Perugia nel
Consiglio di amministrazione di Gesenu. La
questione è semplice: con la messa sotto sequestro
di Pietramelina il compostaggio costa di
più e rischia di scaricarsi nelle bollette, mentre
parte della giunta perugina sostiene che la raccolta
differenziata in centro non sta raggiungendo
i risultati attesi. Ad Umbra Acque, la società
mista in cui Acea ha assunto posizioni di
rilievo, per contro, alcuni dirigenti sono stati
licenziati con 12 mensilità e tfr, segno di un
mutamento destinato più a tutelare gli interessi
degli azionisti che quelli degli utenti. In compenso
la Vus, che ha ottenuto le autorizzazioni
per costruire il biodigestore a Casevecchie di
Foligno, dopo le contestazioni subite, ha deciso
di dare vita ad una Consulta che monitori la
costruzione dell’impianto che vede impegnata
una grossa società privata che se ne assicurerà
la gestione. L’impressione è che si vogliano avere
strumenti di costruzione del consenso e, tuttavia,
rimane inevasa la domanda relativa alle potenzialità
del biodigestore. Perché lo si costruisce
per 55.000 t quando i rifiuti di sottobosco stimati
per l’area in cui opera la Vus ammontano
17.000 t?
Infine il curioso episodio che coinvolge la “Quadrilatero”,
la società partecipata quasi interamente
dall’Anas, cui era stata delegata la costruzione
delle strade di collegamento tra
Umbria e Marche. Dopo lo scandalo delle gallerie
in cui si è utilizzato cemento inferiore agli
standard, era giunta la decisione di riassorbirla
nell’azienda madre. A tale scopo si era assunto
(così hanno scritto alcuni giornali on line e così
appare nell’interrogazione di numerosi parlamentari
pentastellati) con un contratto semestrale
Marco Buonamico, come assistente per
l’accorpamento dell’amministratore unico,
Guido Petrosino. L’incarico è stato reiterato per
altri sei mesi fino a coprire tutto il 2016, per
un compenso complessivo di 120.000 euro. Poi
si è soprasseduto allo scioglimento/assorbimento
della Quadrilatero in Anas – contrarie la Provincia
e la Camera di Commercio di Macerata
– e il contratto di Buonamico è diventato annuale
con l’incarico di assistente dell’amministratore
unico per il monitoraggio del contratto
di servizio. Il compenso resta quello già percepito
nel 2016. Nessuno stupore se non quello
derivante dal fatto che Buonamico è il compagno
di Antonella Appulo, attiva in ambiti ministeriali
dal 2005, prima con Mastella, poi con
la Carfagna, successivamente con Gnudi e, dal
2013, con Graziano Delrio con il ruolo di segretaria
personale. Pare che Vittorio Armani,
presidente di Anas, abbia sponsorizzato l’assunzione.
Ogni commento è naturalmente superfluo.
Tutto ciò evidenzia come ci si trovi di fronte
non a patologie del sistema, ma alla sua fisiologia.
I fenomeni descritti non sono l’eccezione,
ma la normalità.
Così come normali sono le disfunzioni che si
osservano nell’emergenza terremoto e nella ricostruzione.
Al netto dell’eccezionalità dell’evento, dell’estensione
dell’area interessata, della quantità dei
centri e delle persone coinvolti, delle difficoltà
connesse all’orografia del territorio, non possono
non essere messi in evidenza la scarsità di
personale, i finanziamenti promessi e non ancora
arrivati, la penuria degli alloggi di emergenza
che i vincitori dell’appalto Consip non
hanno ancora consegnato. Le disfunzioni sono
il frutto della smobilitazione degli apparati pubblici
che nel corso degli anni i governi che si
sono succeduti hanno coltivato con particolare
pervicacia, soprattutto il governo Renzi. Il risultato
è che a oggi non si riesce a quantificare
l’entità dei danni e che i sopralluogi sono stati
delegati agli ordini professionali, ossia ancora
una volta ai privati. Insomma tutto marcia come
nella peggiore delle previsioni. In questa condizione
il ruolo del Commissario unico Vasco
Errani è puramente decorativo: non può fare
nulla e la ricostruzione appare al di là di venire.
Insomma è la crisi di regime, che non coinvolge
solo i partiti e il sistema politico, ma l’insieme
dello Stato e degli apparati pubblici e che non
è risolvibile, come voleva lo “statista” di Rignano,
con torsioni autoritarie e il rafforzamento
degli esecutivi, ma con una paziente ricostruzione,
democratica e partecipata, di un
sistema che nel corso degli ultimi decenni tutti
hanno contribuito a demolire.

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